 Il banchetto di sangue Gargoyle, pp. 538, Euro 16.00 Hanno più creato un vampiro divertente, dopo il XIX secolo? Risposta: sì, ma ben pochi, specie a paragone del numero di vampiri complessivi creati. Un numero esponenziale, come sappiamo tutti, di personaggi seri, drammatici, combattuti, crudeli, sadici, sofferenti… Sir Francis Varney, classe 1845 letterariamente parlando, non è particolarmente combattuto eccetera. È una buona imitazione del signorotto di campagna e, inizialmente, quando sostiene di non essere un vampiro, sembra proprio che la sua posizione sia ragionevole. Unico problema: Varney è un vampiro.
Un vampiro di maniere discretamente buone, dall’aplomb britannicissimo e dal sense of humor secco tipico delle sue zone. Inoltre,Varney ha, diremmo ora, la faccia come il culo. La bella vampirizzata di turno, Flora, l’ha visto chiaramente quando è penetrato in camera sua per suggerla e l’ha riconosciuto senza ombra di dubbio quando l’ha rivisto di persona. Varney il vampiro è uno dei primi esempi letterari della sua specie, successivo solo al Vampiro di Polidori e a pochi altri. Inizialmente pubblicato a fascicoli, fu riunito stampato in volume, anonimo, nel 1847. La storia del libro e degli autori è quasi più interessante della storia raccontata al suo interno, ma per questo vi rimando all’ottima e approfondita introduzione di Carlo Pagetti. Quel che è certo è che Varney, molto citato ma raramente letto, viene pubblicato per la prima volta in italiano e il risultato sono 538 titaniche pagine di letteratura vittoriana in tutto il suo splendore. Delle origini di Varney il vampiro bisogna tener conto – e dè quello che fa amare il libro: pubblicato in volumetti pagati a pagina, pieni di divagazioni e con i riassunti delle puntate precedenti incorporati nel testo. Il curatore di quest’edizione avrebbe potuto decidere di tagliare le parti tagliabili e ricompattare il tutto un po’ come ha fatto Stephen King per l’edizione unitaria de Il miglio verde. Sicuramente l’opera ne avrebbe giovato in leggibilità e scorrevolezza. Ma se il curatore avesse fatto questo, almeno a mio parere, avrebbe tradito il vero spirito del romanzo. Varney il vampiro è un classico imperfetto, così come molti classici di genere. È stato scritto un tanto al chilo e ha lasciato un’impronta indelebile su tre-quattro generazioni di autori, cineasti, lettori. È in questa sua forma leggermente prolissa e ripetitiva che va letto. È così che va amato. |