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Alda Teodorani PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
mercoledì 01 agosto 2007

Una cosa che non sapevo all’inizio, quando ho cominciato a scrivere, è che un lettore a un autore chiede confidenza, amicizia, anche solo dalla pagina stampata. Solamente da quando ho un sito e una email che permettono ai miei lettore di comunicare con me ho avuto la possibilità di conoscerli più da vicino e trovo molto piacevole darvi del tu, farvi sentire insomma che qui, dall’altra parte della pagina, c’è una persona amica, che è disponibile a raccontare altre storie, non solo inventate.

Alda Teodorani

Prefazione a La signora delle torture

 

 

 La signora delle torture, ultimo volume di Alda Teodorani, è una raccolta di racconti che copre un arco di oltre quindici anni: in pratica, l’intera carriera letteraria dell’autrice. Si va dai primissimi lavori, usciti alla fine degli anni Ottanta, a testi inediti scritti negli ultimi mesi. Una tale eterogeneità presenta senz’altro dei limiti - almeno rispetto alle precedenti raccolte Sesso col coltello e Organi, molto più strutturate e uniformi, nello stile e nell’impostazione – ma ha anche il pregio di farci apprezzare le varie sfaccettature di una scrittrice troppo spesso appiattita sullo stereotipo della “dark lady” del noir italiano. Anche se la Teodorani, come molti scrittori dell’ultima leva (pensiamo soltanto a Valerio Evangelisti), gioca volentieri a costruirsi un personaggio (e la copertina di questo libro è significativa!), le sue qualità letterarie vanno ben oltre gli aspetti più scontati dell’horror. [...]

I temi che ricorrono nei ventisei pezzi che compongono La signora delle torture sono quelli già noti a chi segue Alda Teodorani: serial killer ossessionati dai propri fantasmi (Il cannibale, L’altare), desiderio che si trasforma in pulsione omicida (Virus, Il cuore del Capitano), sessualità sadomasochista (La signora delle torture); e ancora: il bisogno d’amore che spinge a uccidere in Sottoterra, la solitudine e l’impotenza di fronte al dolore nel breve Fiore e soprattutto in Nico, il racconto più lungo dell’antologia e di sicuro uno dei migliori. Ambientato in un piccolo paese della Romagna, ha come protagonisti una ragazza che si è appena trasferita per lavoro nella cittadina e un giovane ammalato di leucemia. Durante la narrazione – con un finale tronco che la rende quasi incompleta – non succede praticamente nulla ma l’atmosfera del paese diventa progressivamente più strana, le dicerie si moltiplicano ma restano soltanto voci, e l’unica realtà – l’unico orrore – è quello del ragazzo destinato a morire.

Un’avvertenza ai lettori: Addictions è una casa editrice coraggiosa, innovativa e intelligente nelle scelte editoriali. Purtroppo, è distribuita molto irregolarmente. Per contattarla, nel caso abbiate difficoltà a procurarvi il volume: Magenes editoriale via Mauro Macchi 50 – 20124 Milano.

 

 

Intervista con Alda Teodorani

 

 

1)Cut-up - Cominciamo dall’ultimo libro che hai pubblicato. La signora delle torture è una raccolta di lavori scritti in momenti molto diversi, abbastanza eterogenei tra loro. Che cosa ti ha spinto a raccoglierli in un unico volume? Ti sembra che ci sia una traccia comune, un filo conduttore nell’insieme dei racconti?

 

L’esigenza primaria di pubblicare questo libro è partita dalle continue richieste che mi venivano fatte dai miei lettori riguardo ai miei racconti più introvabili: penso, solo per fare un esempio, a Fiore o a La nonna, che ho pubblicato su L’Unità dell’Emilia Romagna nel 1991… Diciamo che un filo conduttore è il mio linguaggio, la mia penna, facilmente riconoscibile in tutti questi racconti. Il mio, in questo volume, è un modo diverso di intendere un’antologia di racconti: questa in particolare è strutturata come un “best of” musicale proprio per consentire al lettore di seguire le mie tracce, notare i miei cambiamenti, dal 1989 (data in cui ho pubblicato i miei primi lavori) fino ad oggi. Ogni racconto è accompagnato dalle mie note, che guidano chi legge da un racconto all’altro ma tracciano anche un percorso “ideologico” (penso alle note a pie’ di pagina che accompagnano molti racconti, con i miei libri e i miei dischi preferiti), una specie di riferimento, quasi un ipertesto. E questo è sicuramente l’altro filo rosso che unisce tutti i racconti, in una sorta di dialogo molto privato con il mio lettore.

