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Il teatro nella staffetta dei media PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
giovedě 15 novembre 2007
Appuntamento al teatro Civico della Spezia dal 5 al 7 dicembre: "I racconti del mandala" di XLABfactory

 Un laboratorio di due giorni il 5 e il 6 dicembre dalle 15 alle 17 aperto a tutti e uno spettacolo interattivo dal titolo “I RACCONTI DEL MANDALA il 7 dicembre ore 21 inseriti nel calendario ufficiale della stagione del Teatro Civico aprono il primo dibattito cittadino sull’uso delle tecnologie nel mondo del teatro. Ne è promotrice XLABfactory, piattaforma di creazione digitale diretta da Andrea Balzola studioso di estetica dei nuovi media, Mauro Lupone, compositore elettronico e sound designer e Anna Maria Monteverdi studiosa di teatro digitale che hanno pionieristicamente inserito nei programmi di studi delle Accademie e nelle Università dove collaborano da molti anni, discipline legate alla “digital performance”. Dice Andrea Balzola drammaturgo e teorico di XLAB: “XLABfactory risponde alle sfide dell’innovazione mediatica che da decenni sta trasformando la nostra società e le pratiche artistiche, cercando di coniugare tre momenti imprescindibili di una cultura artistica immersa nel presente, memore del passato e proiettata del futuro: formazione, ricerca, produzione”. Anna Monteverdi, la spezzina del gruppo, che insegna “Forme dello Spettacolo multimediale” al Dams di Imperia e “Digital video” all’Accademia di Brera, spiega che “XLAB è nata per promuovere una nuova idea di teatro che si avvicini al tema dell’immediatezza e dell’ipermedialità propria dei nuovi media; un teatro sempre guidato comunque dal contenuto e non dallo strumento”. E aggiunge:  “Dal punto di vista di chi crea è persino troppo facile lasciarsi trascinare dalle folgoranti possibilità delle tecnologie, ed è altrettanto facile offrire un’effettistica fine a se stessa, che produca un contenitore strepitoso ma sostanzialmente vuoto, che lascia poco spazio all’immaginazione di chi guarda; troppo spesso la tecnologia in scena è un riempitivo autoreferenziale, privo di un vero significato e di una vera necessità drammaturgica. L’esperienza da spettatrice di questi anni mi ha insegnato che la ricerca e la sperimentazione diventa interessante quando usi queste tecnologie in modo improprio, quando le fai diventare linguaggio puro. La macchina scenica digitale diventa importante cioè non tanto per l'oggetto che è o che rappresenta ma come infrastruttura dinamica strettamente legata alla narrazione. A noi come XLABfactory non interessa mettere in scena una macchina che racconta se stessa ma una macchina che privilegi lo spazio-tempo della rappresentazione, il coinvolgimento del pubblico. Il nostro teatro vuole essere sensoriale ed emotivo, aperto e coinvolgente attraverso una sinestesia di linguaggi e attraverso tematiche importanti e necessarie nel qui e ora storico.  Il tema principe su cui si sperimenta oggi è come è noto, l’interattività e a noi piace andare un po’ più in là del concetto di interattività che va per la maggiore, quello del “clicca e vai”. Non a caso abbiamo preso questa immagine potentissima del mandala come tema guida: la concentrazione interiore, la consapevolezza di sé e la possibilità di trasformazione dell’individuo è possibile, a nostro avviso anche con le nuove tecnologie a patto che queste siano usate secondo un ottica diversa da quella del mercato”.In cosa consiste il laboratorio del 5 e del 6 dicembre?Anna Monteverdi: Il laboratorio di due giorni aperto agli studenti e a tutti gli interessati, vuole introdurre all’uso delle nuove tecnologie nello spettacolo dal vivo, con un excursus storico ad opera mia e di Andrea Balzola e un approccio più tecnico sul video, suono e interazione ad opera di Samuele Malfatti e Mauro Lupone che mostreranno quello che a teatro da spettatori non si vede, perché è la faccia nascosta, in ombra, cioè la tecnologia e il relativo processo tecnocreativo. Lo spettacolo sarà la degna conclusione di questo percorso. Ho scelto personalmente La Spezia per l’anteprima