Rebus, pp. 175, Euro 13.50
Mauro si trasferisce in Irlanda all’apice del boom economico, nel 2005, ma appena arrivato il boom finisce. Mauro è torinese, “inutilmente alto, magro come la consolazione di chi arriva secondo, triste faccia da piemontese”. Mauro ha persino preso una laurea, perquel a cui può servire: trova lavoro nel data-entry, dove una laurea serve a copiare e incollare dati al computer tutto il giorno. E fortuna che gli scimpanzé non possono avere titoli accademici, altrimenti tutti i posti li prenderebbero loro.
Poi, naturalmente, a Dublino piove. A Dublino si beve. A Dublino si beve molto, nel caso non mi fossi spiegata. A Dublino fa freddo, ma le ragazze vanno in giro mezze nude (è sempre perché a Dublino si beve).
Mauro, con le ragazze, se la cava abbastanza bene. Certo, per portare a casa il risultato deve mentire un po’, magari passarsi per un inviato della Stampa, magari millantarsi amico di Jon Bon Jovi (e lui, per ricambiare, fingere di essere Bono Vox), ma in fondo sono dettagli.
Lui e i suoi amici – italiani, precari, generazione Low Cost – dovranno riuscire a sopravvivere al clima, alle serate in discoteca, all’alcool e alle prospettive occupazionali inquietanti senza perdere il senso delle cose.
Mauro Fiorio Plà ci regala unpiccolo libro esilarante, veloce, pungente e realistico sulla situazione irlandese e sulla sua generazione.
“Inutile dirlo, quello che mi fa il colloquio è un nanetto gay in giacca viola, pantaloni a quadri, occhiali giganteschi dalla montatura gialla. […]
non ascolto cosa dice Sir Elton. Ad essere sincero sono ancora un po’ brillo. […] Elton mi apre sotto il naso un catalogo di scarpe da donna e blatera qualcosa del tipo «Secondo te come si concilieranno il revival fifties e il trend fetish nel design del tacco da clubber?».
Un pensiero stranamente lucido mi si fissa in testa: l’Europa ha bisogno di una guerra. […] Mi chiedo quando si decideranno i governi mondiali ad ammettere gli esperimenti di ibridazione congli alieni. Ma dico qualcosa di molto, molto peggio. «Non so… sono eterosessuale».”
Una generazione Low Cost alla quale hanno fatto credere che sarebbe bastato seguire le proprie inclinazioni e tutto sarebbe andato nel migliore dei modi, ma che a un certo punto si rende conto che 600 sociologi all’anno, nella sola Torino, non servono a nessuno.
Una generazione costretta a reinventarsi, a costruirsi da zero, sopravvissuta ad ogni possibile esperimento sociale e finalmente approdata nell’epoca in cui gli unici esperimenti ammessi sono quelli condotti da te stesso su di te.
Mauro Fiorio Plà ci guida nel viaggio che compie l’altro Mauro, quello del romanzo, con sguardo ironico e voce caustica, senza mai cadere nella facile trappola della lamentela generazionale, ma invece dicendoci che, insomma, in qualche modo si può fare.
Bisogna provarci, però.
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