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Mosche da bar: musica folk targata La Spezia PDF Stampa
Scritto da Susanna Raule   
sabato 04 agosto 2007
Una sera di fine estate, per niente calda e anche ventosa, camminando per il centro della Spezia mi imbatto in uno strano spettacolo. Strano in quanto, anche se l’amo teneramente come mia città natale, bisogna ammettere che di solito il luogo non scoppia di vita.
Di fronte al teatro municipale è stato allestito un palco e sopra ci sono cinque ragazzi che suonano. E suonano ottima musica.
Io e il mio compagno ci fermiamo ad ascoltare, rabbrividendo. Come dicevo quella sera c’era un vento freddo davvero perfido. Malgrado questo restiamo.
Il gruppo in cui ci siamo fortuitamente imbattuti vale la pena di essere ascoltato. I musicisti sono giovanissimi e ci colpiscono per la professionalitaà, la passione e la bravura.
Alla fine del concerto vado dal cantante gli dico, senza giri di parole (continuava a fare un freddo becco): “Senti, io scrivo recensioni letterarie, ma mi piacerebbe scrivere qualcosa su di voi, se me lo lasciano fare.”
Me l’hanno lasciato fare. [...]
E’ inutile dire che non mi sarei mai sognata di propormi per una cosa del genere se non avessi pensato che ne valeva davvero la pena.
Quando ho sentito suonare le Mosche da bar la mia prima idea è stata quella di chiamare Andrea Campanella (il responsabile della sezione Musica, nonché esimio direttore) e dirgli di venire subito ad ascoltare. Ovviamente sarebbe stato impossibile, così mi sono permessa di farlo al suo posto.
Mattia Ringozzi, il cantante, pur giovanissimo, sul palco ha già una scioltezza degna di un vecchio professionista, e i musicisti accompagnano la sua bella voce, molto calda e profonda, con vivacità e grande accordo.
Il programma prevede “Pigro” di Ivan Graziani, “A me mi piace vivere alla grande” di Fanigliulo, “Il pescatore” di De Andrè in una versione a metà tra la samba e la bossa, “Un giorno di pioggia”, “Eppure soffia” di Bertoli (il favorito di Ringozzi, scoprirò poi), “La balera”, una versione davvero strana di “Geordie” (ancora De Andrè), due canzoni originali, “Agosto” e “Non ho sonno”, per chiudere con “Caccia alla volpe”, sempre di Bertoli.
Nate come gruppo folk nella primavera del 2005, le “Mosche da bar” propongono un repertorio che fa riferimento a numerosi gruppi e cantautori italiani. Oltre questa premessa è difficile definire con precisione lo stile del gruppo. Le diverse anime del gruppo si amalgamano in un’originale miscela di stili, in cui brani tradizionali acquistano nuovo vigore e si tingono di atmosfere nuove ed originali.
Il 30 Luglio dello stesso anno le Mosche da bar suonano per la prima volta in pubblico, nella piazza adiacente il circolo “Loggia de Banchi”, alla Spezia.
La buona affluenza di spettatori e l’ottimo successo ottenuto all’esordio gratificano i ragazzi e ne consolidano la passione per il progetto.
Da allora il gruppo intraprende un’intensa attività live: i concerti si susseguono nell’autunno e nella primavera successivi sino a toccare, nell’estate del 2006, piazze, feste e locali, dentro e fuori la provincia spezzina, consentendogli di acquisire una sempre maggiore affinità sul palco.
 Attualmente il gruppo è composto da Mattia Ringozzi alla voce e chitarra, Daniele Cappelletti al flauto traverso, Matteo Cidale alla batteria e percussioni, Gianmaria Molossi al basso e Stefano Rolla alla fisarmonica e tastiere
Durante i propri concerti le Mosche da bar propongono cover di De Andrè, Guccini, MCR, Graziani, Fanigliulo, Bertoli, Bindi, Endrigo, Vandesfroos, Stefano Rosso, Nomadi, ecc e brani propri.
Alle mie domande risponde Mattia Ringozzi.
 
SR: Iniziamo dal nome: Mosche da bar. Ha qualcosa a che fare col film?

