header image
NuovoSitoBanner

nuovosito.jpg

Home
Books
Fantascienza
Cinema
Autori
Comics
Music
Televisione
Teatro
Varie
Cut-up flickr
Cut-up YouTube
Collaborazioni
Login
_______________________
Abbiamo 18 visitatori e 7 utenti online
_______________________

Untitled Document
Edizioni
CUT-UP
P.O. BOX 84
Poste Centrali 
19100 - La Spezia

Home arrow Comics arrow La scienza della deduzione, ovvero: i figli di Sherlock Holmes.
La scienza della deduzione, ovvero: i figli di Sherlock Holmes. PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La scienza della deduzione, ovvero: i figli di Sherlock Holmes.
Pagina 2
Pagina 3
Scritto da Susanna Raule   
domenica 26 agosto 2007
Indice articolo
La scienza della deduzione, ovvero: i figli di Sherlock Holmes.
Pagina 2
Pagina 3
All’incirca ogni cento anni pare che la logica abbia una sua seconda giovinezza. Per il resto del tempo è considerata inutile, nel migliore dei casi terribilmente snob, poi, gradualmente, torna in auge. Certo, narrativamente parlando.
Il cuore, muscolo fin dall’antichità grandemente sopravvalutato, fa spallucce e lascia che il cervello si goda il suo quarto d’ora di notorietà. Reni, polmoni, milza e pancreas non hanno mai avuto molta voce in capitolo.
Ed eccola arrivare, silenziosa e un po’ equivoca, come certe donne del secolo scorso: signori, toglietevi il cappello e salutate la deduzione. La figlia, la collega, l’anima cinica della logica.
Deduzione: procedimento logico che consiste nel ricavare osservazioni la cui verità dipende esclusivamente dalla verità delle premesse.
Osservare: rilevare, cogliere le caratteristiche, mediante i sensi o mediante strumenti più o meno complessi.[...]

