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FRONTIERES PDF Stampa
Scritto da Antonio D'Eugenio   
luned́ 01 dicembre 2008

Frontieres di Xavier Gens 

Con: Karina Testa, Aurelien Wiik, David SaracinoGenere: horrorDurata: 108’

Produzione: Francia, Svizzera – 2007

Durante una rivolta politica, cinque ragazzi di origine algerina approfittano della confusione per mettere in piedi una rapina e scappare con una borsa piena di soldi. Durante la fuga uno di loro viene colpito a morte dai poliziotti. Gli altri decidono, così, di dividersi e di scappare in Olanda. Si ritroveranno, di nuovo insieme, in un albergo ai confini con il Lussemburgo abitato da una strana famiglia di cannibali nazisti. Subiranno una serie agghiacciante di torture ed angherie, fin quando una di essi – Yasmine – riuscirà a trovare una via di fuga. Non senza conseguenze. Uscito nelle sale francesi nell’estate del 2007, arriva anche in Italia il lungometraggio d’esordio del regista Xavier Gens. Uno splatter-thriller truculento dove il colore rosso fa da padrone. Ma non solo. C’e’ di più. C’è la sensazione che sotto ci sia la (s)velata opposizione politica contro le elezioni che nel 2002, in Francia, portarono turbamenti per la vittoria della destra. Ecco, allora, che i cannibali del film parlano tedesco ed inneggiano ad una nuova e pura razza facendo razzia dei giovani mussulmani ai quali – al loro arrivo in albergo – viene da subito chiesto se fossero ebrei. Dall’albergo-ostello si passa dentro la casa colonica della famiglia antropofaga dove i giovani incriminati subiscono le più tremende torture fisiche ed aberranti umiliazioni dello spirito – vedi la sequenza in cui vengono incatenati con i maiali. Il film è pieno di citazioni, a cominciare dalle prime immagini che ricordano vagamente il film del 1995, L’odio – qui a colori – di Kassovitz. Poi si passa a Non aprite quella porta diretto da Tobe Hooper nel 1974, ma il più grande richiamo, ovviamente, non può essere che quello di Hostel diretto da Eli Roth e prodotto da Tarantino. Le sincronie, però, sono puramente stilistiche e vengono accumunate solo dall’eccessiva dose di scene troppo violente e di situazioni al limite della decenza visto che il film di origine francese ha più classe ed un discorso più elevato che non la pura violenza gratuita del film di Roth. Ci sono isotopie visive e ricorrenti: le croci che vengono mostrate puntualmente ad ogni rito massonico dimostrando che non c’è pietà per le povere vittime e la salvezza verrà negata sia agli “albergatori” filo nazisti che all’unica superstite tra i quattro ragazzi – con il finale infatti, il regista sottolinea il fatto che la ragazza sopravvissuta al massacro è pur sempre una criminale e quindi consegnata alla giustizia. Come nel secondo lungometraggio del regista francese Hitman, anche qui l’azione è caratterizzata e sottolineata da inquadrature frenetiche e movimenti di camera veloci, che a volte sembra più di essere all’interno di un videogioco che in un film. Ma d’altronde la sceneggiatura richiedeva l’uso di una telecamera a spalla per filmare soprattutto le scene in esterno d’apertura. La fotografia, invece, soffre i limiti dell’uso di troppe luci artificiali soprattutto in interni che rendono i colori a volte troppo saturi – vedi la fuga di Yasmine dalla prigione con i maiali.  In definitiva un buon film, caratterizzato da una buona sceneggiatura che nasconde i limiti tecnici. Sicuramente uno dei migliori horror d’oltralpe di questi ultimi anni. Dopo “A l’interieur” di Julien Maury. Ovviamente.    di Antonio D’Eugenio. http://cinelab.wordpress.com
Ultimo aggiornamento ( luned́ 01 dicembre 2008 )
 
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081.2201000)
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