 

 

2)Cut-up - Tu hai scritto romanzi e racconti, anche brevissimi. Quale forma letteraria ti è più congeniale, quale ti sembra che esprima meglio il tuo modo di essere scrittrice?

 

Il romanzo per me è più faticoso. E’ nella formula breve, a volte brevissima, che riesco a essere più graffiante e incisiva: alcuni scrittori non riescono a scrivere un racconto che sia lungo meno di 30-40 cartelle, mentre la mia capacità descrittiva, accompagnata dal fatto che detesto “allungare il brodo”, uso pochi aggettivi in frasi brevi, secche, vivacizza anche quei flash visivi che sono i miei racconti più corti.

Comunque i miei lettori mi dicono che apprezzano allo stesso modo entrambe le forme ;)

 

3)Cut-up - Nella tua narrativa c’è un lato più sanguigno – più splatter, diciamo così – ma c’è anche un lato dove l’orrore è meno evidente. Penso a un racconto come Nico che ha tutti gli elementi di un horror, anche l’ambientazione, e forse è davvero un horror, ma senza gli stereotipi del genere. Riconosci questa differenza nel tuo modo di scrivere, e come pensi di svilupparla in futuro?

 

La riconosco, sì. Sono un’estremista nella mia scrittura, come nella vita, le mezze tinte non mi hanno mai convinta (per non parlare di quanto sono poco diplomatica e di come questo mi abbia spesso messa nei guai!!!) quindi nel mio lavoro si possono trovare racconti iperviolenti o super-romantici. Ma entrambe le tendenze possono dare emozioni fortissime, a me come a quelli che mi leggono Credo che l’importante sia sapersi sempre rinnovare, soprattutto per non annoiare i lettori (penso sempre a loro, mentre scrivo).

 

4)Cut-up - La tua produzione comprende noir, gialli, orrore, letteratura erotica. E con Belve ti sei accostata alla fantascienza. Ti ritieni una scrittrice di genere? Pensi che abbia senso parlare di letteratura di genere oppure no?

 

Non lo so. E’ una domanda più difficile di quel che possa sembrare. Mi ritengo una scrittrice che pratica i generi, però non se ne lascia intrappolare. Il mio è forse più un metagenere che un genere. So uscirne se e quando voglio.Ma i generi contengono archetipi potenti e io li ritengo più validi rispetto a tanta letteratura cosiddetta ALTA. E, in ogni caso, è quello che amo di più leggere.

 

5)Cut-up - La signora delle torture è Alda Teodorani, come si può vedere dalla copertina del libro e come tu stessa sottolinei nella nota all’ultimo racconto. Al di là di facili suggestioni, pensi che ci sia realmente un legame profondo tra violenza e scrittura?

 

Al di qua delle facili suggestioni c’è da dire prima di tutto che la foto in copertina fa parte di un gioco, la figura della dark lady sulla quale mi piace ironizzare, come è già successo in Organi (la storia di una scrittrice di nome Alda Teodorani che si prende i pezzi migliori da ognuno dei suoi amanti).

Sulle valenze della scrittura e della violenza si è già versato tanto inchiostro: la cosa più importante da dire è che si tratta di emozioni, emozioni forti. Ma non bisogna aver paura di questa violenza: sparisce quando si chiude il libro, mentre gli orrori quotidiani, quelli che ci raccontano i telegiornali, non spariscono mai. E spesso superano la più crudele delle fantasie. Però la violenza letteraria non è mai così bieca e squallida come quella che ci viene propinata a pranzo e a cena dal televisore.

 

 

Per saperne di più

www.aldateodorani.it

 

 
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8 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac di Napoli (via Luca Giordano 59; tel.
081.2201000)
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Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

testi sono di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi & Andrea Giovannucci (aka La

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