“Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”.
La frase di Marco Travaglio campeggia sulla quarta di copertina del suo ultimo libro “La scomparsa dei fatti”, e sintetizza perfettamente lo stato (pietoso) dell’informazione nostrana. Politici che si incazzano se un giornalista pretende di fare il suo lavoro in modo corretto e professionale, senza fare il passacarte o lisciare il pelo ai potenti. Parlamentari o segretari di partito che abbandonano a metà le trasmissioni a cui sono invitati come ospiti per non dovere rispondere a domande “scomode”. Giornalisti paraculi che, come ha detto Daniele Luttazzi nel suo ultimo spettacolo teatrale (essendo lui, di fatto, ancora epurato dal famoso “editto bulgaro” di Berlusconi) intervistano Marcello Dell'Utri ed esordiscono dicendo: “Non parliamo dei suoi processi”.
Oramai abbiamo visto davvero di tutto, e non è il caso di dilungarsi ancora in materia: oltretutto, si rischia di farsi venire l’ulcera. Non stupisce che “Annozero”, l’unica trasmissione che possa ancora definirsi giornalistica, finisca ogni volta nella bufera. Il ministro della giustizia, commentando l'ultima puntata del programma di Santoro, si è detto pronto a sfiduciare il Cda Rai, asserendo che contro di lui ci sarebbe da tempo un “linciaggio mediatico”, e se l’è pure presa con Beatrice Borromeo, definendola “una velinista” che sarebbe entrata in Rai chissà con quale concorso.
A parte il fatto che la signorina in questione non è stata assunta dalla Rai, bensì dalla redazione di “Annozero” con un contratto a termine, vogliamo entrare un po' nel merito dell'argomento? Perché non parlare di tutte quelle simil-show girl aspiranti giornaliste (!) - e non uso l'ormai abusato termine di veline, letterine, schedine, e quant'altro - che passano con la massima disinvoltura da una vacanza in costa Smeralda ad un’intervista con Kofi Annan e Mikhail Gorbaciov? O delle giornaliste tuttologhe invitate a dire la loro su qualsiasi argomento, si tratti del delitto di Cogne o di Garlasco – con annesso plastico della villetta e della bici - o dell’ultima tendenza in fatto di moda, passando per eutanasia, botulino sì/botulino no, fecondazione assistita, testamento di Pavarotti, Miss Italia...basta così.
Affermare che “Annozero” è un programma fazioso e senza contraddittorio, significa mentire sapendo di farlo. Diciamo piuttosto che, assieme a “Report”, è rimasto l'unico baluardo contro la manipolazione delle notizie, il bavaglio ai media e, per dirla appunto con Travaglio, la scomparsa dei fatti.
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