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Home arrow Music arrow Frog Eyes - "Tears of the Valedictorian"
Frog Eyes - "Tears of the Valedictorian" PDF Stampa
Scritto da Massimo Sandal   
sabato 29 marzo 2008

Absfrogeyes_tearsofthevaledictorian.jpgolutely Kosher 2007 

A volte anche in questo decennio, in cui tutto sembra ripetersi, in cui tutti sembrano riarrangiare il già visto e il già sentito, escono dei dischi incredibili, delle cose che non ti aspetteresti. Dei dischi che ti lasciano semplicemente con la mascella che cade a terra, le mani nei capelli e quella sensazione del tipo “come ho fatto a vivere senza questo, fino adesso”

E' questa un po' la sensazione che capita dopo aver sentito un paio di volte “Tears of the Valedictorian” dei canadesi Frog Eyes. Un disco che trema di febbre e suda, in mezzo a un'urgenza inarrestabile di dire, di fare di essere, di esserci.

Cavalcate spastiche e intossicate, disperate e sincere, sostenute splendidamente da un pianoforte ruvido e sporco, con la voce in pieno delirio di Carey Mercer, che sembra sempre sul punto di dover urlare tutto quello che può prima di annegare. Un disco che verrebbe naturale dichiarare come la versione accelerata, spiritata, tagliata di fresco e incontrollabile degli Arcade Fire, o la versione romantica e garage degli Animal Collective, ma sarebbe troppo poco: i Frog Eyes tritano e accelerano influenze diverse come i Wolf Parade, i Pixies o gli Xiu Xiu in un unico fuoco tanto folle quanto caldo e coerente. Nascono così canzoni indimenticabili che a volte diventano veri e propri romanzi rock, come Bushels o Caravan Breakers (il cui incipit è qualcosa che dovrà rimanere nella storia del rock di questo decennio), o gioielli di energia e urgenza pura come l'iniziale Idle Songs.


I Frog Eyes sono la conferma, a lungo cercata e per fortuna non disattesa, che il rock non è ancora diventato mero mestiere, che non è ancora ridotto del tutto a un puro intellettuale taglia-e-cuci del passato o adolescenziale rivendicazione di sè tramite forme che una volta erano istintive ma che ora sono più codificate di un sonetto shakesperiano. C'è ancora qualcuno che fa musica con i nervi, il sangue e l'anima. Ed è una di quelle cose che fa tornare la voglia di essere vivi.

Ultimo aggiornamento ( domenica 30 marzo 2008 )
 
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081.2201000)
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