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Home arrow Fantascienza arrow China Mieville, Perdido Street Station
China Mieville, Perdido Street Station PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
mercoledì 01 agosto 2007

Fanucci 2004, trad. di E. Villa

765 pag. euro 18

 

China Mieville, un giovane autore anglosassone trapiantato in Egitto, è un personaggio da tenere da tenere d’occhio. Ha al suo attivo tre romanzi: il primo, King Rat, è una variante crudele della favola del pifferaio di Hamelin, tuttora inedito in Italia. Gli altri due – questo Perdido street station e The Scar – compongono una sorta di work in progress di ambientazione fantasy. Fantasy? Cioè, risciacquature del vecchio Tolkien? Non proprio. New Crobuzon non è la Contea, né Minas Tirit. E’ una megalopoli di sapore tardo ottocentesco, rivisitata con occhiali steampunk; in pratica una sorta di Londra da incubo, popolata di creature umanoidi tra le più svariate – dagli uomini-cactus agli insetti intelligenti – che utilizzano una tecnologia raffinata ai margini della magia. [...]

Come in ogni opera fantasy (e in molti romanzi di fantascienza) anche in Perdido street station l’ambientazione gioca un ruolo da protagonista: New Crobuzon è onnipresente, una megalopoli corrotta, degradata e marcia, alla quel ben si addice la prosa decadente e barocca dell’autore; una città attraversata dai fiumi Bitume e Cancrena, i cui quartieri hanno appellativi come Palude della Canaglia e Guado del cadavere. I barocchismi dell’autore, la lentezza della narrazione, le ripetitività e l’ostentazione a volte eccessiva di certe immagini di corruzione hanno suscitato più di una riserva. Un ironico recensore ha osservato che se una delle figure chiave del romanzo - il Tessitore (una sorta di divinità aracnea) - ha il culto delle forbici, il suo creatore non sembra avere la stessa ossessione; tutt’altro. E suggerisce che una buona sforbiciata non avrebbe che giovato alla qualità letteraria del romanzo. Posizione discutibile. La lunghezza, per certe opere, è essenziale; quando un testo - invece di limitarsi a raccontare una storia - aspira a descrivere un mondo, tende necessaria a strabordare dai confini del volume. E’ così per Il signore degli anelli, per Dune, per Il ciclo del Nuovo sole. Ed è così per Perdido street station, che ha ben altri limiti che l’eccessivo numero di pagine.

Il romanzo di China Mieville – a differenza delle opere di Tolkien, Herbert e Gene Wolf, tanto per andare sul sicuro – non sfiora minimante la dimensione del mito. Né …, il goffo scienziato, né …, la donna insetto, e nemmeno il malinconico uomo uccello che è la molla narrativa di tutta la storia, per non parlare degli altri personaggi, ha la statura di Frodo, di Muad’dib o di Severian. Non c’è alcuna traccia dell’eroe dai mille volti nelle figure che affollano le pagine di Perdido street station. E per quanto riguarda l’antagonista, c’è da osservare che anche le micidiali falene estinguitrici sembra più formidabili macchine da guerra biologiche che potenze del male. Più alien che Sauron, insomma. La stessa vicenda precede per snodi quasi casuali. Quasi mai si ha la sensazione della necessaria concatenazione di ogni evento, quel dispiegarsi di un fato interno alla storia che è il primo indizio di un respiro mitico all’interno del congegno narrativo. E’ possibile che si tratti di una precisa scelta dell’autore; ma più probabilmente è il risultato delle dinamiche contraddittorie che emergono dal tentativo di impostare una fantasy di ambientazione modernizzante.

Nonostante tutti i suoi limiti, comunque, Perdido Street station resta un esempio notevole di letteratura di genere – e di commistione di generi – del primo decennio del nuovo secolo. A quando la traduzione degli altri romanzi di China Mieville?

 

http://www.panmacmillan.com/Features/China/

 

http://www.nothingburnsinhell.com/miev.htm

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 01 agosto 2007 )
 
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