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Gargoyle Books
pp.276, Euro 16,00
Si
possono pensare molte cose di un libro in cui Maria Maddalena è un
vampiro, dovrebbe tentare Cristo ma invece lo ama, Lui ricambia, Giuda
è un bravo ragazzo, Lucifero è comprensibilmente irritato, Lilith è
ancora innamorata di Adamo e l’apostolo Pietro fa una pessima figura.
Alcuni,
sono certa, penseranno che è blasfemo. E, in effetti, quando a pagina 5
– 18 contando l’introduzione - Maria Maddalena dichiara candidamente
che “anche il Cristo era molto bello” (l’altro era Lucifero) un minimo
disagio lo si prova.
Quando
ci vengono descritti in ogni dettaglio gli amplessi di Lilith e Adamo,
all’alba della Creazione, anche allora il lettore avverte che i loro
fatti personali non dovrebbero essere affari suoi. Buffo, se gli attori
della scena fossero Angelina Jolie e Brad Pitt nessuno ci troverebbe
niente di strano.
Insomma, ammettiamo che Il Vangelo della Maddalena un po’ blasfemo lo sia, ma questo nell’epoca di Dan Brown non dovrebbe causare troppo sconcerto. [...]
Altri,
quelli a cui della possibile blasfemia non importa niente, potrebbero
pensare che l’idea alla base del libro sia un pochino troppo pulp per
qualsiasi lettore.
Terribile errore. Il Vangelo della Maddalena non è afftto pulp. È agghiacciantemente serio.
Quello che nessuno, partendo dalle premesse sopracitate, penserebbe mai di questo romanzo è che è tremendamente noioso.
E
invece è proprio così. Il Vangelo originale, al confronto, è un
thrillerone alla Jeffery Deaver. Le Lettere di San Paolo ai Corinzi
sono intrattenimento puro. La Genesi è un pageturner (bisogna ammettere
che succedono un sacco di cose).
Il Vangelo della Maddalena
è un esasperante compendio di svenevolezze mistiche. Nemmeno Anne Rice
era riuscita a far raggiungere al vampirismo simili vette di
sospirosità.
Maddalena
si strugge tutto il tempo perché: a) Lui è lontano, b) Lui è divino, c)
Lui, poverino, deve reggere il peso del mondo e anche il suo e infine,
d) perché Lui è tanto buono e gli uomini, brutti cattivacci, non
capiscono una mazza del Suo purissimo insegnamento.
Va
bene, ammetto di non essere proprio una fan del cristianesimo, ma visto
che piattola è lei inizio a capire come uno abbia potuto scegliere
liberamente di farsi crocifiggere.
Ora
non vorrei che si pensasse che tutto il libro sia così. No, Maddalena
si strugge anche perché è lontana dall’Amore di Dio, perché vve nel
peccato, perché è costretta a uccidere e anche per il triste destino di
Lilith, di Giuda, di Lazzaro e persino di Lucifero.
Non
ci sono personaggi davvero negativi in questo Nuovo Testamento riveduto
e corretto, a parte gli esseri umani che sono dei gran cafoni e non
meritano assolutissimamente di venir salvati. E fin qui, difficile dar
torto a Wilson.
Proprio su Wilson sorgono spontanee alcune domande.
La
prima è: perché creare una trama così sovversiva per poi riempirla di
amore divino e pentimento? Perché non arrivare fino in fondo e entrare
gioiosamente nel pulp più sfrenato? Viste le premesse, sarebbe stato
meglio di Preacher.
Una
possibile risposta è che alla base di questo romanzo ci sono delle
domande complesse, niente affatto banali, sulla religione e
sull’umanità. Wilson punta dolorosamente il dito su tutti quegli
aspetti incomprensibili comuni alle tre principali religioni
monoteiste, come: perché Dio è così suscettibile? Perché Dio non fa
qualcosa per correggere il male nel mondo? È proprio vero che Lucifero
non aveva nessun motivo per ribellarsi? Perché se uno non è d’accordo
deve trovarsi a friggere all’Inferno? Non ci sono sistemi più
democratici per dirimere tutta quella faccenda del Giudizio?
Sembra
che queste domande – ed altre, per la verità, un po’ più serie –
rivestano una grande importanza per Wilson, nella cui biografia si
legge che alla fine degli anni ’70 ha studiato per diventare sacerdote
nella Church of Christ, per poi decidere che le religioni organizzate
non avevano senso.
Il Vangelo della Maddalena,
occorre precisare, è narrato in prima persona dalla Maddalena stessa,
ma segue la struttura di un vangelo, ne utilizza il linguaggio e ne
ricalca la struttura (inoltre ci sono degli estratti dal “Vangelo di
Giuda”), segno, quantomeno, di una conoscenza profonda dell’argomento.
Ora,
non credo di fare niente di male a rivelare il finale del libro. In
fondo il fatto che il simbolo del Cristianesimo sia una croce dovrebbe
aver già causato qualche sospetto.
Come nei vangeli originali, anche nel Vangelo della Maddalena
le scene di sangue non mancano e la scena della passione è decisamente
eccellente. Sfortunatamente per arrivare qua uno deve essere passato
attraverso duecentocinquanta pagine di smarrimento mistico intervallate
da sporadici omicidi.
Consigliato a chi ha amato “The Passion” di Mel Gibson, “Le confessioni di Sant Agostino” e “Armand il vampiro”.
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