|
Una delle nuove stelle del firmamento jazzistico è la giovane (25 anni) pianista giapponese Hiromi Uehara.
Per la prima volta un musicista del Sol Levante s’impone in maniera
cosi prepotente all’attenzione della critica e del pubblico, non è che
non ci siano, oggi come nel passato, musicisti giapponesi di buon
livello, ma spesso la loro scarsa personalità li porta a scimmiottare
qualche jazzista americano di riconosciuta fama.
Caratteristica di Hiromi è al contrario, secondo la critica, la sua assoluta originalità, Jeff Winbush di Jezz Review sostiene
che “fa parte di quel ristretto novero di musicisti che non assomiglia
a nessun altro”, che “la sua musica è catalogata come jazzistica, ma in
realtà è lontana da limitazioni di genere” e che “il suo stile
pianistico passa da Beethoven ad Ahmad Jamal a Frank Zappa”, Hiromi intervistata
sulle sue fonti ispirative dice “Io amo Bach, io amo Oscar Peterson, io
amo Franz List, io amo Ahmad Jamal, ma amo anche gli Sly and Family
Stone, i Dream Theatre e i King Crimson”.
Hiromi nasce a Shizuoka nel 1979, a
sei anni prende le prime lezioni di piano, all’età di 12 anni s’iscrive
alla Yamaha School of Music, all’età di 14 anni la scuola, assieme ai
suoi migliori allievi, la manda a Praga ad esibirsi con la Filarmonica Ceca. [...]
Il suo imprinting con la musica Jazz avviene a 17 anni, in occasione di una visita di Chick Corea alla
Yamaha School, il musicista americano la sente suonare, favorevolmente
impressionato le chiede di improvvisare qualche cosa al piano, la
straordinaria risposta della giovanissima allieva lo convince ad
includerla in una serie di concerti che lui avrebbe fatto a Tokyo.
Nel 1999 Hiromi
s’iscrive alla Berklee College of Music a Boston, dove si diploma con
il massimo dei voti nel 2003, dello stesso anno il suo CD d’esordio “Another Mind” prodotto dal suo insegnate alla Berklee Richard Evans e dal grande pianista Ahmal Jamal (diventato suo mentore), il disco riceve il premio di Migliore Album dell’Anno dalla RIAJ.
Il successo del primo CD porta Hiromi
alla partecipazione dei maggiori Festival Jazz, il JVC Jazz Festival
(New York), il Earshot Jazz Festival (Seattle), il Ottawa Jazz Festival
(Canada), il North Sea Jazz Festival (Olanda), Umbria Jazz e molti
altri, tutte le partecipazioni seguite da un’entusiastica acclamazione
di pubblico.
Infine nel 2004 registra un’altro CD “Brain”, seguito da un altro prestigioso Tour concertistico mondiale.
Descrivendo la sua musica bisogna distinguere le sue esibizioni dal vivo da quelle discografiche.
Hiromi vista
dal vivo dà un’impressione di grande energia, uno stile pianistico
molto fisico, sembra di vedere un piccolo folletto, uscito dai cartoni
animati giapponesi, che salta letteralmente da un tasto all’altro del
pianoforte, tutto questo unito ad una grande tecnica strumentale, porta
l’attenzione della platea ad essere rapita, quasi ipnotizzata dal
piccolo corpo guizzante della musicista.
Le
impressioni rilevabili dall’ascolto dei CD sono completamente diverse,
l’attenzione non distratta dalla fisicità pianistica di Hiromi, può analizzare più freddamente le sue peculiarità musicali, nei pregi e nei difetti.
Sicuramente
un pregio è l’assoluta originalità del suo stile pianistico, in un
mondo dove molti ottimi strumentisti per tutta la vita non riescono a
sviluppare un proprio riconoscibile stile ma stentano ad emanciparsi
dai propri maestri, una musicista cosi giovane che ha raggiunto tale
traguardo ha del prodigioso.
Attingere,
nello sviluppo del proprio percorso, da molte matrici musicale è
senz’altro una cosa interessante, a patto che le varie componenti si
fondano in maniera equilibrata, purtroppo nella musica di Hiromi
le matrici Rock, Blues, Funky, Jazzistiche e Classiche rimangono
separate, si sovrappongono stratificandosi senza confluire in
un’armonica unicità, operazione che è uno dei compiti della creazione
artistica.
Tutti
i brani dei CD sono composizioni originali, cosa che denota coraggio ma
anche una grande presunzione per una ventenne, infatti, molte
composizioni non sono di reale qualità, spesso risolte dal virtuosismo,
anche se non mancano esempi del contrario, il pezzo “The Tom and Jerry Show”
è un’ottima composizione dove la musicista combina bene virtuosismo
pianistico, fonti ispirative (rag-time, blues e swing), momenti di
grande energia, lirismo ed ironia.
Concludendo io credo che tutto l’entusiasmo creatosi intorno a Hiromi
sia esagerato, forse giustificato dalla mancanza di nomi nuovi, certo,
è sicuramente una musicista di talento, originalità e tecnica, ma la
sua ricerca musicale non è interna ma esterna, una ricerca estetica che
si prefigge lo scopo di stupire più che di creare un’intima comunanza
con il pubblico, un’estetica che propone arditi abbinamenti stilistici
spesso non bene riusciti ed a volte addirittura stridenti, il tutto
condito dall’esibizione da un virtuosismo strumentale qualche volta
fine a se stesso, io spero che tutto ciò sia dovuto alla sua verde età
e che la maturità ci restituisca una grande artista.
|