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Home arrow Fantascienza arrow James G. Ballard – MILLENIUM PEOPLE
James G. Ballard – MILLENIUM PEOPLE PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
mercoledì 01 agosto 2007

Trad. di Delfina Vezzoli

Feltrinelli 2004 pag. 259 euro 16.50

 

 

Una noia perniciosa governava il mondo, per la prima volta nella storia dell’umanità, interrotta da atti insensati di violenza.

J.G. Ballard

 

L’universo autoconcentrazionario nel quale una certa borghesia planetaria ama rinchiudersi è uno dei luoghi ballardiani per eccellenza. Ben prima che Mike Davis si prendesse la briga di studiare le “città private” sorte nei dintorni di Los Angeles, James Ballard aveva già illustrato l’entropia in agguato dietro l’utopia middle-class della comunità perfetta. E come il grattacielo di “Condominun” conduceva dritto dritto alla barbarie, e le graziose villette a schiera di “Un gioco da bambini” producevano la rivolta violenta dei figli cresciuti a baby-sitter e televisione, così ogni spazio urbano immaginato da Ballard non è che una quinta provvisoria per lo scoppio di violenza che seguirà. [...]

“Millenium people” ha, in più, una spiccata tendenza a fornire un preciso retroterra di classe alla ormai decennale esplorazione ballardiana dell’immaginario collettivo. Come osservavo recensendo “Super Cannes” su CUT-UP 2, Ballard è da sempre un autore implicitamente politico e non è che dare espressione ideologica a questa intrinseca dimensione politica giovi ai risultati artistici; soprattutto quando la connotazione di classe risulta troppo sfumata e incerta. In “Millenium people” Ballard mette in scena la rivoluzione della classe media in un sobborgo di Londra, Chelsea Marina, che ha molto in comune con i precedenti microambienti urbani (tranne forse per il carattere di totale isolamento dall’esterno, che qui sembra mancare…). Uno psicologo, la cui prima moglie è stata uccisa in un attentato terroristico apparentemente privo di motivazione, viene coinvolto nella rivolta, pur senza aderirvi pienamente. Del resto, scopi, obiettivi, soggettività coinvolte, ideali: tutto in questa rivoluzione risulta nebbioso e poco definito. La collosa “classe media” – almeno nel discorso sociologico dominante - si è espansa fino a comprendere tutta la collettività, con l’eccezione di pochi emarginati e di qualche figura di star della politica e della finanza. Nel romanzo si mette in scena la proletarizzazione di un settore di questa classe sociale, ma purtroppo Ballard non è Balzac e le condizioni materiali lo interessano meno delle sedimentazioni dell’immaginario; le dinamiche della borghesia proletarizzata risultano ben poco credibili nell’insieme, e soprattutto non riescono per nulla a innestarsi nello “spazio interiore” della psicologia di massa che l’autore ha cominciato a esplorare quasi quarant’anni fa. Da questo punto di vista, l’altro tema che attraversa “Millenium people” - quello della violenza insensata, assolutamente priva di motivazioni e di obiettivi precisi – è forse più vicino alla sensibilità ballardiana. La psicopatologia del terrore, che ha ormai avvolto la società europea e americana, non sembra interpretabile in termini razionali. Che senso avrebbero altrimenti le periodiche dichiarazioni di alti esponenti politici, puntualmente riprese dai media, che annunciano imminenti attacchi di al-Quaida, se non a terrorizzare la popolazione, probabilmente vista come una sorta di nemico interno?

Anche se non ce ne siamo accorti, siamo già entrati da molto tempo in uno dei peggiori incubi ballardiani…

 
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