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Intervista a Micol Arianna Beltramini PDF Stampa
Scritto da Susanna Raule   
giovedě 23 luglio 2009
micol_beltramini.jpgEccoci. Iniziamo con un piccolo comig-out? Ovvero che non siamo proprio alla nostra prima chiacchierata?

Eh già. Ci si conosce da un po'. Vai tu o vado io?

Vado io. Ti ricordo che sono io l'intervistatrice!
Parliamo della lunga genesi di Cornflake?


Oh sì. Allora. Cornflake nasce da un progetto cominciato a 23 anni, una versione alternativa di Pinocchio che avrebbe dovuto essere pubblicata in poche copie e abbinata a uno spettacolo teatrale. Poi ovviamente come gran parte di questi progetti non se ne fece più nulla, e rimase stagnata al capitolo ventuno. Sette anni dopo, prima che uscisse il mio libro su Milano, Castelvecchi editore lesse i primi ventun capitoli, e mi propose la pubblicazione. così, all'alba dei trent'anni, mi son messa lì a finirla..
 ...Quei suoi otto anni di travaglio, insomma.
Cornflake, all'apparenza una bambina di quattro anni, le cui gambe si accorciano se dice una bugia (perché le bugie hanno le gambe corte). Lei, da dove viene?

Le bugie, come dice la fata a Pinocchio, o hanno le gambe corte o hanno il naso lungo... e la cirincina si è ritrovata nel primo gruppo. Da dove viene? Idealmente, da quel luogo non-luogo da cui vengono personaggi come il Piccolo Principe o ET; praticamente, ed è parte del suo problema, non lo sa neanche lei.

La poetica di Conrflake, infatti, ricorda proprio quella del Piccolo Principe. Cornflake apparentemente è indifisa, ma dentro di sé ha tutte le risorse necessarie per affrontare un mondo vasto, che per una piccola bambina potrebbe essere spaventoso. La domanda è banale, ma è d'obbligo: quanto di te c'è in lei?

Moltissimo. Cornflake è, di fatto, quello che sarei io se non mi fossi mischiata troppo con tutte queste sovrastrutture terrene - cioè, rispetto a me, è molto meno comprensiva. il che non è necessariamente un male. Comunque, l'aneddoto definitivo: la prima volta che ho visto la mia editor lei ha risposto al telefono e ha detto: "sì.. sì, sono qui con micol.. sì, sembra cornflake da grande.."

A proposito di sovrastrutture terrene, quali sono state, se ce ne sono state, le tue fonti d'ispirazione, al di là di quelle già citate?

La mia vita. Le persone incontrate, le situazioni vissute. Forse Pennac e Tom Robbins, un po', per il modo di scrivere. E poi A.I. di Spielberg. A guardarlo avendo bene in mente il libro uno non può crederci, il lavoro di traslato che ha fatto.

Già che siamo in tema di personaggi. In Cornflake c'è un'autentica sfilata di coprotagonisti bizzarri, ognuno con i suoi punti d'unione con Pinocchio, ma anche autonomi e indipendenti. Forse quello che si distanzia di più dal punto d'origine è Dee/Lou. Mi parli un po' di lui?

Dee è più di un uomo che ho conosciuto e amato. Ha fantasia, ironia, voglia di giocare, e per certi versi è anche piuttosto solido. Senonché, ha un bel po' il culo seduto. Ed è chiuso nella sua gabbietta. In cui lui stesso si è messo.

Non ti chiederò di fare i nomi e i cognomi. Parliamo, invece, di qualcosa di alto e serio e adulto: lo stile di Cornflake. Quanto è nato d'impulso e quanto è stato limato, levigato per ottenere quell'incredibile effetto di spontaneità?

A 23 anni ero molto più ossessivo-compulsiva di adesso, nello scrivere. Tutta la prima parte è talmente asciutta e precisa - rileggevo tutto novanta volte - che nel riprenderla in mano ho pensato: Dio, non ce la farò mai a scrivere di nuovo così. e in effetti per dei mesi è stato problematico. Poi ce l'ho fatta, ma ai miei occhi la diversità tra prima e seconda parte è comunque molto grande. E' che Cornflake poteva essere scritto solo con quella voce lì. Te lo vedi, scritto à la Dostoevski?

C'è un passaggio del libro che mi ha colpita in modo particolare, e ti chiederei di commentarlo:
"Cosa vuol dire: gelosa?"
"Vuol dire che ti importa così tanto di qualcuno che il solo pensiero di doverlo dividere con altri ti fa torcere lo stomaco."
 "..."
"Sei gelosa, socia?"
"La fai sembrare una cosa sbagliata".


