 Extended version, Gargoyle, pp. 376, euro 17.00 Che un vampiro possa avere problemi seccanti e banali come quelli di ogni altro essere vivente (o, insomma, non-vivente, vedete unpo’ voi) è chiaro non appena ti fermi a pensarci per cinque minuti. Se sei il tipo di vampiro che ha un mantello nero e svolazzante, probabilmente quel mantello, una volta o l’altra, dovrà andare in lavanderia. Se dormi in una tomba al cimitero, probabilmente la costruzione della nuova superstrada proprio accanto al muro perimetrale ti infastidirà parecchio. Per non parlare di tutte le altre seccature: vittime da assalire, corpi da nascondere, fame da placare. E difficilmente una vittima se ne starà lì, sorridente, porgendovi il collo. No: scalceranno, proveranno a fuggire, a trapassarvi il cuore con un paletto e tutte le altre sgradevolezze. Una volta può essere eccitante, ma immaginate affrontare questo tran-tran tutte le notti per millecinquecento anni?
Ecco dunque che Gianfranco Manfredi, con la consueta prosa elegante, scrive un libro “dalla parte dei vampiri”. Un libro che non innalza il loro mito, ma piuttosto che ci fa conoscere gli aspetti più privati e fastidiosi della loro condizione. Una raccolta di racconti pubblicata inizialmente da Feltrinelli nel 1987 e ora riproposta in versione extended, con due racconti (di cui uno decisamente lungo) in più e tre saggi inediti inappendice. E sul nuovo lungo racconto, “Summer of Love ”, Manfredi e sua figlia hanno girato un documentario negli Stati Uniti. Ma stavamo parlando dei problemi contingenti delle vite soprannaturali dei vampiri. Ne “Il pipistrello di Versailles”, l’Autore immagina che nella gradevole e deserta palude di Versailles, all’inizio del XVII Secolo, viva una tranquilla comunità di vampiri. Un giorno la quiete delle loro dimore viene sconvolta dall’arrivo di un gran numero di esseri umani, che vociando e insultandosi cominciano a scavare, drenare, costruire… è l’inizio della Reggia di Versailles, ma mettetevi per un attimo nei panni dei vampiri: vi piacerebbe se qualcuno volesse costruire un capolavoro dell’architettura proprio sopra la vostra tomba? Non parliamo poi delle peregrinazioni cui deve sottoporsi l’Arcivampiro di “Hanno rubato la testa all’Arcivampiro”. L’Arcivampiro, di sua natura, ha incredibili facoltà rigenerative. Può riformare un corpo completo apartire dal più piccolo frammento del suo vecchio corpo. Certo, poi bisogna vedere se il nuovo corpo sia gradevole o meno. “Finalmente, dopo innumerevoli vite confinate in corpi sgradevoli e pieni di difetti, dopo oltre sette secolidi esistenza gran parte dei quali impiegati a rigenerarmi, raggiunsi un aspetto ragionevolmente attraente,” dice l’infelice Arcivampiro protagonista del racconto… subito prima che qualcuno gli tagli la testa. Voi vi rassegnereste a cuor sereno alla perdita del vostro unico corpo decente degli ultimi sette secoli? No, appunto. Dalla Moravia della Riforma Protestante alla Spagna dell’Inquisizione, dalla Francia del Re Sole al campo di battaglia di Waterloo,dall’Inghilterra settecentesca a quella vittoriana, dall’Europa del Nord al Nuovo Mondo, Manfredi racconta la storia dal punto di vista della Leggenda, fino ad arrivare alla storia relativamente recente della rivoluzione culturale degli anni ’60. Racconti molto diversi, ma legati da un unico filo conduttore: siamo sicuri che, da punto di vista dei mostri, i mostri non siamo noi? |