MR: Il film non l'ho mai visto, non ho idea di come sia. Ho scelto quel nome perchè avevo letto la sceneggiatura di Bukowsky, uno scrittore che amo molto, e mi sembrava adatto perché, oltre ad essere originale, esprimeva bene un certo spirito goliardico e divertente che mi piace trasmettere.

SR: Okay, probabilmente te l'hanno già chiesto tutti, a cominciare dai tuoi amici, ma non è insolito in ragazzi così giovani avere passioni musicali di questo tipo? E che effetto fa avere un pubblico di cinquantenni? E' poi vero?

MR: A me interessa proporre qualcosa di originale. A parte qualche eccezione, d’obbligo quando si suona, non eseguiamo delle classiche hit che tutti conoscono. Quasi tutti i nostri pezzi non sono molto conosciuti. Penso che questa sia una potenzialità, ci sono delle autentiche gemme nascoste in vecchi dischi, spesso quasi dimenticate. Ne abbiamo riproposte alcune ed hanno avuto un’ottima accoglienza. Riguardo all’età media del pubblico non credo che sia come dici tu. E’ pur vero che in una realtà provinciale come quella spezzina è più facile che ad apprezzarci maggiormente siano delle persone dagli orizzonti musicali e culturali non limitati. Non lo considero un problema anche se spero che la nostra musica possa coinvolgere il più vasto pubblico possibile.

SR: Ah, quasi impossibile non chiedere un'opinione sulla realtà culturale spezzina, a questo punto. anzi, allarghiamoci: italiana.
Forse sono io che sto invecchiando (temo sia incontrovertibile) ma la roba che esce dalla radio negli ultimi anni mi sembra inquietantemente tutta uguale. Tutta "alternativa" e tutta "multietnica" e tutta "political correctness", ecc.

MR: E’ una domanda molto vasta e sicuramente non ho gli strumenti per risponderti in maniera completa. Credo però di poter affermare che l’omologazione che ci propongono la radio ed i mass-media in generale rappresenti solamente una parte della situazione italiana. Ci sono numerose realtà artistiche e musicali quanto mai varie e pulsanti che non hanno visibilità ai più. Non è una critica è una constatazione.
Queste situazioni ci sono: con un po di curiosità si trovano, basta cercare. Io ho conosciuto per caso un amico cantautore di cui avrai già sentito parlare, Davide Giromini. Nonostante alcune nostre differenze geografiche mi ha dato spesso la possibilità di suonare nei suoi concerti.

SR: Quali sono gli antecedenti dei vari membri del gruppo. In pratica: da dove venite, come vi siete formati e quali intenzioni avete?

Daniele Cappelletti, flautista: Mi sono avvicinato tardi alla musica, e nelle canzoni, soprattutto se italiane, ho sempre fatto più attenzione al testo che alla melodia. Ho iniziato a studiare flauto per curiosità e per spirito di ricerca. Non so perchè abbia scelto proprio il flauto traverso, forse perchè è lo strumento che più si avvicina alla parola: puoi fare solo una nota per volta e la fai usando il fiato. O anche per la sua lunga e un po' magica tradizione, che lo collega a leggende irlandesi e a favole come quella del "flauto magico", appunto. O forse anche perchè mi ero innamorato di un paio di album dei Jethro Tull. In ogni caso l'esperimento mi piacque, ora adoro il jazz e faccio più attenzione anche alla componente puramente musicale delle canzoni che ascolto. In futuro vorrei perfezionare sempre più il mio modo di suonare, ma continuando a coltivare anche il mio primo amore, che è la poesia. Spero anche di poter tornare a calcare le scene in qualche spettacolo teatrale. Forse si potrebbe unire musica, reciatazione e poesia in qualche modo originale.

Stefano Rolla, fisarmonica e tastiere: La mia carriera musicale è iniziata quasi 4 anni fa con un altro gruppo, gli Obl, suonando la tastiera. Grazie a questo gruppo ho potuto migliorare la mia tecnica, visto che mi considero un autodidatta (e i soldi che ho speso per le lezioni di tastiera credo di averli sempre buttati). Grazie al bassista degli Obl ho iniziato due anni fa a suonare la fisarmonica (me l'ha prestata lui), in questo modo ho conosciuto Mattia che mi ha proposto di formare un gruppo di canzoni popolari. Da quel momento il gruppo ha iniziato ad ampliarsi e siamo arrivati ad oggi, dove cerco di suonare al meglio in entrambi i gruppi.
 
