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Gli Specchi neri di Arno PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
luned́ 29 marzo 2010

Arno Schmidt è una figura letteraria esoterica e fascinosa del secondo novecento di lingua tedesca. Sconosciuto al grande pubblico, ha una schiera di adepti che non sanno sottrarsi alla trappola di una prosa contorta, al limite dell’intraducibilità. Ma non è puro masochismo, né snobismo elitistico, quello che spinge ad affrontare la pagina schmidtiana; è la forza di una scrittura rigorosa, contenutisticamente così intransigente da rinunciare alla facile leggibilità per mantenersi pura.

Arno Schmidt

Specchi neri

Lavieri, 2009

1951, tit. orig. Schwarze spiegel

Trad. di Domenico Pinto

Pag. 112, euro 14,5

 

Arno Schmidt è una figura letteraria esoterica e fascinosa del secondo novecento di lingua tedesca. Sconosciuto al grande pubblico, ha una schiera di adepti che non sanno sottrarsi alla trappola di una prosa contorta, al limite dell’intraducibilità. Ma non è puro masochismo, né snobismo elitistico, quello che spinge ad affrontare la pagina schmidtiana; è la forza di una scrittura rigorosa, contenutisticamente così intransigente da rinunciare alla facile leggibilità per mantenersi pura.

Ma Schmidt non è solo un oscuro e incomprensibile avanguardista; Schmidt è un narratore di razza, un comunicatore di emozioni, che sa stabilire un contatto empatico col lettore davvero formidabile. In compenso, chiede soltanto un piccolo sforzo per entrare nel ginepraio della sua scrittura.

Questo Specchi neri è ha un classico plot fantascientifico, un soggetto molto simile al recentissimo La strada (film e romanzo): la catastrofe si è abbattuta sull’umanità, e l’ultimo uomo si aggira in solitudine in un paesaggio post-umano. Ha una bicicletta, un piccolo rimorchio, un fucile; si sposta ogni giorno lungo strade deserte, ogni notte in un rifugio diverse. E’ un tipico personaggio schmdiano, cinico, disincantato, razionalista e ateo. Il mondo è finito, ma lui non rinuncia a saccheggiare la cultura che si porta sulle spalle. Il punta di svolta è l’incontro con un altro essere umano, dopo anni di solitudine assoluta; una donna, che come lui si sposta di continuo lungo l’Europa devastata dalla catastrofe. Schmidt mette in scena qui il classico luogo comune della nuova Eva, con tomi dolceamari, quasi da commedia. Ma la parodia della speranza è venata di malinconia, nell’impossibilità di un nuovo inizio: il legame, anche sentimentale, che si stabilisce tra i due viene bruscamente interrotto dalla donna, che rifiuta il legame in nome di una assoluta libertà.

Lei rispose stridula: Sono senza le scarpe. (Giusto: era a piedi nudi!). Spalancai la mia giacca e mi ficcai i suoi piedi sul petto, le ginocchia riposavano sulle mie mani. La Luna locandiera versava il bianco sopra di noi; alla destra di lei c’era una mano gialla; a sinistra una mano a strisce: e si avvicinavano al mio corpo. Le strofinai il ginocchio e mi feci più vicino; ma lei tese le gambe e mi rigettò all’indietro. 

“Domani me ne vado: forse sono ancora in tempo, prima di adagiarmi nelle comodità. Tu sei troppo forte per me.” Si tirò in piedi; disse lentamente: “E potresti darmi almeno una mano: getta un’occhiata alla bici e al rimorchio; io mi vesto”.

Gomme gonfie; rimorchio attaccato. Entrai in casa; lei era nella cucina che infilava bottiglie e barattoli dentro uno zaino. Gridai: “Resta!” (vetro e latta non diedero suoni meno duri) (pag.77)

Arno Schimdt è morto nel 1979. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordo Alessandro o della verità (Einaudi 1965), Il Leviatano (Linea d’ombra, 1991), Dalla vita di un fauno (Lavieri, 2006).

 

Fabio Nardini

Ultimo aggiornamento ( luned́ 29 marzo 2010 )
 
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