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300 PDF Stampa
Scritto da Susanna Raule   
sabato 04 agosto 2007

Lasciatemi iniziare con una nota frivola. Negli anni ’50 avrebbero accusato 300 di essere un film capace di corrompere la morale delle donne. Durante i 117 minuti di pellicola, infatti, i protagonisti danno mostra di grande eroismo (e anche di una certa dose di fascismo) indossando solo mutande di pelle e mantello purpureo. Come a dire: i California Dream Men sul piede di guerra.

300 è, in effetti, una pellicola che straripa testosterone. A partire dal grido di battaglia spartano, che ricorda tanto quello degli All Black neozelandesi, per finire nell’apologia della morte eroica, tanto cara ai guerrieri di ogni tempo.

La storia, quella di re Leonida e dei suoi 300 uomini alle Termopili, è nota a tutti. Soverchiati dall’esercito di Serse, re di Persia, gli spartani riuscirono a trattenere gli invasori per tre giorni e tre notti, prima di finire tutti massacrati, e venire così consegnati con gran soddisfazione ad una fine gloriosa. [...]

Le polemiche che hanno accompagnato il film, tratto dal fumetto culto di Framk Miller, sono anche quelle note a tutti. Gli iraniani, legittimi eredi dei persiani del film, non hanno gradito che il loro amato re Serse - portatore di cultura, ricchezza e tolleranza – venga dipinto come un gigantesco travestito vanitoso e ingioiellato. Il collegamento tra spartani ed americani, inoltre, non è sfuggito a molti. Zack Snyder, il regista, e Frank Miller, l’ideatore, smentiscono, difendendosi dietro l’esile argomento che “300 parla di avvenimenti di tremila anni fa”. Risposta capziosa, e non solo per la sua debolezza intrinseca, ma transeat.

Il punto è che gli spartani del film riescono ad essere spartani solo fino a un certo punto. I neonati deformi gettati dalla rupe, sì, l’addestramento militare disumano, anche, l’onore e la forza fisica come valori assoluti, naturalmente. Se il film si fosse limitato ad abbracciare il punto di vista spartano nessuno avrebbe sentito puzza di bruciato.

 

Putroppo, ascoltando i discorsi di incitamento alla lotta, ci imbattiamo in una sorta di sgradevole replica di quelli di W. Bush alla vigilia della guerra in Iraq, con varie esaltazioni di libertà e stile di vita occidentale (o suo corrispondente ellenico) che esulano dal punto di vista storico e vengono percepite come aliene ed artefatte. Una coloritura politica che, se involontaria, ha dell’incredibile.

Incredibile, ma in senso positivo, il film è anche visivamente.

Ogni fotogramma è di una potenza stupefacente, il ritmo è serrato, convulso, un vero, prolungato grido di guerra in tutto il suo barbarico splendore.

Gerard Butler, Leonida, che il ruolo l’ha evidentemente somatizzato, ha dichiarato che non gli capiterà mai più di interpretare un personaggio così macho. Poi ha avuto una crisi di nervi.

In alcuni momenti eccessivamente estetizzante, 300 si distingue anche per il gusto per l’orrido e per l’essere sopra le righe tipico di Frank Miller. Da questo punto di vista la violenza è talmente eccessiva, sia a livello fisico che verbale e psicologico, da perdere ogni connotazione disturbante.

Il sangue schizza fin dai titoli di testa, schizzi grossi, disegnati, che farebbero impazzire qualsiasi tecinico della scientifica. Il film procede tra salti inverosimili, guizzare di muscoli e squartamenti continui.

La scelta suicida di Leonida e dei suoi, che partono per le Termopili già sicuri di morire e ben intenzionati a farlo, possiede il pathos che ha reso questa storia indimenticata nei secoli. Miller e Snyder non ne danno un resoconto storico, appunto, ma mitologico, di una forza stupefacente.

E naturalmente negli Stati Uniti Sparta è già di gran moda.

Mi piace concludere ricordando, tuttavia, che nella centenaria diatriba tra spartani ed ateniesi alla fine gli spartani non riuscirono mai ad averla veramente vinta e che la nostra tanto celebrata civiltà si basa molto di più sull’insegnamento degli ateniesi “filosofi e debosciati” che su quello degli spartani.

 
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