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Fanucci Editore
Prima
o poi qualcuno dovrà occuparsi anche da noi di Samuel R. Delany, un
grande scrittore afroamericano che si è mosso tra fantascienza,
fantasy, mainstrean e raffinati studi di letteratura. mantenendo
un’originalità di scrittura e una freschezza d’idee da far invidia a
molti. In italiano non è stato tradotto poi molto, e la maggior parte
dei suoi libri sono ormai fuori commercio. Come fuori commercio da
moltissimi anni era questo romanzo giovanile (uscito nel 1967, quando
Delany aveva appena venticinque anni), pubblicato negli anni Settanta
da La Tribuna col titolo Einsetin Intersection e ora edito da Fanucci come “Una favolosa tenebra informe”.
In
una terra di un futuro remoto, gli esseri umani sono scomparsi da
tempo, fuggiti in qualche luopgo al di fuori del nostro universo; il
loro posto – i loro corpi, le loro città, la loro cultura – è stato
preso da una razza aliena che cerca di adattare il proprio essere
all’eredità umana. Ma i nuovi venuti non sono creature umane e si
muovono spaesati in un panorama di rovine che non gli appartiene, tra
credenze, abitudini e manufatti che gli sono estranei. Il passato è un
fardello che appesantisce l’esistenza ma al quale, curiosamente, non
sono disposti a rinunciare del tutto. [...]
Il
protagonista del romanzo è Lo Lobey, che possiede uno strano strumento
metà coltello e metà flauto, col quale suona e col quale uccide. E’ un
nuovo Orfeo al quale viene sottratta la sua Euridice (la bella Friza
dai singolari poteri psichici), è Teseo che scende nella
caverna-labirinto per abbattere il mostruoso toro che la infesta; è
Ulisse che lascia il villaggio per avventurarsi nel mondo. Durante le
sue peregrinazioni, Lo Lobey incontra figure che come lui incarnano gli
antichi miti e allo stesso tempo li smentiscono: Kid Death, un
adolescente dai capelli rossi che è il diavolo e la morte, Green-eye
(un Gesù pastore di draghi), Spider il traditore, la Colomba (archetipo della femminilità).
“Cosa
sai di mitologia?” chiede a un certo punto Spider a Lo Lobey. “E non ti
sto chiedendo quali miti conosci, né da cosa derivano, ma perché li
abbiamo, che uso ne facciamo (…). Non voglio sapere cosa c’è dentro i
miti, né come essi cozzano e risuonano l’uno contro l’altro, i loro
centri risplendenti, i loro limiti e la loro genesi. Voglio la loro
forma, la loro tessitura, come li senti quando ci strusci contro lungo
una strada oscura, quando li vedi ritrarsi nella nebbia, qual è il loro
peso quando ti balzano sulla spalla da dietro”.
L’odissea
di Lo Lobey termina, in modo parziale e aperto, su una spiaggia, dopo
che Spider – che ha tradito Green-eye – uccide a tradimento Kid Death.
Dietro di loro gli abitanti della città sono in rivolta, “affamati del
loro futuro”. E’ l’alba, Lobey si volta a inseguire l’ultima oscurità a
un’estremità della spiagggia.
Romanzo
“di passaggio” tra la produzione giovanile di Delany, geniale ma ancora
acerba, e la fase più matura e complessa che inizia con Nova, romanzo
di formazione non soltanto in senso autobiografico (vedi i brani di
diario posti come citazione all’inzio di alcuni capitoli) ma
generazionale, “Una favola tenebra informe” è un testo radicale sulla
duplicità e sull’ambivalenza. Duplicità degli oggetti, a cominciare dal
flauto-machete delle primissime righe, e delle credenze (i miti, e le
ideologie, che mentono ma ai quali nessuno riesce a rinunciare);
indeterninatezza sessuale, ambiguità della giovinezza che si sente
proiettata verso il futuro ma si scontra in ogni momento con gli
ingombranti resti delle passate generazioni. Finito di scrivere un anno
e mezzo prima del Maggio parigino, “Una favolosa tenebra informe”
sembra raccogliere i segni dell’esigenza di un cambiamento e
trasfigurarli nella favola di un giovane un po’ Orfeo un po’ Ringo
Starr che lascia il villaggio natale per esplorare uno strano mondo che
non gli appartiene del tutto.
“La Terra,
il mondo, la specie che sta ritta su due gambe e vaga su questa
sottile, umida crosta: sta cambiando, Lobey. Non è più la stessa.
Alcune persone camminano sotto il sole e accettano questo cambiamento,
altre chiudono gli occhi, si coprono le orecchie con el mani, e
rinnegano il mondo con le loro lingue”.
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