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Nuovo debutto di Krypton a Scandicci PDF Stampa
Scritto da Anna Maria Monteverdi   
marted́ 22 gennaio 2008

DEBUTTA IN PRIMA NAZIONALE AL TEATRO STUDIO DI SCANDICCI L’8 FEBBRAIO 2008 ALLE ORE 21,15 LA NUOVA PRODUZIONE DELLA COMPAGNIA TEATRALE KRYPTON “ANTARTIDE” O DELL’IMMERSIONE NEL BIANCO DI ROBERTO MUSSAPI, CON VIRGINIO GAZZOLO, REGIA DI GIANCARLO CAUTERUCCIO- REPLICHE FINO AL 17 FEBBRAIO.

Pur frequentando i grandi autori teatrali del Novecento, quali Samuel Beckett e Harold Pinter, in questi anni Giancarlo Cauteruccio non ha mai tralasciato incursioni nella drammaturgia poetica contemporanea. La poesia, luogo speciale della parola, è stata per il regista l’occasione di incontro con Mario Luzi (per Opus Florentinum), con Roberto Carifi, che per Krypton ha scritto Dino Campana, un poeta in fuga, e con Marco Palladini (con due testi originali MeDea e Pithagora Iperboreo).

Con Antartide Cauteruccio attraversa nuovamente i territori della poesia, scegliendo un’opera di Roberto Mussapi. Pubblicato da Guanda nel 2000, Antartide è un poema che risulta avere in sé un’intrinseca drammaturgia, un poema compatto, epico, in cui la poesia è riportata all’antico ruolo di narrazione di miti nati dalla storia.

È il 1901. L'uomo occidentale, che ha esplorato e conquistato quasi tutte le terre e i mari del mondo, si avventura nell'ultimo continente inesplorato, la mitica Antartide, di cui si favoleggia dal tempo dei greci e a cui si sono avvicinati nei secoli i grandi navigatori. Ma quando finalmente lo raggiunge, comprende che l'ultimo continente è solo ghiaccio e allucinante biancore. Questa è la conquista con cui si apre il nostro secolo: il nulla.

La conquista dell’Antartide diventa metafora della condizione e della crisi dell’uomo del XX secolo.

Partiti con l’Endurance, Sir Ernest Shackleton e il suo equipaggio, per poi effettuare la traversata a piedi del Polo Sud, si trovano stretti nella morsa di una quantità immensa di ghiaccio, nell’immobilità, nell’inerzia allucinatoria, nel freddo e nell’oscurità.

Tra racconto e visione, tra cronaca e memoria si articola il monologo che ha per protagonista una Voce Narrante, la voce di Thomas Crean, il comandante in seconda, incarnato da Virginio Gazzolo in un’impegnativa prova d’attore.

L’arrivo della notte polare, le cacce a foche e pinguini, le rappresentazioni a bordo, il cane di nome Shakespeare, il dramma della sopravvivenza dell’equipaggio, l’ansia del ritorno, la solidarietà tra i personaggi, dettagli trasfigurati dalla fantasia dell’autore, concorrono alla creazione di un crescendo visionario, in cui la parola arriva ad una musica mentale.

La vicenda profondamente umana di Shackleton, di Crean e del loro equipaggio è lo specchio del rapporto tra la conoscenza della natura e ricerca scientifica. La moderna odissea e la forte visività del testo esaltano la vocazione spaziale e magica della messinscena di Cauteruccio. Il bianco assoluto - terra senza vita, deserto del Polo - accoglie il racconto del viaggio.

Il protagonista agisce tra geometrie primarie che richiamano la dirompenza dell’opera monocromatica di Fontana, lì dove i tagli diventano lacerazioni del bianco. E dalla luce abbacinante del ghiaccio emergono le immagini scattate da Frank Hurley, il fotografo di bordo.

Lo spettacolo si chiude sulle note della celebre canzone di Battiato, Shakleton appunto, che dieci anni fa ha raccontato quest’avventura traducendola in una visione epica di grande respiro.

In allegato una nota dell’autore.

Compagnia teatrale Krypton

Virginio Gazzolo in

ANTARTIDE o dell’immersione nel bianco

di Roberto Mussapi

scene Loris Giancola e Mirko Greco

costumi Massimo Bevilacqua, luci Trui Malten

regia Giancarlo Cauteruccio

DA VENERDÌ 8 A DOMENICA 17 FEBBRAIO ORE 21,15 (LUNEDÌ 11 RIPOSO)

Teatro Studio – Via G. Donizetti, 58 Scandicci FI – Tel 055.751853 – 055.757348 – www.scandiccicultura.it

Endurance: il nome della nave pare prefigurarne il destino, indica resistenza, sopportazione. A bordo di Endurance salpa l’equipaggio di Shackleton, che si prefigge di attraccare in Antartide, per poi attraversare con i suoi uomini il continente a piedi. Da poco il Polo Sud è stato scoperto, una gara all’ultimo respiro tra una spedizione inglese e una norvegese, al comando rispettivamente del grande Scott e di Amundsen. Quest’ultimo, spregiudicato, giunge per primo, dalla disperazione Scott si lascia morire durante una tempesta di neve, a pochi chilometri dal campo base. Shackleton vuole la rivincita dell’Inghilterra, l’impresa si rivelerà una sorta di Anabasi a lieto fine, un ‘Odissea. Il pack si condensa, imprigionando la nave tra ghiacci, dopo nove mesi (il tempo di una gravidanza ) lo scheletro di Endurance cede, a poco a poco si schianta, gli uomini devono evacuarla, trasferendosi nei pressi, in un accampamento sul ghiaccio, isolati da tutto. Mentre le provviste si esauriscono gli uomini lottano contro l’ immobilità come avevano fatto durante la forzata prigionia nel sinistro albergo della nave, guardando le immagini della lanterna magica di Hurley il fotografo, seguendone le storie di paesi esotici, o, da buoni inglesi, recitando Shakespeare.

Una voce narra, scrive un fermo e tremante diario di bordo, è quella di Tom Crean, irlandese, comandante in seconda. Il suo ruolo è quello del tramite, in parte capo in parte membro dell’equipaggio, medium tra Shackleton e il mondo che lo segue, ruolo di narratore, di voce narrante. L’impresa di conquista si è trasformata nel sogno del ritorno, che avverrà, senza perdite umane, grazie alla solidarietà che la forzata, letargica immersione  nel bianco inverno  di ghiaccio ha suscitato nel cuore degli uomini. Il neonato secolo del Nulla (Antartide, il continente senza vita, la terra della morte, è scoperto nel 1901), che imprigiona i suoi novelli argonauti, è però solcato dalla loro umana resistenza alle forze annichilenti. La voce di Tom Crean racconta la resistenza di quell’equipaggio, la volontà del ritorno, la riscoperta della vita nel gelo della mortale tenaglia del ghiaccio.

Nel bianco disanimante, nel silenzio disperante del ghiaccio (di ghiaccio è il fondo dell’Inferno di Dante, non  di fuoco), la voce del comandante in seconda, del narratore, dell’attore, rievoca la vita, riporta in scena la memoria e la sua capacità di salvare il presente. La voce, la memoria, infatti, non salvano soltanto il passato che rievocano, ma grazie a quel passato, grazie al fatto di parlare e sopravvivere, rendono vero il presente, vero cioè suscettibile di epifanie, visioni, fertile terra di possibili accadimenti.

Ultimo aggiornamento ( marted́ 22 gennaio 2008 )
 
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