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IN THE CUT PDF Stampa
Scritto da Susanna Raule   
mercoledì 01 agosto 2007
Di Jane Campion
Con: Meg Ryan, Mark Ruffalo

NON LEGGERE SE VUOI VEDERE IL FILM CON SODDISFAZIONE
Dicono che Jane Campion non riesce ad essere all’altezza di sé stessa. Bè, ragazzi, hanno ragione, ma non va nemmeno poi così male. In the cut, gioco di parole nemmeno troppo raffinato tra “nel taglio” e “nella figa”, è un esempio di come la regista di Lezioni di Piano non abbia perso del tutto il tocco magico.
Vista l’imponente campagna pubblicitaria che ha preceduto il film, credo sia noto a tutti che la storia si svolge a New York, dove nel giardino di un’insegnante di linguistica viene ritrovato il corpo di una ragazza squartata. L’investigatore incaricato delle indagini si da il caso sia anche quel che si dice ‘un bel pezzo di ragazzo’ e l’insegnante non può far altro che cedere alle sue avances niente affatto velate.
Per il lancio del film, Meg Ryan non si è risparmiata nemmeno un’intervista, sproloquiando senza freno sulla svolta della sua carriera da ‘fidanzatina d’America’ a… Cosa? Sfatiamo alcuni miti che circolano attorno a In the Cut. [...]
1° “Scene di sesso morboso”: è anche vero che lo scandalo sta nell’occhio di chi guarda, ma le famose scene di sesso da censura dove sarebbero? In tutto il film possiamo assistere a una (timida) masturbazione, a un rapporto perfettamente tradizionale, un accenno di rapporto telefonico (interrotto talmente fulmineamente che lo spettatore si rende a stento conto che sia successo qualcosa) e – il pezzo forte, dicono alcuni – un trito e ritrito ammanettamento a scopo sessuale. La visione dell’erotismo americana deve essere piuttosto distante da quella europea, visto che nelle loro sale il film è stato tagliato per eliminare le scene più hard. In sala l’abituale pubblico di voyeur italiani, si sta ancora domandando COSA ci sia stato bisogno di tagliare, con esattezza?
Tenendo conto che la più stupefacente performance amorosa di Mark Ruffalo, una roba che lascia la Ryan sconcertata e in visibilio, altro non è che un comunissimo cunnillingus (e negli States, dopo il caso Clinton dovrebbero avere una certa cognizione in materia), ci domandiamo DOVE era lo SCANDALO?
2° “Trama poliziesca”: certo ci immaginavamo che un film così INTELLETTUALE, non si sarebbe abbassato a possedere una trama minimamente credibile, ma speravamo almeno un poco nel libro da cui è stato tratto. Forse Susanna Moore avrebbe ritenuto necessario un accenno di coerenza. Invece no. Per scoprire chi è l’assassino durante i primi venti minuti di film, quello che è sufficiente che facciate è questo: SEDERVI IN SALA (malgrado ci sia gente che l’ha capito anche mentre era al bagno, o a comprare i pop corn). E’ talmente ovvio che fino alla fine vi rifiuterete di crederci.
3° “Stupefacente e virtuoso voltafaccia di Meg Ryan”: se la ex fidanzatina d’america ci vuole convincere che è perfettamente in grado di sostenere ruoli drammatici, e che, anzi, le vengono meglio di quelli romantici, perché non si è data un po’ di sbattimento in più?
Per farci cascare almeno qualcuno non basta tingersi i capelli di scuro e rimanere tutto il film con la bocca socchiusa. E’ vero, a uno sguardo superficiale Nicole Kidman si è portata l’Oscar a casa più o meno in questo modo, ma… ci dispiace ricordartelo: non sei la Kidman.
NOTE POSITIVE (LE PUOI LEGGERE ANCHE SE HAI INTENZIONE DI VEDERE IL FILM CON SODDISFAZIONE)
Grande colonna sonora. Veramente carina. Buoni dialoghi, inquadrature suggestive e che mostrano tutta la bravura che ci sarebbe dietro questo film. Bellissima scelta dei colori.
CONCLUSIONI: MEDIOCRE
 
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