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Home arrow Fantascienza arrow gian Stefano Spoto M.O.S.T.
gian Stefano Spoto M.O.S.T. PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
domenica 06 gennaio 2008

Gian Stefano Spoto

M.O.S.T.

Armando Curcio editore, 2007

pg.351, euro 16.90

 

La nascita di una intelligenza non umana, artificiale - robot o megacomputer che sia - è uno dei grandi temi della fantascienza di tutte le epoche, ed è pure uno dei punti filosoficamente più interessanti del dibattito epistemologico sull'intelligenza artificiale. Un dibattito che non è meno affascinante per il fatto di essere, almeno per ora, puramente teorico; l'Intelligenza artificiale sembra infatti essere una specie di miraggio delle scienze cognitive, un oggetto che tanto più si allontana quanto più sembriamo avvicinarci ad esso. Ma il fatto di essere un concetto-limite non ne esclude la pregnanza, anzi in qualche modo lo rende un elemento sempre più fascinoso nella riflessione sul presente dominato da una "intelligenza artificiale diffusa", con la quale ci troviamo ad operarare ormai quotidianamente.

Il soggetto di MOST era quindi abbastanza succulento da stuzzicare l'intreresse di molti, tanto più che l'autore non è uno sprovveduto ma un giornalista che ha fatto molta strada in RAI, e addirittura è stato conduttore di una trasmissione dedicata proprio all'innovazione tecnologica.

Purtroppo, MOST deluderà le aspetattive di quanti si attendono una messa in scena narrativa dei più importanti nodi del dibattito espistemologico contemporaneo; e per la verità, anche chi si attende semplicemente un buon thriller fantascientifico. La storia, costruita per brevi paragrafi che rimandano al genere noir o spionistico (almeno nella parte iniziale), è centrata sullo scienziato Serge Bayou, che - tra una vacanza e l'altra, pare - dirige una serie di equipe di ricecatori sparsi per il mondo con lo scopo di realizzare un robot dotato di autoscoscienza (o qualcosa del genere). Bayou ha una serie di strambi amici e/o amanti, e il resoconto delle vicende di questa allegra combricola costituisce buona parte del romanzo, anche se il collegamento con la trama principale è quanto meno forzato. In ogni caso dopo un lungo peregrinare tra Cipro, Grecia, Francia, Svizzera e Cina (senza dimentacre Praga, patria del Golem), il sogno del nostro scienziato si realizza e la creatura si materializza con il nome di MOST (è un acronimo, e lasciamo al lettore scoprire da cosa deriva...). L'autore non ci risparmia il pistolotto finale: "questo romanzo dimostra che la perfezoine di una macchina non è la perfezione dell'anima, e lo si nota guardando chi ha un'anima artificiale".

Moralismo a parte, cioè che più sorprende in MOST è l'orizzonte tutto ancorato alla faatsicenza degi anni '50 (o primi '60 massimo); da parte di un giornalista che ha fatto trasmissioni di divulgazione scientifica sarebbe legittimo aspettarsi di tutto - dialoghi zoppicanti, personaggio scialbi, trame inverosimili, scrittura debole - ma non questo vuoto concettuale. La riflessione sull'intelligenza artificiale è andata avanti, e le forme immaginative che ne sono l'espressione narrativa non sono più quelle dei robottoni delle collane pulp, e nemmeno quelle del computer di 2001 Odissea nello spazio. Il robot che "si ribella" all'uomo forse è un pochino datato - e forse è perfino datato il robot come manufatto fisico (diciamo come hardware), esattamente come la "forrmula" elaborata in solitudine dallo scienziato pazzo che condensa tutto il sapere scientifico. Del resto, leggendo MOST si fa perfino fatica a seguire il senso del progetto di Sere Bayou, così come non si capisce granchè del suo successo finale; si ha l'impressione che il lavoro di uno scienziato del nuovo millennio sia qualcosa di totalmente diverso da quello descritto in questo romanzo.

Difetto secondario si dirà.

Forse (ma la perfezione, anche nella scrittura, sta spesso nei dettagli); forse, se non fosse che le altre componenti del romanzo non brillano certo per valore. La scrittura è piatta, la tensione cala continuamente, in modo clamoroso, i personaggi sono poco definiti. TRoppo superficiale per essere un romanzo di indagine filosofica, è troppo poco avvicente per essere una semplice storia di intrattenimento.

Aspettiamo le prossime propve narrativa dell'autore, se ce ne saranno, per verificare in che misura la sua vena sarà capace di dare una valida forma romanzesca agli spunti di questo suo prima lavoro.

Ultimo aggiornamento ( domenica 06 gennaio 2008 )
 
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