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IL DIVO PDF Stampa
Scritto da Andrea Campanella   
domenica 01 giugno 2008

sorrentino.jpgAnche il solo pensare di dedicare un film ad  Andreotti è operazione da far tremare i polsi.

Nessuno ci aveva tentato o neppure pensato.

Eppure in Italia sta prendendo forma una nuova primavera. Gli intellettuali, gli autori tornano a mettere le mani e i piedi nelle viscere della terra.

Sorrentino, Garrone, Saviano, Celestini, tutti autori giovani, generazione di trentenni, molto distanti dai coestanei di "Bisteccopoli", figli del partito che ha perso la sua supremazia morale e intellettuale, non tanto diversi dai "furbetti del quartierino".

Sorrentino sceglie la pluralità di registri, prediligendo il grottesco e il surreale. In questo, se un rimando mi viene in mente è il Volontè di "Indagine su un cittadino..." di Petri, film deflagrante e drogato, sopra le righe, esplosivo. Un altro rimando è al Peter Sellers di "Oltre il giardino", nella fisicità di Servillo, i suoi movimenti corporali e mimici (Andreotti a Mosca, Andreotti e il gatto, Andreotti e la moglie che guardano Renato Zero in tv che canta I migliori anni della nostra vita). C'è  il Sergio Leone (non Tarantino) della scena iniziale dell'arrivo dei componenti della corrente andreottiana (su tutti Popolizio, Bucirosso e Flavio Bucci).

C'è Lynch, nell'incubo di Moro, rannicchiato vicino al cesso che recita "il mio sangue ricadrà su tutti voi".

Sì, ma questa è roba da cinefili malati. Il film è tuttosorrentino, con la sua capacità di raccontare

la complessità tutta italiana (vedi il colloquio Andreotti-Scalfari), in modo leggero eppure drammatico (la morte di Falcone o Salvo Lima che paiono uscite da Scarface di De Palma).

Sorrentino ha il culto dell'immagine e si vede, nell'ira del vescovo preso dall'alto dopo l'omicidio Lima, in Riina che chiede l'acqua con le bollicine, nella maniacalità dell'epidermide indagata, nel rito dell'aspirina. E la storia non ne soffre, la Storia c'è, P2, Pecorelli, I fratelli Salvo, Ciancimino,

nella conservazione del potere, nel non parlare trincerandosi dietro le battute, nell'esplosione (unico momento in cui Andreotti alza la voce) d'ira contro quelli che cercavano la verità (e sono tutti morti). Ma si sa, come diceva Guevara la verità è sempre rivoluzionaria.

andreotti.jpg

A proposito di Moro è particolarmente efficace la battuta " Le B.R. dovevano prendere me, Aldo è un uomo debole, io con le B.R. avrei parlato per mesi, lui certe cose non se le immaginava nemmeno" che fa il paio con la frase di Moro sentita nella fiction Moro-Il Presidente, "avete preso il democristiano sbagliato"

Menzione speciale per la musica di Teardo e la scelta del repertorio classico e non (Beth orton nella scena con Totò Riina, Da da da nel finale)

Un gran film, che fa sembrare  Il Caimano, un  esperimento maldestro.

Ultimo aggiornamento ( domenica 01 giugno 2008 )
 
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