Ed ora una piccola divagazione.
Sepolta nel mezzo della grande capitale inglese, nella zona a nord della sfavillante Oxford Street, in una di quelle grandi vie rimaste uguali a sé stesse fin dagli anni in cui regnava la Regina Vittoria, a due passi dalla stazione della metropolitana di Baker Street, c’è un’alta statua di bronzo verdastro, che osserva severa i passanti e i turisti. Rappresenta un uomo alto e dal lungo impermeabile con mantellina, ha un buffo cappello e una pipa in mano. Sotto c’è scritto: the great detective. Nient’altro: si presuppone che il personaggio si presenti da sé.
Torniamo alla logica. Il signore della statua, attraverso l’abile penna del suo cronachista, ce ne fornisce una definizione assai più pittoresca ed intrigante di quella del Palazzi.
Da una goccia d’acqua, scrive in un articolo Holmes, una mente logica potrebbe dedurre la possibilità di un Atlantico o di un Niagara, senza mai averli visti e sentiti.
Nel frattempo sono passati cent’anni e la logica si è presa un lungo periodo sabbatico. Il noir è arrivato e passato, l’era del private-eye solitario e tormentato è tramontata e Sherlock Holmes, il grande detective, ha figliato una nuova generazione di menti. Lo ha fatto con poco preavviso, cogliendo la critica un po’ alla sprovvista. È successo così, senza una ragione precisa, in tempi e modi bizzarri e particolari. E i suoi figli, malgrado abbiano una certa somiglianza col genitore, hanno preso strade nuove e personali. In fondo sono nati nel ventesimo secolo.
Holmes era alto quasi un metro e novanta, ma la sua straordinaria magrezza lo faceva sembrare ancora più alto. […] Il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un’aria vigile e decisa.
Le sue caratteristiche fisiche tornano nei suoi successori, un cocktail perfetto di fascino rapace e altezzosa freddezza, come se l’interno (la mente, la fibra morale) si rispecchiasse all’esterno secondo i canoni lombrosiani.
Così Benton Weasley, il principale comprimario dell’universo narrativo di Patricia Cornwell, era un uomo alto e diritto, circondato da un’aura magnetica che metteva in soggezione chiunque gli stesse vicino. La Cornwell sa quello che fa e si spinge addirittura a ucciderlo e resuscitarlo come il celebre investigatore. Molti fan rimangono shoccati, ma l’Autrice si è messa alle strette da sola, creando un personaggio impossibile da sostituire.
Allo stesso modo Conan Doyle, dopo aver spinto il suo protagonista giù da un baratro, avvinto in una lotta mortale col suo nemico di sempre Moriarty, è costretto a riportarlo in vita tre anni più tardi, pressato dai lettori.
L’agente speciale Pendergast, un altro dei figli illegittimi di Holmes, creato dalle penne di Douglas Preston e Lincoln Child, era un uomo alto e magro, vestito di nero, quasi a lutto e, nelle parole di una coprotagonista, era pallido, di un pallore che non le era mai capitato di vedere in un uomo ancora vivo. Persino i capelli biondi erano quasi bianchi.
Nell’ultimo episodio della serie, Brimstone, pubblicato negli States ad Agosto, compare in una versione che ancora più ci ricorda il padre putativo. Abbandonati i funerei abiti neri di fattura italiana, ci offre una versione di sé in camicia hawaiana e pantaloni da surfista, in un ‘travestimento’ degno di Holmes. E già in Reliquary aveva dimostrato di padroneggiare quest’arte.
Ma il personaggio contemporaneo che più si avvicina al modello originale, se non per l’estetica, quanto per la fibra, è indubbiamente il Lincoln Rhyme di Jeffery Deaver, un esperto di scene del crimine rimasto tetraplegico in seguito ad un incidente sul lavoro:
L’unica persona del gruppo che catturò completamente la sua attenzione fu un bell’uomo dai capelli scuri […] seduto su una complicata sedia a rotelle rosso brillante, alla quale braccia e gambe erano fissate con delle cinghie.
E se Holmes ha un cattivo carattere, eccentrico e a tratti istrionico, una certa aria di superiorità e un modo di fare anticonformista, i suoi successori non sono certo da meno. In fondo, nessuno di loro può permettersi di essere il migliore nel suo campo e – insieme – di essere anche simpatico. Weasley ha una sempiterna aria spocchiosa, Pendergast possiede un affettato accento del sud e delle buone maniere capaci di far saltare i nervi ad un santo, Rhyme, infine è prepotente, presuntuoso e indisponente.
In fondo, quindi, la figliata non è stata così numerosa. Il personaggio caldo, impulsivo, iracondo, ha sempre dalla sua l’efficacia di un’alta probabilità di transfert con il lettore. Senza allontanarsi dal genere mystery, poi, e dalla serialità, difficilmente potremmo elencarne altri.
Charles Beauregard, irresistibile protagonista dello spassoso Anno Dracula di Kim Newman viene descritto mentre osservava il clamore con freddo interesse. Ben vestito, con mantello e cilindro, avrebbe potuto essere un semplice ficcanaso ma dava la sensazione di avere uno scopo ben preciso.
Ma, sebbene tangenzialmente la crime story venga toccata, sarebbe eccessivo descrivere i romanzi della serie Anni Draculae come ‘gialli’.
Sir Seaton Begg, nato dalla penna di Michael Moorcock, detective metatemporale, potrebbe essere la controfigura di Holmes, non certo un discendente: non che questo tolga qualcosa all’indiscutibile bravura dell’autore e al fascino delle sue realtà alternative.
Molti degni eredi del grande investigatore inglese, poi, vivono il tempo di un libro, uscendo così dal criterio “serialità”. Una delle principali caratteristiche del personaggio di Conan Doyle, infatti, è quella di essere sopravvissuto a cinquantasei racconti e quattro romanzi (il Canone, come lo definiscono gli estimatori).
