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Gianfranco Bettin GORGO - IN FONDO ALLA PAURA PDF Stampa
Scritto da Sara Ortolani   
domenica 21 marzo 2010
Gianfranco Bettin, “Gorgo – In fondo alla paura”Giangiacomo Feltrinelli Editore MilanoPrima edizione in “Serie Bianca” aprile 2009 – euro 13  

 

Siamo a Gorgo al Monticano, nel cuore della Marca trevigiana. È la notte tra il 20 e il 21 agosto 2007, quando Guido e Lucia Pellicciardi, due anziani coniugi, vengono torturati e uccisi nel corso di una tentata rapina nella villa della famiglia Durante, di cui sono i custodi. Il delitto è brutale. Onde di rabbia, paura e indignazione si sollevano. La comunità locale è sconvolta, lo shock investe l’intero Nordest e si allarga all’intero Paese. La risonanza mediatica è immediata.Bettin ricostruisce il delitto con lucidità e schiettezza, cita testimonianze, verbali e interviste. La sua è un’indagine narrativa che verte intorno allo smarrimento di un Paese in cui gli antichi equilibri sembrano essersi incrinati. Con uno stile a tratti saggistico, Bettin passa dal racconto di quella terribile notte, rievocando il sangue e l’orrore, ad uno scorcio più ampio sul territorio del Nordest, dipinto attraverso numerosi riferimenti storici e geografici che riescono, in maniera sintetica ma pregnante, a far emergere lo “spirito di un popolo”. Attraverso la vicenda emotiva del figlio dei Pellicciardi, l’autore evoca un clima generale di inquietudine, segnato da uno sviluppo edilizio e industriale che non ha saputo quando fermarsi, aggravato dalla preoccupazione per la crisi economica e la globalizzazione - «el remissiamento che vien da fora», la definisce Bettin, citando Andrea Zanzotto, poeta della Marca – e dal timore sempre più incombente per una criminalità diffusa, che viola l’intimità delle persone, instillando il sentore di un disordine nuovo e crescente, di «un’entropia sociale e culturale», per usare le parole dell’autore. Un disordine che viene attribuito all’immigrazione, anche quando non dovrebbe.Il caso di Gorgo al Monticano è esemplare. Le indagini sul crimine conducono all’arresto di tre sospetti, un ventenne romeno e due pregiudicati albanesi. Uno di loro era in libertà in seguito all’indulto dell’anno precedente. Immediata la reazione dell’intero Nordest: il delitto di Gorgo scuote gli animi e arriva sui media, scatenando ventate di proteste che arrivano fino a Roma. È il tempo della Lega che rilancia le ronde, invoca la “tolleranza zero”, richiede un incremento delle forze di polizia e denuncia l’inadempienza dell’allora governo Prodi. L’autore riesce a gettare una luce sulle ragioni profonde, emotive, del successo riscontrato dalla Lega negli ultimi anni. Di fronte ad una sinistra povera di iniziative, la Lega rappresenta non soltanto il rancore della gente, ma anche il bisogno urgente di ordine e sicurezza, che si spinge fino a pericolosi slanci di invettive che rasentano la xenofobia. Un bisogno che Bettin descrive attraverso la persona di Daniele Pellicciardi, che non si era mai interessato di politica eppure, dopo il delitto, parlerà della Lega come dell’unico partito che abbia sentito vicino.Gianfranco Bettin ci fornisce un’analisi letteraria accurata di una vicenda emblematica del nostro tempo, il tempo della paura che diventa un gorgo che travolge e risucchia in fondo. Dalla scena del crimine alla diatriba politica, l’autore mette nero su bianco una storia che vuole servire da esempio. Una storia che vorrebbe insegnarci a guardare al gorgo non soltanto come a una minaccia, ma come a un’energia che si può volgere in positivo. Dal gorgo si può uscire. Per usare di nuovo le parole di Bettin, «Senza perdere di vista l’efferatezza dello specifico crimine, e dunque la paura motivata, fondata su concrete preoccupazioni, si può, si deve, allargare lo sguardo».
Ultimo aggiornamento ( domenica 21 marzo 2010 )
 
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