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Il mio cuore č jazz PDF Stampa
Scritto da Alessandro Ciconi   
venerdě 09 novembre 2007

Sono ormai molti anni che la città di La Spezia ha un rapporto passionale con la musica Jazz e lo testimonia la partecipazione numerosa ed entusiasta che i suoi abitanti hanno sempre riserbato al suo longevo e glorioso Festival (il più vecchio d'Italia con le sue 39 edizioni).  Per la prima volta però la città fa una vera e propria dichiarazione d'amore proclamando solennemente: “Il mio cuore è Jazz”.  Così è stata denominata una rassegna jazzistica di 14 concerti che si è svolta nei mesi di luglio e agosto sul territorio della provincia spezzina.  Un contenitore composto da tre manifestazioni distinte, “Jazz & Sax “dal 6 al 9 luglio, il “XXXIX Festival Internazionale del Jazz”dal 20 al 29 luglio ed infine “Magra Jazz” dal 26 Luglio al 12 Agosto.

Centro ed apice di tutta la rassegna è stato il Festival Internazionale del Jazz, una edizione interamente dedicata a musicisti”made in Usa”e nel quale hanno partecipato importantissimi nomi del mainstream jazzistico, vere e proprie icone di questo genere musicale.

Il primo appuntamento, il 20 luglio, ha avuto come magnifico scenario la piazza centrale di Riomaggiore (una delle cinqueterre) e come ospiti il Super Star trio: George Cables al piano, Buster Williams al contrabbasso, Jimmy Cobb alla batteria, accompagnati al sax tenore dal bravo Pietro Odorici.  Tre maestri, storiche figure della musica afro-americana, che hanno impartito una lezione di come si suona il jazz e di come si interpretano gli standards.  Ovviamente da dei monumenti ci si aspetta perfezione ma non originalità e questo è stato forse il limite del concerto.  I momenti migliori si sono avuti quando il trio ha suonato da solo (anche se Odorici non ha sfigurato) come è capitato nell'esecuzione di You don't know me (Ray Charles).  Bellissimo il solitario bis di Cables dove con il suo raffinato stile ha suonato Round Midnight.  Un tocco morbido e percussivo, una elegante naturalezza nel passare dalla melodia allo swing e si è così capito perché Art Pepper  amava chiamarlo “Mr.Beautiful”.

Il 26 luglio il festival ritorna a La Spezia, in un palco immerso nel verde dei giardini della città, sul quale è salito un altro pezzo di storia del jazz: McCoy Tyner.  Il pianista di Philadelphia è stato il musicista che con maggiore efficacia ha continuato ad esplorare la via modale alla musica jazz dopo la scomparsa del amico e mitico sassofonista John Contrane.  Ricerca che ha occupato gran parte del concerto e dove Tyner è stato accompagnato con maestria e sensibilità da Gerald Canon contrabbasso, Eric Kamau Gravatt batteria, Gary Bartz sax contralto e soprano.  A quasi 80 anni McCoy ha perso il suo caratteristico stile potente e carico di note, il fraseggio è diventato più essenziale ed asciutto, pur mantenendo intatto il gusto musicale.  Il gruppo ha suonato sei brani, prevalentemente di Tyner, dal iniziale Angelina, passando dal boppistico I Mean You e finendo con una apprezzatissima versione di Changes.

Nella terza serata doveva essere di scena The Golden Striker un terzetto composto dal grande contrabbassista Ron Carter, Mulgrew Miller piano e Russel Malone chitarra.  I tre musicisti nel 2003 avevano realizzato un omonimo disco, una incisione delicata e morbida dove veniva dedicata una esemplare attenzione al difficile equilibrio armonico tra chitarra e piano.  A sorpresa ci sono state le defezioni di Miller e Malone ed al loro posto si sono presentati Kirk Lightsey (piano) e Philip Chatherine (chitarra).  Una formazione inedita probabilmente assieme per la prima volta e che ovviamente hanno suonato esclusivamente standards.  Complice un iniziale non perfetto audio il concerto ha stentato a decollare ed in particolare piano e chitarra erano sotto tono forse per timore di sovrapporsi.  Già dal secondo pezzo, Night in Tunisia, le cose sono andate migliorando, i musicisti hanno trovato i loro spazi e l'esibizione è andata via via crescendo fino ad un travolgente ed applauditissimo All Blues (Davis).

Il festival è finito con una Fiesta e cioè The Jazz Tribe, una vivace e frizzante formazione che suona  una originale forma di Latin Jazz, costruito su un linguaggio prevalentemente “Neo Boppistico”ma colorato di suggestioni caraibiche.   Il gruppo è nato venti anni fa dall'incontro tra il sassofonista Bobby Watson, storico membro dei Jazz Messengers e Ray Mantilla, leggendario percussionista newyorkese ma dal cuore latino.  L'organico si è poi arricchito dall'aggiunta prestigiosi musicisti, Jack Walrath (tromba), Ronny Mathews (piano), Curtis Landis (contrabbasso),Bill Elder (batteria), diventando così una vera formazione “All Stars”.  Da un simile contesto non poteva che nascere una grande esibizione, una musica briosa ma non banale impreziosita dalla versatilità e dal virtuosismo di tutti i musicisti, su tutti il torrenziale Bobby Watson.  Hanno suonato prevalentemente brani nuovi anche perché dal concerto probabilmente verrà realizzato un disco live, il bis è stato l'oramai classico Mantilla's Jam che ha scaldato per l'ultima volta gli animi del pubblico spezzino.

 

Alessandro Ciconi

 
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