dello spettacolo “I racconti del mandala” e sono felice di aver trovato ascolto da parte dell’amministrazione comunale e in particolare ringrazio Patrizia Zanzucchi incaricata dal Comune per la programmazione teatrale di quest’anno. La Spezia è di nuovo la mia città dopo una specializzazione di dottorato in Canada e ben dieci anni vissuti in una Toscana che vanta i luoghi più importanti per la sperimentazione nell’arte e nella scena (dal Pecci al Palazzo delle Papesse, dal Metastasio a Scandicci a Pontedera) con una rete teatrale che funziona a regime e con i circuiti del teatro di ricerca anche quello tecnologico, sempre in overbooking. Sbarcare al Teatro Civico con un progetto così innovativo e sperimentale mi fa ben sperare per il futuro, come segno di una svolta necessaria verso una cultura cittadina più indirizzata verso i giovani linguaggi. I RACCONTI del MANDALA è uno spettacolo in cui noi tutti crediamo molto e su cui abbiamo investito energie e economie: crediamo possa aprire uno spiraglio nuovo nel dibattito contemporaneo su un uso alternativo della tecnologia, capace di azione drammatica, perfettamente integrata con l'intero apparato spettacolare, in grado persino di reinventare nuove forme e un nuovo vocabolario narrativo.  In cosa consiste lo spettacolo?Anna Monteverdi: Tecnicamente il principio su cui si basa lo spettacolo è quello della MOTION CAPTURE, letteralmente cattura del movimento, usata nel cinema degli effetti speciali. E’ con noi  eccezionalmente, un’attrice e cantante molto nota al palcoscenico di ricerca, Francesca Della Monica, collaboratrice di artisti Fluxus come Giuseppe Chiari, di Sylvano Bussotti e dello stesso John Cage, collaboratrice storica di Federico Tiezzi come “maestra della voce” per gli attori dello storico gruppo “I Magazzini” nonché fondatrice con Massimo Verdastro della compagnia che porta il suo nome. Francesca indossa un apparato elettromeccanico dalla forma di una leggera tuta (chiamata esoscheletro o datasuit) dotata di sensori di controllo. Questi sensori, collocati sull’intero corpo nella zona delle articolazioni e collegati wireless a una workstation computerizzata, leggono il movimento e con un potenziometro, producono un segnale elettrico che con una semplice scheda di conversione analogico-digitale si trasforma in segnale MIDI che permette il controllo in tempo reale di suoni, immagini e il processamento della voce narrante in stretta connessione con il gesto del performer. La tuta è in effetti il centro di generazione delle azioni audiovisuali gestite dall’attrice insieme con il compositore Mauro Lupone che è in scena con lei e con Samuele Malfatti che crea le zone di interazione del video creato da Theo Eshetu; Francesca diventa una specie di direttore d’orchestra ma di un’orchestra molto speciale, fatta di immagini in movimento, parole e suoni!  La nostra attenzione comunque non è concentrata esclusivamente sulla macchina, casomai sul “dettaglio uomo”, paradossalmente infatti è proprio il computer nella sua interazione live con la scena a lasciare un margine di variabilità e di libertà di azione al performer che come noi diciamo, non è solo un puro parametro programmato dal computer. Uno spettacolo che siamo sicuri, piacerebbe molto a Laurie Anderson!  Di cosa parla?Anna Monteverdi: Andrea Balzola ha scritto un ipertesto drammaturgico molto potente e molto intenso creando  storie mitologiche-contemporanee labirintiche e concentriche, ispirate all’Occidente e all’Oriente raccolte intorno alla figura archetipica del mandala come simbolo del sé e del mondo. Sono storie di trasformazione, riconducibili forse alla morfologia della fiaba di Propp, vicende molto forti perché si possono riconoscere come parte integrante dell’inconscio collettivo, aventi un simbolismo universale e insieme un significato attuale, sono storie contemporaneamente senza tempo e vivissime nel qui e ora storico, che pongono interrogativi sulla vita e sulla morte. Balzola è un drammaturgo raffinatissimo, ha scritto testi per Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Massimo Verdastro, Alessandra Panelli che