 Gargoyle, pp. 544, Euro 14.00
Il cacciatore di vampiri non è un mestiere da intellettuali. Non è un mestiere da ricchi. E non è neanche un mestiere da idealisti. Per lo più consiste nell’introdursi in posti fetidi e cadenti, rigorosamente durante il giorno, e far fuori dei vampiri friabili e vagamente disgustosi, per niente combattivi. Claudio e i suoi colleghi, falliti e disoccupati più o meno come lui, pensano che ammazzare vampiri nelle campagne modenesi sia sempre meglio che lavorare. Finché non succede qualcosa e la scalcinata squadra scopre che il lavoro si farà decisamente più duro e più pericoloso… Se qualcuno aveva dei dubbi sul mito dell’immortalità dei vampiri, questo libro è qua per smentirlo. Sempre se stesso, eppure sempre nuovo, il vampiro è uno, ma si può raccontare in mille modi diversi.
Claudio Vergnani, mostrandoci la questione dal punto di vista di un gruppo di disorganizzati, disperati, a volte francamente idioti, cacciatori di vampiri trova il modo di raccontarci i “suoi” vampiri. Vampiri più complicati di quel che sembrano all’apparenza, come più complicati di quel che sembrano sono anche gli appartenenti alla “squadra del bene”.
Lo stile di Vergnani a tratti è ancora acerbo, ma la sua prosa diretta, realistica, talvolta ironica, ti fa venir voglia di continuare a leggere. Se la prosa è funzionale, il vero punto di forza di questo romanzo sono i personaggi. Vergnani descrive senza pietà – ma anche senza alcun giudizio morale – un gruppo di uomini nel complesso gretti e superficiali, tutt’altro che senza macchia, che pure per mestiere uccidono vampiri. Non lo fanno convinti di una qualche purezza e superiorità spirituale della razza umana, ma solo perché quello è il lavoro migliore che hanno trovato e perché, comunque, qualcuno i vampiri deve ben ucciderli. All’inizio leggiamo delle loro scorribande con un certo sospetto (dov’è S.Giorgio che uccide il Drago?), ma a un certo punto questa falange di disperati, che in alcuni momenti ci sembra più disprezzabile degli antagonisti vampiri, ci conquista. Lentamente riusciamo a capirli, questi poveracci. E, alla fine, ci stanno persino simpatici.
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