 Tit. or. The Vampires of Ciudad Jarez, Gargoyle, pp.294, Euro14.00
Cari vampirofili, non fatevi ingannare dal titolo. I vampiri di Ciudad Juarez non indossano impeccabili mantelli foderati di rosso e non dormono nelle bare. Rileggete il titolo. La parola chiave non è “vampiri”, la parola chiave è “Ciudad Jarez”. Ciudad Jarez, città del Messico al confine con gli Stati Uniti, è stata definita la città più pericolosa del mondo, davanti a Caracas e a New Orleans. Nel 2009 ci sono stati oltre 2500 omicidi e ci transita circa l’80% della cocaina del mercato americano. Da wikipedia: “Dal 1993 la città è famosa a causa degli innumerevoli omicidi perpetrati ai danni di giovani donne, generalmente di umile estrazione sociale e impiegate nelle numerose "maquiladoras", fabbriche in cui si producono i beni d'esportazione destinati al primo mondo. […]Tutte le vittime subiscono lo stesso trattamento: rapite sulla strada del lavoro oppure mentre tornano a casa, vengono violentate, torturate, mutilate e uccise. Infatti nella maggior parte dei casi i cadaveri portano i segni delle estreme violenze subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, crani fracassati, pugnalate, percosse. Spesso il viso appare irriconoscibile e il corpo bruciato. Una delle cause di questo femminicidio è soprattutto la coltre di omertà che circonda la città messicana e che coinvolge magistrati, giudici, politici e poliziotti, molti dei quali legati al narcotraffico e alla mafia locale.” Nel 2007 è stato girato un film sulla città, di nome Bordertown, con Jennifer Lopez e Antonio Banderas. Questa premessa solo per spiegare che la parte horror del titolo non è quella che riguarda i vampiri.
Michael Davenport è stato un attore, ma ora fa il giornalista free-lance per un giornale che si occupa di misteri, Enigma. Sofferente per il freddo inverno londinese decide d’impulso di lasciare la sua casa e i suoi gatti per fare un viaggio coast-to-coast in pullman tra la Florida e la California, passando dal Texas, approfittandone per scrivere un pezzo su qualcosa e per girare del materiale per farne un video o un documentario. Arriva così a El Paso, al confine con il Messico, dove si ferma per la notte, non senza essersi scontrato con la cultura americana. Qua, in un bar, conosce un uomo, Chuck, che gli consiglia di andare a filmare il confine e la vicina città messicana di Ciudad Juarez. Ovviamente non è una buona idea. Da quel momento in avanti Micheal dovrà vedersela con una delle famiglie più crudeli mai immaginate da uno scrittore – una crudeltà che ha uno strano fascino. Clanash Farjeon, pseudonimo del noto attore britannico Alan Johnn Scarfe, con I vampiri di Ciudad Juarez riesce a scrivere un libro veloce, scorrevole, a tratti divertente e, nello stesso tempo, profondamente violento e angosciante. È l’ironia che salva questo romanzo dall’essere insopportabilmente morboso, rendendolo invece un libro non banale e avvincente. Dopo Le memorie di Jack lo Squartatore (Gargoyle, 2008), un’altra ottima prova per Farjeon/Scarfe. |