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Stefano Fantelli - Antonio Tentori LA STANZA DI DALIA |
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Scritto da Stefano Fantelli Antonio Tentori
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sabato 12 settembre 2009 |
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La stanza di Dalia è un esperiemento di scrittura estemporanea a quattro mani. Fantelli e Tentori nel giugno scorso vennero invitati alla manifestazione "Le sofisticazioni" tenuta a Pontremoli e organizzata da Actor in progress teatro in collaborazione con Cut-up edizioni e associazione B52. La manifestazione prevedeva la redazione di un racconto "estemporaneo" e la sua proiezione su uno schermo mentre gli autori si esibivano in una performance di scrittura sui corpi delle attrici e degli attori presenti. Con colpevole ritardo lo proponiamo ai lettori di Cut-up.net.
LA STANZA DI DALIA di Fantelli e Tentori Dalia entra nella stanza in penombra, i capelli spettinati, ansimante.I suoi occhi si abituano al buio arrivando però ultimi tra tutti i suoi sensi.Il profumo di muschio bianco che arriva alle sue narici lo conosce bene, le mani sfiorano le pareti, nella gola arsura, mentre ascolta il respiro di chi si trova sdraiato sul letto.Dove spuntavano le ali di lui, del suo angelo, ora solo due ferite dai margini frastagliati e umidi, pulsanti.Per un attimo Dalia resta immobile, rapita, quasi estatica, a contemplare l’essere che giace davanti a lei, poi d’improvviso si riscuote e corre verso il letto.Dalia si sfila rapida il vestito turchese, sulle sue braccia diafane e magre risaltano le scritte MEMA e VITRIOL, le sue braccia scosse dai brividi di un’eccitazione troppo a lungo sopita.Guarda ancora le ali divelte, quelle ferite atroci non ancora rimarginate, poi lentamente adagia il suo corpo nudo sull’angelo, aderendo completamente a lui.Sente il calore di lui attraversarla piano, sente la paura dell’angelo, sente, Dalia, le proprie dita sottili e veloci sfiorare il coltello sotto il materasso, tutto l’oro del mondo non basterebbe a fermarla, non ora, non quando raggiunge quel suo personale punto di non ritorno.Mormora Dalia “non morire, non morire, amore” e afferra il coltello per rivolgerlo contro di sé, ma un colpo secco glielo fa cadere di mano. Nella stanza è entrata un’altra donna, che impugna una pistola e sussurra “non esistono gli angeli”.Dalia si alza a fatica, febbricitante, massaggiandosi il braccio colpito, guarda l’altra donna, fissa per un istante quel volto nemico troppo simile al suo, vi ritrova la sua stessa voglia di cambiare città e vita, di dare una rimescolata agli dei. Una dietro l’altra lasciano la stanza e il loro segreto.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 12 settembre 2009 )
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