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È la storia di un popolo sfrattato quella dei Saharawi del Sahara Occidentale. Occupati prima dagli spagnoli, il territorio è infatti ora mira dell’ambizione del popolo marocchino. Ma l’orgoglio dei Saharawi e il loro senso di giustizia sono forti, tanto forti da non temere le continue incursioni del regime marocchino, le torture, le minacce, gli abusi e i soprusi e li ha spinti a cercar giustizia in Europa, perché in Marocco la giustizia è sotto controllo e parlare dei Saharawi nella dittatura del re marocchino è addirittura tabù.
Il popolo Saharawi ora vive sparso per il mondo, mentre una parte di loro sfida lo stesso deserto vivendo in una zona concessa loro dall’Algeria, una zona di confine dove d’estate il sole arde in maniera inimmaginabile per noi Europei.
Difendere i Saharawi che vivono nel deserto grazie agli aiuti umanitari è difendere la democrazia: secondo le associazioni umanitarie i Saharawi sono infatti i musulmani più avanzati nei diritti civili. Da loro le donne hanno sempre rivestito un ruolo importante, godono della parità dei diritti, non c’è obbligo di velatura ed il divorzio può essere chiesto da entrambe le parti. Le donne possono studiare e a loro è affidato l’importante incarico di istruire i giovani nelle tende adibite a scuola, povere di mezzi ma dove non manca mai l’impegno.
Alle donne saharawi è affidato anche il compito di ambasciatrici del proprio popolo all’estero, tanto che una dei loro leader principali è una donna, Aminatou Haidar. Sequestrata e torturata, Aminatou ha vissuto anni di privazioni e dolori indicibili, ma oggi è una delle voci più ascoltate della causa Saharawi.
Il popolo in esilio vive in accampamenti che ricreano per quanto possibile le proprie città, ormai troppo pericolose per viverci; ogni accampamento ha così il nome di una città, il principale si chiama appunto El Ayoun, come la capitale, e rappresenta tutta la volontà di questo popolo di non dimenticare le proprie origini e la propria terra.
Quella Saharawi è una delle cosiddette guerre dimenticate, che ogni estate però decine di bambini di questo popolo, ospitati dalle famiglie italiane, ci ricordano nei loro sorrisi sinceri di gratitudine per averli salvati dal caldo soffocante del deserto.
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