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L'ASSASSINO DEI BORDELLI
David Fulmer
Super Pocket, 337 pp, Euro 4,90
La primavera è sempre un buon periodo per noi lettori. Anche troppo buono, visto che rischi di svuotarti le tasche alla velocità di un fulmine. E'uscito il nuovo libro di Patricia Cornwell (lo trovate sotto la voce TRACE, visto che l'avevo recensito con un po' di anticipo), il nuovo Preston & Child, finalmente si sono degnati di pubblicare Chelsa Quinn Yarbro, David Pirie... insomma a comprare tutto c'è da lasciarci uno stipendio. Per fortuna ci sono i Super Pocket.
Confesso che la prima volta che ho visto L'ASSASSINO DEI BORDELLI l'ho un po' snobbato. Lo strillo di Jeffery Deaver in copertina (mai fidarsi degli strilli di Deaver, mi dicevo... coltiva amicizie deleterie come quella con Faletti, non è attendibile), il titolo un po' greve (ma in inglese è molto più ragionevolmente Chasing the Devil's Tail), l'autore proveniente dal cinema... Quanti pregiudizi!
Confesso di aver preso questo libro sottogamba.
Certo che se avessi letto meglio mi sarei resa conto che gli elementi per farne un prodotto intrigante c'erano tutti. C'è la New Orleans di inizio secolo (il secolo scorso, pardon), con la sua Storyville (a luci rosse) e il quartiere francese. C'è il jazz, anzi, l'inizio del jazz: Buddy Bolden, Jelly Roll Morton. C'è un assassino che uccide solo ragazze di vita lasciandosi dietro una rosa nera (Ai, mi dicevo. La rosa nera proprio non va... quante rose nere dovremo sopportare, ancora?). C'è la chiesa e la municipalità (come al solito nessuna delle due fa una bella figura). Ci sono neri, e creoli, e quarteroni, e meticci, e dago's, e cinesi, e WASP (pochi, per fortuna), e francesi... e tutte le tensioni razziali di un periodo storico tutt'altro che attento alle pari opportunità.
E poi c'è Valentin St.Cyr, un detective creolo che conosce il Quartiere molto da vicino, al servizio di un politicante non proprio cristallino e con uno stile di vita decisamente individualista. Sapete quello che penso sui personaggi: un bel personaggio e metà del lavoro è fatto. Valentine St. Cyr è un bel personaggio, ancora più bello perchè poteva diventare facilmente un personaggio molto scadente e invece ne esce miracolosamente indenne.
Lo seguiamo volentieri, mentre passeggia per le vie sterrate e fetide di Storyville, oppresso dal caldo e dall'amicizia con il probabile assassino. L'assassino che deve catturare. Prima che altre ragazze muoiano (e a nessuno interessa), prima che la città esploda (e sta già esplodendo) e prima che il pericolo sfiori anche la ragazza di vita che interessa a lui, o che gli potrebbe interessare, forse, individualismo permettendo.
L'ASSINO DEI BORDELLI è un romanzo affascinante, vagamente melanconico, ma anche brutalmente prosaico. Sembra quasi sussurrarti, insinuante, che la Storyville dei primi del novecento è qui, è adesso, e le pecorelle perdute, in pericolo, siamo noi.
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