sono andati in scena in Teatri Stabili, ed è dramaturg di molti artisti anche digitali, tra tutti Studio azzurro. La musica come entra nel progetto?Abbiamo effettivamente privilegiato l’aspetto musicale o come ricorda il nostro musicista Mauro Lupone, le spettromorfologie dei suoni che sono tutti di sintesi, elettronici dunque, non solo quindi una colonna sonora preregistrata o un commento sonoro che segue una time-line precisa ma un tappeto mandalico di suoni in costante trasformazione gestibile real time in connessione con i tempi non prevedibili e non calcolabili della narrazione. Lupone che è uno straordinario sound designer, ha disegnato l’atmosfera emotiva delle storie, il soundscape, e ama ricordare che non è intervenuto solo su modificazioni timbrico-morfologiche ma su texture sonore, accelerazioni e rallentamenti psicopercettivi connessi con memorie, esplorazioni nelle zone di limen del suono, moltiplicazione delle sorgenti.  Il software di gestione dei processi audio controllati dai sensori capaci di generare messaggi MIDI, apre a infinite variazioni di parametri del suono con cui far esplorare le sue potenzialità plastiche e morfologiche connesse con la narrazione. In questo caso MAURO è il regista del lavoro anche se il gruppo non ama questa definizione che non a caso non compare nella locandina; XLAB non ama l’autoralità ma la condivisione e l’orizzontalità del lavoro tecnoteatrale che è sempre un lavoro collettivo, la figura del regista se voi, appartiene a un orizzonte diverso dal nostro e per questa operazione rischiava di essere limitativa. Le immagini video poi rispondono allo stesso principio della mutazione real time grazie al lavoro degno di un cesellatore elettronico, di Theo Eshetu considerato uno dei più grandi videomaker internazionali visto che le sue opere sono state premiate nei Festival di Spoleto e Berlino e sono in mostra permanente nei Musei d’Arte contemporanea; Theo che è londinese di madre etiope, ha lavorato su immagini storiche e geografiche molto evocative. Samuele Malfatti ex studente dell’Accademia che si sta facendo strada nel campo dell’audiovisual live in modo molto brillante, si è occupato della sezione interattiva del video. La fase di pre-production è stata molto faticosa, gli artisti per lungo tempo hanno lavorato separatamente e a distanza e si incontravano virtualmente solo su piattaforme on line per definire gli intrecci e i bivi interattivi. Grazie alla residenza produttiva della compagnia presso La Città del Teatro di Cascina, che è un importante Teatro stabile di innovazione in Provincia di Pisa, abbiamo potuto iniziare l’operazione di cucitura, insomma di “montaggio”, ma anche di ripulitura e di sintesi e ci si è avviati finalmente a definire le aree di improvvisazione e le modalità di interpretazione vera e propria. Non è facile trovare attori che accettino di lavorare in un ambiente digitale, non c’è formazione in questo senso; Francesca si è rivelata una straordinaria professionista mettendo in campo tutta la sua esperienza musicale per creare speciali partiture coreografiche sperimentando con il datasuit una sorta di alea controllata che è se vuoi, un omaggio stesso a Cage. Il lavoro ci è esplodo addosso, ce lo hanno chiesto molti Teatri e Festival di arti elettroniche; pensa che un regista berlinese Yann Gunther, sta realizzando un documentario video sul nostro lavoro per il canale francese ARTE’.  ww.xlabfactory.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
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con un volume curato da Luca Boschi e dallo staff organizzativo della
manifestazione Napoli Comicon. Tale libro verrà presentato da Sergio
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8 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac di Napoli (via Luca Giordano 59; tel.
081.2201000)
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Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

testi sono di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi & Andrea Giovannucci (aka La

Compagnia Fantasma).

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