|
Tit. orig. Looking through Lace, trad. di Stefano Bertone
DelosBooks, novembre 2006
Pag.117, euro 9
Nel
panorama risicato della produzione di fantascienza la collana Odissea
della Delos spicca positivamente per il valore delle proposte e per le
caratteristiche editoriali; soprattutto la scelta di tradurre testi
brevi, intorno alle cento pagine, apparsi originariamente su rivista e
che non verrebbero mai pubblicati in un mercato ormai assuefatto al
romanzo-fiume.
Tra
le uscite dello scorso anno che non ho ancora avuto occasione di
recensire mi piace segnalare il racconto lungo di Ruthe Nestvold Il linguaggio segreto.
L’autrice è nata in Germania, di lingua tedesca, traduttrice e
assistente alla cattedra di inlgese all’univesrità di Friburgo; e in
inglese è stato redatto anche questo testo, uscito originariamente
sulla Isac Asimov e finalista ai premi Stugeon e Tiptree. [...]
Il linguaggio segreto
ha un tema classico, l’incontro con una civiltà aliena, nel caso
specifico gli abitanti umanoidi del pianeta Mejan (chiamato anche
“Natale” dai terrestri, a causa della forma del continente principale,
un albero di natale rovesciato). La protagonista è una giovane studiosa
di linguaggi extraterrestri, la dottoressa Toni, che
viene inviata sul pianeta per cercare di interpretare le lingue dei
nativi, soprattutto la lingua parlata esclusivamente dalle donne. Un
lavoro arduo, non solo per la diffidenza degli abitanti di Mejan ma
anche per le manovre del capo della spedizioni, che cerca di
ostacolarla in ogni modo nel suo tentativo di comprendere le basi della
cultura locale.
La Nestvold
è evidentemente interessata al linguaggio, non fosse altro che per la
sua scelta (condizionata ovviamente dalla preponderanza del mercato
anglofono, soprattutto nel campo della fantascienza) di scrivere in una
lingua che non è la sua. Questo interesse, e un po’ tutta l’atmosfera
del romanzo, rimanda alla fantascienza degli anni ’60-’70 quando le
scienze umane – linguistica e antropologia in primis – sostituivano per
tutta una generazione di nuovi autori le classiche scienze dure in auge
fino ad allora nella science fiction. Facili i rimandi a Delany,
LeGuin, e molti altri.
Nulla
di male, certo, ma il retrogusto datato rimane. Si chiederebbe
all’autrice almeno una attualizzazione del suo modello, che invece in
questo romanzo manca clamorosamente. A ciò di deve aggiungere la
mancanza di una vera tensione nel puzzle narrativo costruito dalla
Nestvold: il mistero è di troppo facile risoluzione e la brevità stessa
del testo impedisce la realizzazione di uno di quei grandi affreschi a
cui la sf ci ha abituati.
Da
segnalare nel volume la bella introduzione di Salvatore Proietti, un
vero e proprio saggio sui linguaggi alieni nella fantascienza che da
solo vale i prezzo del volume.
Per maggiori informazioni sui volumi della DelosBooks www.delosbooks.it
|