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INLAND EMPIRE PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
sabato 04 agosto 2007
Un film di David Lynch con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux. 172 minuti, produzione USA, Polonia, Francia, 2006

 

David l’Oscuro, il più enigmatico autore del cinema contemporaneo, ha deciso di superare se stesso e offre tre ore tre di pura indecifrabilità. Questa almeno la vulgata di una critica cinematografica disavvezza ad ogni sia pur minima sperimentazione. In realtà, David Lynch è un regista che soffre di un eccesso di discalicità e chi ha visto film pur notevoli come Elephant man e Velluto blu sa bene di cosa parlo: il pietismo “political correct” del primo e l’ingenuità etica del secondo (con contorno di uccellini svolazzanti nel finale) sono i limiti di opere cinematografiche di spessore inusuale.

Il leit-motiv dell’incomprensibilità di Lynch lascia perciò il tempo che trova; è un difetto (una pigrizia) di chi vede, non del regista. Strade perdute, tanto per citare il capostipite dell’inconsibilità lynchiana, è in verità un film di un rigore quasi matematico. E se tanta chiarezza non si lascia ricomprendere negli schemi usuali tanto peggio per questi schemi: potrebbe essere l’occasione per scrittori e sceneggiatori per rivedere il bagaglio ereditato dall’Ottocento e dal Novecento, riscoprendo quel gusto di sperimentare al quale la letteratura degli ultimi decenni ci ha disabituato.

Detto questo, che giudizio dare su INLAND EMPIRE?

Personalmente ho visto il film solo una volta, e non credo sia sufficiente per valutare anche solo superficialmente una pellicola del genere. Inoltre, amo visceralmente Lynch – e soprattutto il Lynch post Strade Perdute – quindi sono il meno adatto a una equilibrata valutazione. A me INLAND EMPIRE è piaciuto: molte scene sono davvero inquietanti (a cominciare dall’arrivo della “vicina”), altre spiazzanti in un modo che ricorda Eraserhead (il primo film di Lynch); certe situazioni valgono un centinaio di film horror quanto ad angoscia (il set cinematografico che diventa un luogo reale e viceversa) e certe idee, subito abbandonate, sono autentici gioielli di sceneggiatura (il remake del film “maledetto”).

Qualcosa non va in INLAND EMPIRE? Bè, a parte la totale incapacità espressiva della protagonista Laura Dern (voluta?) il limite maggiore è la stessa genialità del regista, la “hubris” di chi si crede assolutamente libero di dare sfogo ad ogni suo moto interiore senza alcun controllo. L’autocompiacimento sembra attendere Lynch al varco; ed è difficile dire quando il regista di Strade Perdute segua l’ispirazione e quando sia preda del proprio narcisismo.

Ma per i fanatici, anche un errore del maestro è sacro…

 
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