Davide Cimino, chitarra: Sono entrato nel gruppo da poco, ma suono da 6 anni. Ho studiato inizialmente chitarra folk e poco dopo ho iniziato a studiare nozioni fondamentali per tutte le chitarre in generale. Non ho un genere preferito, ho sempre studiato tutti i tipi di musica grazie al mio insegnante: Davide L'Abbate.
Poco tempo fa un componente del gruppo che conoscevo già mi ha contattato chiedendomi se avrei voluto provare a suonare con loro... e così è partita questa esperienza.
 
Gianmaria Molossi, basso: Ho iniziato a studiare musica da piccolo, il mio primo strumento è stato il pianoforte che mi ha accompagnato fino all'eta di 14 anni. Dopodichè ho smesso di frequentare le lezioni e purtroppo anche di 'strimpellare' per i fatti miei... Poco più di un anno fa sono rimasto ipnotizzato da una semplicissima traccia di basso dei Dire Straits (il pezzo è intitolato Six Blade Knife) e da quel momento ho cominciato a focalizzare l'attenzione su quello strumento che ad un orecchio inesperto potrebbe anche risultare inutile ma la cui presenza è essenziale in una canzone.

SR: Torniamo a Mattia. Quali sono i tuoi artisti di riferimento è chiarissimo e questo si rispecchia anche nelle canzoni originali tue e del gruppo. Più gusto in quelle o nelle cover? E continuerete con le cover, in ogni caso?

MR: Attualmente stiamo scrivendo degli altri pezzi. Personalmente quando ho iniziato diversi anni fa a scrivere canzoni ciò ha rappresentato prima di tutto un’esigenza, un mezzo per esprimermi. All’interno di un gruppo tutto cambia e per me, abituato a comporre da solo con la chitarra, possono presentarsi delle difficoltà. Saprai essere buon giudice quando avremo terminato il lavoro. Comunque fare cover mi piace, non è un modo per riempire dei buchi, se mi innamoro di una canzone (e succede spesso) mi piace interpretarla, farla mia; penso che non rinuncerò mai completamente a fare delle cover.

SR: Ti capisco. Quello che mi chiedo è: come mai solo autori italiani? Cioè, così mi pare di aver capito, no? Mi verrebbe da pensare che alcuni autori inglesi, americani, francesi (penso a  Brel, Dylan, Cohen...) sarebbero molto nelle tue corde.

MR: Sicuramente. Solo non li ho ancora masticati bene per apprezzarli a pieno!
 
SR: Com'è essere un gruppo giovane alla Spezia? Pensi che l'assessorato alle politiche giovanili/culturali agevoli le persone della vostra età in modo concreto?

MR: Non è facile. Spezia è una città che sa essere molto dura se non addirittura ostile. Non è un caso che molti artisti famosi anche a livello internazionale ci siano nati e cresciuti ma poi nessuno di loro l’abbia mai ricordata. In occasione di eventi, manifestazioni  e concerti non mancano mai lamentele e polemiche ingigantite ad arte. Proprio per questo motivo è stato ancora più gratificante riscontrare un ottimo successo ed affluenza sin dalle nostre prime uscite dal vivo.
Negli ultimi anni mi pare che ci sia stato uno sforzo per scuotere lo scenario della città, ma spesso senza un’accurata pianificazione ed in maniera grossolana. Per i gruppi giovani manca soprattutto rispetto e considerazione. Molte potenzialità vengono costantemente bruciate in manifestazioni organizzate spesso in maniera incompetente, senza nessun compenso e fornendo una strumentazione fatiscente per poi lamentarsi del rumore e del disturbo arrecati.
Molto meglio sarebbe organizzare pochi eventi e lavorare per raggiungere un risultato ottimale, piacevole per i cittadini e gli spettatori. Non vedo, però, sforzi in questo senso e temo che in futuro si ripeterà il solito copione.
 
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081.2201000)
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