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Partendo dal punto di vista della sorella Anna, quello non era suo fratello Rino.
Per trovarlo, forse sarebbe più utile leggere il libro di Stampa Alternativa "Rino Gaetano Live" o recuperare il documentario di Giancarlo Governi. Per quanto riguarda il pubblico giovanile, credo che l'interesse cresciuto negli ultimi anni intorno alla figura del cantautore calabrese testimoni che i giovani lo conoscono, e bene.
Allora perchè una fiction?
La fiction tv è fuor di dubbio il mezzo di comunicazione creativa di maggior consumo. Questo impone una certa responsabilità da parte degli autori. Credo che, in buona sostanza, la fiction in questione abbia assolto al suo compito. E' un prodotto medio-alto, messo a confronto con tanto ciarpame che gira sulle reti. Il cast è buono, Santamaria è bravo e già lo sapevamo, canta e si atteggia come Rino (vedere i filmati d'epoca per credere). La Smutniak è una sorpresa positiva.
E' un fatto che la partecipazione a Sanremo sia stata una scelta sofferta, ed abbia segnato la carriera di Gaetano, cantautore sui generis, che già scriveva per assonanze, per immagini, calembour, nonsense. L'Italietta del tempo prendeva solo l'immagine del giullare di corte, quello che gli faceva comodo. Rino Gaetano era un personaggio fuori dagli schemi, dalle categorie, che praticava una strada cantautorale nuova. Per questo gli piaceva tanto Jannacci. Un'altro irregolare come lui.
Tutta(e) la(e) vicenda(e) sentimentale(i), la solitudine, specie dopo il '78, ci stanno, forse non proprio come raccontate nella fiction, ma ci stanno. Quando ho visto la scena di Rino che piangeva perchè doveva andare a Sanremo, ho pensato a cosa dovesse pensare un ragazzo di oggi. Uno di quelli che vanno su Youtube, che fanno i tronisti, che raccontano i cazzi loro in diretta, insomma qualunque cosa per andare in tv, per agguantare un brandello di presenza. Già, perchè oggi se non vai in tv non esisti. Il talento che tu l'abbia o meno non conta. Ecco, quel passaggio mi ha fatto pensare. E questo è già più di qualcosa.
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