Anche Guglielmo da Baskerville (il cognome non è casuale), nel Nome della rosa di Umberto Eco, vive in un unico – irripetibile – romanzo. Appartiene alla categoria delle ‘nuove menti logiche’ e la precede. Come scrive l’Autore nelle Postille: avevo bisogno di un investigatore, possibilmente inglese (citazione intertestuale), che avesse un grande senso dell’osservazione e una particolare sensibilità per l’interpretazione degli indizi.
Ma per tutto c’è un prezzo da pagare. Guglielmo non può avere momenti di emozione, o almeno non può averne come tutti gli altri, tanto che Eco deve eliminare un passaggio in cui questa traspare. Ho capito che ci saremmo emozionati entrambi, io come autore e lui come personaggio. Io come autore non dovevo, per ragioni di poetica. Lui come personaggio non poteva, perché era fatto di altra pasta, e le sue emozioni erano tutte mentali, oppure represse.
E conclude: […] una mia amica ha detto: “L’unica mia obiezione è che Guglielmo non ha mai un moto di pietà”. L’ho riferito a un altro amico che mi ha risposto: “È giusto, quello è lo stile della sua pietas”. Forse era così. E così sia.
L’altro difetto del modello holmesiano si esplica sul livello del vivere quotidiano. L’uomo fatto tutto di mente non può fare a meno di essere una specie di freak sul piano sociale, di avere alcune mancanze assenti nell’uomo medio.
Di Holmes dice Watson: la sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. Di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica era apparentemente digiuno.
Una visione del mondo specialistica, quindi, ma in un certo modo anche carente. Come fa notare a Rhyme un suo saggio collega orientale: “Loaban (capo), tu sai così tanto di così poco, e così poco di così tanto.”
E Pendergast, in un raro momento confidenza – non a caso con una ragazzina dark con tanto di capelli viola e piercing sulla lingua – chiede: “È così importante essere come tutti gli altri? Io non lo sono mai stato.” Per poi aggiungere, subito dopo, divincolandosi dall’abbraccio nel quale la teenager lo aveva improvvisamente stretto: “Mi perdoni, non sono avvezzo a certe manifestazioni fisiche d’affetto.” Preciso come un bisturi.
Questo sul piano delle relazioni sociali e del vivere civile. D’altro canto, però, dal punto di vista professionale, gli eredi di Holmes sono impeccabili. Perfezionisti fino allo sfinimento, praticamente mai in errore, migliori per antonomasia, per loro il lavoro è più una missione che un modo di guadagnarsi da vivere.
“Non ci sono abbastanza dati” dice Holmes al pazientissimo Watson – e possiamo immaginare il tono “È un errore gravissimo mettersi a teorizzare prima di avere tutti gli elementi. Distorce il giudizio.” E ancora, lapidario: “Mi creda, nulla è più innaturale dell’ovvio.”
In quanto a Benton Weasley, la sua specialità sono i criminali che commettono atti di violenza talmente efferati e incomprensibili che lasciano perplessi gli investigatori di tutto il mondo. Inoltre, era noto perché nei rapporti di polizia e in foto da incubo riusciva a scovare indizi che agli altri sfuggivano.
Partendo da questi presupposti non c’è poi da stupirsi se i ragazzi escono lievemente ossessionati dal proprio mestiere. E, a volte, la forza d’animo non basta.
Un po’ tutti gli eredi di Holmes vacillano sull’orlo del baratro. Hanno pochi punti deboli, ma quelli che hanno li possono distruggere da un momento all’altro.
Non parlate a Pendergast della sua famiglia: nessuno dei componenti dell’antica casata sembra aver resistito alla tentazione di commettere almeno un paio di efferati delitti, e l’agente speciale si sente in dovere di riabilitarne il nome spremendosi come un agrume. E, naturalmente, comprando merletti e souvenir per l’anziana zia rinchiusa in un manicomio criminale, portandoglieli in dono in una delle frequenti, premurose visite.
Lincoln Rhyme, dal canto suo, è stato vicino al suicidio un certo numero di volte. Aveva anche pianificato l’evento con ogni cura, salvo poi cambiare idea all’ultimo momento, per amore del lavoro. Ma continua a non poter fare a meno di notare lo sguardo – così lo chiama, sinteticamente, lui - che gli rivolgono tutti quelli che incontra, vedendolo su una carrozzella.
Benton Weasley, infine, non ha preso i sei anni di esilio nel migliore dei modi, riducendosi quasi ad uno spettro. Ci descrive la sua condizione la Cornwell : fare profili psicologici è un’attività senza senso e per Benton ammetterlo è come per un sacerdote stabilire che Dio non esiste.
Perché il proprio lavoro è una missione, e come tale è ammantata di sacralità. Quando vacillano i sentimenti si può sempre ricorrere alla logica, razionalizzando e interpretando, ma quando è la logica a spezzarsi c’è solo il baratro della disperazione, il dolore, la mancanza di significato.
Paradossalmente è questa la più grande differenza tra Holmes e i personaggi a lui ispirati. Non solo il detective inglese è unico, poco imitabile e sempre più simile a sé stesso, diventando via via più coerente e reale. Holmes è anche virtualmente immune da vere grandi cadute. Con una saggezza che Doyle, discretamente, poco ci mostra, Holmes, l’uomo, coltiva i suoi difetti con amore e si procura tutta una serie di ‘uscite di sicurezza’.
Quando era in preda alla frenesia del lavoro si dimostrava infaticabile; ma ogni tanto subentrava la reazione, e allora rimaneva per giorni e giorni sdraiato sul divano del soggiorno, senza dire una parola né muovere un muscolo dalla mattina alla sera.
Anche la cocaina – la celebre soluzione al sette percento – lo aiuta, ma solo per un po’, fino a un certo punto.
L’unico dettaglio inverosimile del per il resto riuscitissimo apocrifo di Nicholas Meyer, è proprio questo. Holmes, per come Conan Doyle l’ha creato, non si permetterebbe mai di diventare dipendente da una droga.
Perché fatto di un’altra pasta, perché per definizione inaffondabile.
Non c’è baratro che tenga, per lui, come il Professor Moriarty ha scoperto a sue spese.



