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WALL-E PDF Stampa
Scritto da Antonio D'Eugenio   
sabato 15 novembre 2008

WALL-E

Regia: Andrew Staton

Genere: animazione

Durata: 97’

Produzione: Walt Disney. USA – 2008

 

Wall-e è l'unico superstite del pianeta Terra, dopo che quest'ultimo è rimasto vittima della spazzatura e tutti gli abitanti sono stati costretti ad emigrare nello spazio. Wall-e ha l'ingrato compito di ripulire tutto il pattume. Le sue giornate passano nella più triste solitudine, i suoi occhi sono pieni di malinconia e guardano in alto per non vedere il pianeta deturpato. O nella speranza che un giorno da lassù arrivi qualcuno. Con un sorriso. Le sue speranze vengono esaudite quando un bel giorno approda sulla Terra Eve. Nel vederla Wall-e prova da subito un sentimento irresistibile ed i suoi occhi lasciano subito noia e tristezza. Fino a quando lei non è costretta a tornare nello spazio. Wall-e la segue ed i suoi ingranaggi scopriranno una triste verità. Già, perchè Wall-e è un robot.

Dopo Ratatouille torna la Disney, e di conseguenza la nota casa di produzione ad essa legata: la Pixar. Andrew Stanton firma la regia dell'ultimo cartoon dopo il successo di Alla ricerca di Nemo – seguito da un' Oscar come miglior film d'animazione. Wall-e è sicuramente il miglior titolo degli ultimi anni, se il topo/cuoco parigino era più fumo che arrosto, il robottino dagli occhi dolci ha uno charme imprevedibile ed irresistibile. Il film si divide in quattro parti: le prime due durano una mezz'ora, la terza – la più lunga e la più noiosa – è la parte centrale del cartoon e la quarta – il finale – circa dieci minuti. Il lungometraggio inizia trasportandoci su una Terra apocalittica devastata dalla spazzatura – niente di più attuale per le note vicende napoletane – con gli umani costretti a rifugiarsi nello spazio dopo aver reso invivibile il Pianeta. Un monito. Successivamente facciamo la conoscenza di Wall-e (il cui colore ricorda molto quello dell'alieno Spielberghiano), un piccolo robot costretto a fare pulizia nella più triste solitudine. L'unico amico è uno scarafaggio che lo segue ovunque. La notte torna nel suo ripostiglio dove una televisione trasmette ininterrottamente il film Hello Dolly a ricordargli i fasti di un tempo che fu. Nei suoi occhi si legge tutto lo sconforto e l'affaticamento per una vita che vorrebbe diversa, nonostante sia fatto di latta e circuiti sembra avere più sensibilità degli altri personaggi umani creati dalla stessa casa di produzione. I primi quindici minuti sembrano essere usciti dalla mano poetica di un Kim-Ki Duk cartoonesco e Wall-e pare vestire i panni di Tae-Suk, alla ricerca di compagnia. Come il protagonista di Ferro 3 – La casa vuota, Wall-e non parla. I suoi gesti ed i suoi occhi, al contrario, raccontano tutto. Cercando di dimenticare le cadute della vita. A questo punto fa il suo ingresso Eve, una robottina mandata sulla Terra in cerca di vita. Wall-e cambia subito espressione nel vederla, nel vedere un piccolo uovo bianco che volteggia sulla stessa terra dove lui aveva camminato stancamente solitario troppo a lungo. In lei vede il sorgere di un'amicizia, lo spuntare di un sentimento a lui negato per via dei suoi circuiti tristi e sconsolati. In lei vede la Vita. Ecco allora che Wall-e si trasforma in un altro emblema del cinema mèlo: il giornalista Cho-Mo Wan di In the mood for love. Qui è Kar-wai a muovere la mano di Stanton, regalandoci i quindici minuti più effimeri nella storia della Pixar. Successivamente veniamo catapultati nello spazio, dove i due robot lasciano il campo agli umani. Qui la sceneggiatura perde il suo mordente e parte della vitalità che aveva caratterizzato le battute iniziali. La storia passa in mano al capitano dell' Enterprise dove gli ex abitanti del pianeta Terra sono ridotti all'inerzia dell'obesità. Qui entra in gioco il parlato, la poesia iniziale lascia il posto ad un racconto già visto. Certo, c'è il messaggio di ripopolazione della Terra e la morale ambientalista, ma ci sarebbe piaciuto continuare a vedere gli occhioni speranzosi di un robot troppo umano per essere fatto di vecchi circuiti. Si rifà nel finale, dove un bacio elettronico suggella una storia di solitudine, speranza, amore...ed ecologia. E dove i primi trenta minuti segneranno la storia dei film d'animazione targati Pixar con i quali vincerà molto probabilmente un'altra statuetta d'oro. Ma forse perchè in giro non ci sono i nomi di Ocelot, Satrapi o di Miyazaki.

 di Antonio D’Eugenio.                                                                      Blog: http://cinelab.splinder.com
Ultimo aggiornamento ( sabato 15 novembre 2008 )
 
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