Haha! Già. beh, vedi, Dee è stato la chioccia di Cornflake. la prima persona che ha visto, che ha conosciuto, tutto il suo mondo, l'unica casa a cui può appartenere. Ora, Cornflake ha anche il suo caratterino, su questo non ci piove. ma direi che nel suo caso quella che Lucille chiama gelosia è più che altro una forma di delusione. Se lei e Dee insieme formano un uno, perché lui non la cerca? Perché non fa di tutto per difenderla? Perché, anziché lì con lei, sta con quest'altra insulsa tizia che non ama?
 ...C'è del protagonismo, me ne rendo conto.

Be', immagino che se no uno non scriverebbe un libro, o no?

Suppongo di no. E poi sì, uno in quello che scrive cerca di mettere sempre quelle che sono le sue questioni del momento. Io, quantomeno. A volte mi do persino delle risposte, pensa un po'.

Chissà, forse è il segno che tutto sta funzionando correttamente. A questo punto cambierei argomento, mentre ci avviamo alle ultime domande. Negli ultimi anni è esplosa anche in Italia la moda della chick-lit. Sembra quasi, ma questa potrebbe essere solo una mia impressione, che una donna non possa scrivere altro che Chick-lit. Ma iniziamo dalla domanda più generale, ovvero: tu, Micol Arianna Beltramini, che cosa ne pensi di questo genere?

Aveva delle potenzialità. Come qualunque altro genere "pop", poteva essere sfruttato come cavallo di troia per inserire qualcosa di sostanzioso, per nutrire i denti cariati dei lettori con l'esca della glassa di zucchero. Per lo più, tuttavia, ha preso questa deriva rich-glam vuota da morire che ha decisamente stufato.

Esattamente il mio pensiero. Se ti chiedessi che cosa ne pensi dell'essere una donna, oggi, che scrive narrativa?

Io credo che noi donne abbiamo nella narrativa lo stesso identico problema che abbiamo nella vita: una crisi mistica collettiva. O scimmiottiamo gli uomini, o scriviamo chick-lit, o parliamo di sesso. L'essere donna ha sue caratteristiche precise che vanno al di là dell'essere senza cervello, e che sarebbe prezioso far emergere, soprattutto in questo momento in cui anche le controparti maschili sembrano un po' sperse. Tuttavia, non saprei bene che giudizio finale esprimere. Ho sempre pensato, ad esempio, che l'inventare una saga - un mondo intero, una storia a 360 gradi, in cui la trama fosse fondamentale - fosse più prerogativa maschile. Ma Harry Potter? Twilight, per quanto possa non essere nelle mie corde? E' un po' un mondo alla rovescia, su questo non ci piove.

C'è qualcuno dei tuoi progetti futuri di cui puoi parlare?

Sto scrivendo un libro per Mondadori che avrà lo stesso titolo della mia prima raccolta di racconti - Vienimi nel cuore - ma finirà con l'andare in una direzione un po' diversa. Per il momento, con la editor, ci siamo accordate sulla definizione aria frit - ehm - filosofia in salsa pulp con un fondo di Lady Oscar. Vedremo che ne verrà fuori.

C'è qualcosa che vorresti aggiungere?

Cornflake in questo momento per me è la cosa più bella che ho scritto. Di certo la più pura, quella dietro cui ho sputato più sangue. Mi piacerebbe che venisse letta da più persone possibile, anche solo per sapere se arriva, cosa pensa la gente. Ha, fra l'altro, un messaggio non-morale relativamente unico nell'ambito favola, e che a ben vedere è una presa di posizione a 360 gradi. Chi lo sa, forse persino politica. Ecco, è quanto, credo.

E, allora, scusa, ma la politica l'hai tirata in ballo tu, non io, e adesso un'ultima domanda mi tocca fartela: sulle politiche culturali del nostro paese, ovviamente. E ricorda che te la sei andata a cercare, eh?

Hahaha! Anche di quello ci stiamo occupando. Oggi più che mai era fondamentale prendere posizione sul tema dell'accoglienza, della gestione del diverso, del clima di terrore da grande fratello provocato ad hoc, della lobotomia della gente. Si ha un disperato bisogno di aria fresca, di nuove rotte, di appigli a cui aggrapparsi.
Ho detto abbastanza?
Eleggiamo cornflake?

Molto meglio di- hem. No, ok, ti ringrazio per le risposte!

Grazie a te Susanna

 
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