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Paolo Pasi Memorie di un sognatore abusivo
Edizioni Spartaco, 2009
Pag. 214, euro 14
Se i sogni si potessero contare, di sicuro a qualche governo verrebbe in mente di tassarli.
Nel futuro immaginato nel romanzo di Paolo Pasi esiste una macchina, chiamata X 19, in grado di contare i sogni fatti nel corso di una notte. Per tutti i dormienti è obbligatorio collegarsi a X19, che al risveglio provvede a presentare regolare rendiconto della somma da versare all’erario. Il protagonista ha il vizio di avere un’attività onirica molto sviluppata e di conseguenza la tassazione lo porta quasi alla rovina; separatosi dalla moglie per ragioni fiscali, si riduce a tenere un diario e ha sperare di riuscire un giorno a disporre di un dispositivo in grado di neutralizzare la temibile X19. Questo dispositivo è nelle mani di un gruppo di opposizione, il Fronte per la liberazione onirica, che lotta per abolire l’ingiusta tassazione sui sogni, che nel corso della storia finirà per trionfare. Almeno in apparenza.
Il romanzo di Paolo Pasi (giornalista Rai, nato nel 1963) richiama senza mezzi termini la fantascienza sociologica e tutte le peggiori distopie dickiane; c’è un continuo - divertente anche se a volte troppo marcato, intento satirico - e riferimenti all’oggi sono puntuali e precisi. Satira della televisione, di un stato che spreme i poveri cristi con ogni pretesto possibile, di una società apatica e serva. Gli spunti per un’ottima satira ci sono tutti, ma il romanzo stenta a decollare come romanzo. Quasi totalmente centrato sul protagonista – che scrive in prima persona – con pochi personaggi a fare da comprimari (la moglie Mara, l’amico Ettore), Memorie di un sognatore abusivo ha il pregio di essere un racconto di fantascienza molto “classica”, fuori dalle mode. Ma l’autore sconta tutte le debolezze dell’esordiente e il libro sembra più una bella collezione di gags e spunti ironici che un lavoro compiuto.
Angelo Sander
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