 
< Prec.   Pros. >
Nuovo Sito
nuovosito.jpg
Annunci
IWRITE
Un nuovo laboratorio di scrittura a Pisa, con Giampaolo Simi, Rosella Postorino e Fabio Genovesi. Scrittori che scalpitate, esordienti che sarete famosi, che aspettate??
Leggi tutto...
 
A Reggio Emilia la Nuova Scuola Internazionale dei Comics
A REGGIO EMILIA La NUOVA SCUOLA INTERNAZIONALE DEI COMICS

Dopo le recenti inagurazioni delle sedi di Torino e Padova, ad arricchire l'offerta trentennale della Scuola Internazionale di Comics ci penserà la neonata sede di Reggio Emilia. A partire dall'autunno 2008, infatti, inizeranno le lezioni presso la sede nel centro storico del capoluogo

Leggi tutto...
 
ATTILIO MICHELUZZI-nuovo volume di Black Velvet
Dopo i volumi "Magnus. Pirata dell'immaginario" e "De Luca. Il disegno
pensiero", è in distribuzione in questi giorni un altro volume della collana
di saggi che, attraverso l'analisi di importanti studiosi, fornisce una
rappresentazione a tutto tondo dell'opera di alcuni tra i più importanti
autori del fumetto italiano. Questa volta è il turno di Attilio Micheluzzi,
con un volume curato da Luca Boschi e dallo staff organizzativo della
manifestazione Napoli Comicon. Tale libro verrà presentato da Sergio
Brancato, prof. di Sociologia della Comunicazione, Andrea Micheluzzi, figlio
dell'autore, e da alino, curatore della mostra a Castel Sant'Elmo il giorno
8 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac di Napoli (via Luca Giordano 59; tel.
081.2201000)
Leggi tutto...
 
PONTIAC

pontiac.jpg

 

 

 

Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

testi sono di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi & Andrea Giovannucci (aka La

Compagnia Fantasma).

Leggi tutto...
 
bannerinside.jpg