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Padiglione sorveglianza PDF Stampa
Scritto da Francesco Urbano   
venerd́ 24 aprile 2009
La crudeltà contro il supplizio infinito, il sonno o l’ebbrezza contro il sogno, la vitalità contro l’organizzazione, la volontà di potenza contro la volontà di dominio, il combattimento contro la guerra”. Così Gilles Deleuze, in «Critica e clinica», sottolinea  cinque punti dell’opposizione fra sistema della crudeltà e sistema del giudizio. Sono tematiche, queste, presenti in tutti gli scritti di Antonin Artaud che agiscono da detonatore (almeno in  teoria) per “Padiglione sorveglianza – elegia vertigine per A. A.”, monologo “doppio” su testo, ideazione scenica e regia di Domenico Sabino che TheaterAus ha presentato alla Galleria Toledo di Napoli. Un sudario bianco posto su un catafalco cela il “corpo senza organi” di Artaud che i due attori impegnati in questa pièce, Francesca Coccorese e Giuseppe Esposito Migliaccio, adagiano su una sedia e imbrigliano dentro una camicia di forza. Sono quindi didascalicamente esibiti i segni della lunga esperienza manicomiale del “mômo” che si moltiplicano negli elementi scenici di Mario Schiano Di Zenise: ad esempio, il groviglio di cavi - quelli che si utilizzano per ricaricare la batteria dell’auto  (!) - a suggerire l’elettrochoc. Il tratto distintivo di questa “immersione totale nel teatro del limite e dello sconfinamento” (come si legge nelle note di regia) è “la scrittura vocale”, per dirla alla Paule Thévenin, o quantomeno il tentativo di approssimarne il senso, ovvero elaborare il testo a partire da un continuo va-e-vieni fra lo scritto e la voce volto a teatralizzare la scrittura stessa, e il rifarsi alla tecnica di quella che definirei “brandellatura”, cioè ritagliare brandelli, appunto, di testi (“I Cenci”, “Ubu roi” di Alfred Jarry), citazioni, glossolalie, inflessioni dialettali mutuate da chi una lingua l’ha re-inventata (e mi riferisco a Enzo Moscato o Leo De Berardinis). Tuttavia, se da un lato la modesta caratura artistica e tecnica degli attori (non è certamente semplice agire come segno disarticolato, scavato e svuotato, come un corpo pestifero) e l’imbrigliante accademismo della struttura drammaturgica hanno reso innocua la “crudeltà” di “Padiglione sorveglianza”, dall’altro, invece, si apprezza lo sforzo complessivo di aver rischiato un approccio alla “metafisica” artaudiana. Intendendo con questo cercare un avvicinamento alla poesia che si traduce in immagini, simboli, narr-azioni cosmogoniche, cioè della traduzione concreta del suo pensiero, di una teatralizzazione mentale dell’idea. Del resto “Ogni  vero sentimento è in effetti intraducibile. Esprimerlo significa tradirlo. Ma tradurlo significa dissimularlo”, avrebbe scritto Artaud ne “Le Théâtre et son Double”. Francesco Urbano 
 
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di saggi che, attraverso l'analisi di importanti studiosi, fornisce una
rappresentazione a tutto tondo dell'opera di alcuni tra i più importanti
autori del fumetto italiano. Questa volta è il turno di Attilio Micheluzzi,
con un volume curato da Luca Boschi e dallo staff organizzativo della
manifestazione Napoli Comicon. Tale libro verrà presentato da Sergio
Brancato, prof. di Sociologia della Comunicazione, Andrea Micheluzzi, figlio
dell'autore, e da alino, curatore della mostra a Castel Sant'Elmo il giorno
8 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac di Napoli (via Luca Giordano 59; tel.
081.2201000)
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Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

testi sono di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi & Andrea Giovannucci (aka La

Compagnia Fantasma).

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