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Home arrow Fantascienza arrow Luciius Shepard STELLE SENZIENTI
Luciius Shepard STELLE SENZIENTI PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
venerd́ 24 aprile 2009

Lucius Shepard

Stelle senzienti

Delos Book, 2009, coll. Odissea Fantascienza

Pag. 117, euro 9

 

Black William è una tranquilla cittadina della Pennsylvania; okkey, siamo negli States ma la provincia è provincia e quella americana può essere perfino più provinciale dei nostri paesoni. Tutti conoscono tutti, i giri sono ristretti e si finisce sempre per gravitare intorno agli stessi posti; le mode ci arrivano, come arrivano dappertutto, ma sempre un po’ in sedicesimo, una riproduzione in scala del fenomeno reale.

Bene, questa è Black William, ma tutto sommato Vernon ci si trova bene. Ci si è stabilito per caso, molti anni prima, e ha trovato la sua sistemazione come piccolo produttore di musica rock; cerca talenti, o semplicemente musicisti sconosciuti ma abili a suonare e cerca di lanciarli sul mercato. Un giorno ingaggia Stanky, un ragazzotto che gli spedito un suo demo, convinto che abbia qualche potenzialità per affermarsi, e lo convince a stabilirsi nella sua casa-studio, mentre intanto, nelle campagne intorno alla città, sta succedendo qualcosa di strano. Venti improvvisi che non provengono da nessun punto cardinale, e poi un’improvvisa esplosione di talenti, in tutti i campi, scuotono l’apatica  Black William dal suo sonno secolare.

Shepard considera la fantascienza un forma moderna di letteratura fantastica; quindi non si preoccupa mai troppo dei dettagli scientifici (a volte non li considera proprio). Quello che interessa sono i ritratti di personaggi  e le ambientazioni, le dinamiche delle situazioni, i conflitti tra volontà e condizioni esterne. In questo breve romanzo che ha vinto il premio Hugo nel 2008, tutta la prima parte è centrata sul rapporto tra Stanky e Vernon, tra l’artista inetto e volgare e il suo pigmalione (che lo disprezza come persona nel momento in cui ammira l’arte che produce). Non c’è ancora alcuna traccia di elementi fantastici, a parte un brevissimo accenno nelle prime righe. Solo successivamente compaiono le “stelle” misteriose entità aliene che periodicamente si manifestano a Black William, regalando a molti un talento (artistico, o di altro genere), del quale torneranno poi a nutrirsi; e nelle pagine finali il manifestarsi in massa delle “stelle” disegna un quadro di indubbia forza evocativa.

In opere di questo genere (che di solito sono accomunate dall’etichetta di realismo magico) il problema principale è di solito il rapporto tra quotidianità ed elemento fantastico: nei casi migliori il fantastico diventa una specie di surrealtà, un grado superiore di realismo. In altri casi, è semplicemente un orpello per dare interesse a un racconto che risulterebbe troppo piatto. Il romanzo di Shepard si colloca a metà di questa forbice. La vita di Black William è descritta con acutezza e spirito di osservazione, i protagonista e i comprimari sono ben inquadrati, la storia scorre veloce; d’altra parte, l’accenno iniziale ci ha avvertiti che la tranquilla cittadina non è affatto tranquilla. Quando si verifica la svolta fantastica non avvertiamo alcuna forzatura. Resta il fatto che l’irruzione delle “stelle senzienti” non ci dice nulla di più di quanto sapevamo sui personaggi e sulle loro dinamiche. E anche il dono delle “stelle”, quel talento inaspettato che sconvolge le loro esistenze, sembra passare senza lasciare tracce, come la stessa apparizione degli alieni nell’apocalittico finale.

Ma forse è proprio questa fondamentale separazione tra vita provinciale e dimensione fantastica che l’autore voleva sottolineare,  un’ottusità paesana a lasciarsi sconvolgere e coinvolgere; come pare sottolineare l’ironica conclusione, con l’accenno a un viaggio “in Russia o a Bucarest” che rimanda all’evocazione di un mondo lontano che non sarà mai davvero visitato.

 
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