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Matrix Reloaded PDF Stampa
Scritto da Susanna Raule   
mercoledì 01 agosto 2007
Naturalmente è uno di quei film che non si può fare a meno di andare a vedere. Eppure tutti abbiamo subodorato la bufala in agguato, ma, si sa, nell’essere umano è sempre stata presente una vena di masochismo nemmeno troppo ben dissimulata. Così è accaduto che le masse si sono affollate al cinema per vedere la nuova fatica dei fratelli Wachowski. Tra le masse c’ero anch’io, scettica ma incosciente.
Matrix Reloaded è il classico film di congiunzione, il film giunto, il film “non servo a niente ma ci sono”; come la testa tra le orecchie di Keanu Reeves, serve solo a tenere assieme due parti.
La trama è volutamente confusa (se no come potrebbe dissimulare la sua approssimazione?) e inconsistente.
Immaginate qualcosa di simile a Star Wars “L’attacco dei cloni” (allora me le vado a cercare, direte voi!) e fatelo un pochino meno noioso e un pochino più cupo, ed avrete più o meno il quadro giusto. [...]
Ad alcune scene d’azione “funzionali” se ne affiancano altre che non si giustificano in nessun modo. Chiarifichiamo:
Neo, protagonista del film, l’enfant prodige, l’eletto, insomma quello che dovrebbe essere un bel personaggio carismatico e complesso, entra in una stanza. Lo attende un buffo giapponesino che dovrebbe accompagnarlo dalla Pizia locale. Breve scambio di battute tra i due che, senza apparente motivo, iniziano a darsele di santa ragione.
Lo spettatore più smaliziato, a questo punto, inizia a ruminare varie spiegazioni: il giapponese non è chi sostiene di essere, ma è un “nemico”; è un pazzo kamikaze incaricato di uccidere Neo a costo della propria vita (di questi tempi…); è un promettente allievo di una scuola di arti marziali che il protagonista ha messo su per arrotondare le entrate…
Ma la scena finisce (è durata circa cinque minuti). Il giapponese dice “Basta. Ora so che sei tu: l’eletto. Non puoi dire di conoscere qualcuno se non ci hai combattuto!”
Sì, potete allontanarvi per recuperare quello che vi è caduto a terra.
Eviterò di citare altre scene per chi ancora avesse intenzione di andarlo a vedere. Sappiate comunque che vi ho raccontato solo una piccola parte: il film intero dura circa due ore e mezza.
Vi chiederete di cosa hanno riempito queste due ore e mezza. Con precisione non vi so rispondere. I registi infatti hanno adottato la tecnica di distrarre il pubblico dal loro stesso film, in modo che nessuno riesca a rendersi ben conto di quanto succede.
In ogni caso quando i nostri eroi non svolazzano a mezz’aria, ammazzano il tempo esponendo stravaganti teorie mistico-filosofiche dal contenuto incomprensibile. Perché incomprensibile, chiederete voi?
Anche in questo caso i registi hanno ritenuto più saggio distrarre il pubblico, in modo che nessuno si facesse un’idea troppo chiara di quanto deprimenti e insulse fossero le basi della storia.
E ora spendiamo qualche parola sul cast.
Keanu Reeves, inespressivo come suo solito, sbatte le lunghe ciglia nere e dimostra di non aver capito. Il suo personaggio passa con rapidità sbigottente da “duro guerrigliero in lotta per la libertà” a “verginella impaurita appena caduta in un bordello sado-maso”. Va bene le personalità problematiche e contraddittorie… ma non abbiamo un pochino esagerato?
Carrie-Ann Moss (Trinity) non parla mai e questo deporrebbe a suo favore se proprio alla fine del film, quando ormai ce l’aveva quasi fatta, non si lasciasse sfuggire un “In cinque minuti lo rado al suolo quel palazzo!” che starebbe molto bene in bocca a Terminator.
Stendiamo un velo sugli altri interpreti per occuparci dell’italiana più amata in Francia, Monica Bellici. Bellissima ed elegante recita una parte di cinque minuti, che tuttavia bastano al suo personaggio per mettersi in luce nel ruolo (peraltro ben interpretato) di una perfetta cogliona.
Infine, siccome ho ancora qualche riga da riempire, parliamo delle parti buone del film.
Numero uno: colonna sonora. Bella ed energetica, dai ritmi tecno-tribali è uno dei motivi per cui non si schianta addormentati dopo i primi cinque minuti.
 
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