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Tit.or. The Laughing Corpse, Tea, pp.358, euro 8,60
“Resti mortali” è l'ultimo racconto, pubblicato dalla Tea, della serie di Anita Blake, la cacciatrice di vampiri creata da Laurell Hamilton. In realtà questo libro si va a collocare temporalmente subito dopo il primo episodio, ma la sua pubblicazione è stata posticipata in quanto troppo atipico rispetto agli altri e quindi commercialmente fuorviante.
In “Resti mortali” di vampiri se ne vedono ben pochi e quei pochi sono semplici comparse, in una vicenda imperniata su tematiche completamente differenti seppur appartenenti allo stesso filone horror, vale a dire il vudù e gli zombie.
Anita ha la capacità di resuscitare i morti. Ormai è il suo mestiere, aiutando poveri sventurati in caso di eredità contese oppure di omicidi. Volete mettere il vantaggio di chiedere delucidazioni direttamente al defunto?? Ma la Blake ha dei limiti che non vuole superare. Uno di questi è compiere un sacrificio umano per poter resuscitare un cadavere di 300 anni, neanche se la somma offerta per l'operazione è di un milione di dollari.
In città intanto si verificano degli spaventosi omicidi. Intere famiglie vengono sterminate e divorate nelle proprie abitazioni. Le creature che Anita ben conosce - licantropi, necrofagi e vampiri – non sono mai arrivati a tanto, quindi c'è lo zampino di un essere sconosciuto, forse proprio uno zombie pluricentenario che qualcun altro senza troppi scrupoli ha deciso di riportare in vita...
La vicenda è ben strutturata e piacevole da leggere, a patto, ovviamente, di essere appassionati di questo genere di tematiche.
La Hamilton crea un universo che definire surreale sarebbe sicuramente riduttivo, in cui si muovono zombie, vampiri, licantropi e in cui gli umani sono ormai spettatori neanche troppo interessati.
Esistono quartieri appositi per queste creature, in cui la vita è esclusivamente notturna e, a ben vedere, sembra quasi uno specchio della realtà multietnica che vediamo tutti i giorni.
L'elemento vudù farà la propria prepotente apparizione grazie alla sacerdotessa Dominga Salvador, una figura affascinante ma al contempo spaventosa, che l'autrice tratteggia in maniera particolareggiata nel corso dell'intero libro, aggiungendo di volta in volta un tassello utile al lettore.
La Hamilton permea il romanzo di sottile umorismo, quasi a stemperare la cupa atmosfera che ci troviamo a vivere, ma sempre in maniera discreta, senza trasformare i protagonisti nelle macchiette irritanti che spesso si incontrano in questo genere di romanzi.
Ma sono l'horror e lo splatter a farla da padrona, spesso con descrizioni minuziose di omicidi, corpi smembrati e zombie putrefatti, che si alternano a momenti di suspense pura o ad elementi horror più “inglesi”, come spiriti che si manifestano in cimiteri abbandonati.
Il ritmo è incalzante, non ci sono mai momenti di stallo o di relativa calma, con Anita sempre al centro del palcoscenico a guidare gli altri protagonisti, a volte con gentilezza, altre a colpi di ascia, fucile o pistola...
Decisamente un buon romanzo, sia per chi è lettore affezionato della serie, sia per chi, come me, è un novizio in materia.
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