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Samuel Delany, Una favolosa tenebra informe PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
mercoledì 01 agosto 2007

Fanucci Editore

 

Prima o poi qualcuno dovrà occuparsi anche da noi di Samuel R. Delany, un grande scrittore afroamericano che si è mosso tra fantascienza, fantasy, mainstrean e raffinati studi di letteratura. mantenendo un’originalità di scrittura e una freschezza d’idee da far invidia a molti. In italiano non è stato tradotto poi molto, e la maggior parte dei suoi libri sono ormai fuori commercio. Come fuori commercio da moltissimi anni era questo romanzo giovanile (uscito nel 1967, quando Delany aveva appena venticinque anni), pubblicato negli anni Settanta da La Tribuna col titolo Einsetin Intersection e ora edito da Fanucci come “Una favolosa tenebra informe”.

In una terra di un futuro remoto, gli esseri umani sono scomparsi da tempo, fuggiti in qualche luopgo al di fuori del nostro universo; il loro posto – i loro corpi, le loro città, la loro cultura – è stato preso da una razza aliena che cerca di adattare il proprio essere all’eredità umana. Ma i nuovi venuti non sono creature umane e si muovono spaesati in un panorama di rovine che non gli appartiene, tra credenze, abitudini e manufatti che gli sono estranei. Il passato è un fardello che appesantisce l’esistenza ma al quale, curiosamente, non sono disposti a rinunciare del tutto. [...]

Il protagonista del romanzo è Lo Lobey, che possiede uno strano strumento metà coltello e metà flauto, col quale suona e col quale uccide. E’ un nuovo Orfeo al quale viene sottratta la sua Euridice (la bella Friza dai singolari poteri psichici), è Teseo che scende nella caverna-labirinto per abbattere il mostruoso toro che la infesta; è Ulisse che lascia il villaggio per avventurarsi nel mondo. Durante le sue peregrinazioni, Lo Lobey incontra figure che come lui incarnano gli antichi miti e allo stesso tempo li smentiscono: Kid Death, un adolescente dai capelli rossi che è il diavolo e la morte, Green-eye (un Gesù pastore di draghi), Spider il traditore, la Colomba (archetipo della femminilità).

“Cosa sai di mitologia?” chiede a un certo punto Spider a Lo Lobey. “E non ti sto chiedendo quali miti conosci, né da cosa derivano, ma perché li abbiamo, che uso ne facciamo (…). Non voglio sapere cosa c’è dentro i miti, né come essi cozzano e risuonano l’uno contro l’altro, i loro centri risplendenti, i loro limiti e la loro genesi. Voglio la loro forma, la loro tessitura, come li senti quando ci strusci contro lungo una strada oscura, quando li vedi ritrarsi nella nebbia, qual è il loro peso quando ti balzano sulla spalla da dietro”.

L’odissea di Lo Lobey termina, in modo parziale e aperto, su una spiaggia, dopo che Spider – che ha tradito Green-eye – uccide a tradimento Kid Death. Dietro di loro gli abitanti della città sono in rivolta, “affamati del loro futuro”. E’ l’alba, Lobey si volta a inseguire l’ultima oscurità a un’estremità della spiagggia.

Romanzo “di passaggio” tra la produzione giovanile di Delany, geniale ma ancora acerba, e la fase più matura e complessa che inizia con Nova, romanzo di formazione non soltanto in senso autobiografico (vedi i brani di diario posti come citazione all’inzio di alcuni capitoli) ma generazionale, “Una favola tenebra informe” è un testo radicale sulla duplicità e sull’ambivalenza. Duplicità degli oggetti, a cominciare dal flauto-machete delle primissime righe, e delle credenze (i miti, e le ideologie, che mentono ma ai quali nessuno riesce a rinunciare); indeterninatezza sessuale, ambiguità della giovinezza che si sente proiettata verso il futuro ma si scontra in ogni momento con gli ingombranti resti delle passate generazioni. Finito di scrivere un anno e mezzo prima del Maggio parigino, “Una favolosa tenebra informe” sembra raccogliere i segni dell’esigenza di un cambiamento e trasfigurarli nella favola di un giovane un po’ Orfeo un po’ Ringo Starr che lascia il villaggio natale per esplorare uno strano mondo che non gli appartiene del tutto.

La Terra, il mondo, la specie che sta ritta su due gambe e vaga su questa sottile, umida crosta: sta cambiando, Lobey. Non è più la stessa. Alcune persone camminano sotto il sole e accettano questo cambiamento, altre chiudono gli occhi, si coprono le orecchie con el mani, e rinnegano il mondo con le loro lingue”.

 
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