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Altai: il nuovo romanzo corale dei Wu Ming PDF Stampa
Scritto da Fabio Nardini   
giovedě 15 luglio 2010

Sullo sfondo epico dello scontro tra Europa e Ottomani, la ricerca utopica di una dimensione alternativa alla Storia ufficiale. L'ultimo romanzo della "band letteraria" bolognese, a dieci anni di distanza dalla memorabile uscita di Q

Wu Ming

Altai

Einaudi, Stile libero Big,

Pag.  411, euro 19,50

  

Altai è l’ultimo romanzo “corale”, cioè scritto dall’insieme dei Wu Ming, band letteraria di Bologna ridotta a quattro membri dopo l’abbandono di Luca Di Meo A oltre dieci anni dall’uscita di Q, il romanzo storico sulla Riforma protestante e le rivolte contadine del Sedicesimo secolo, i Wu Ming tornano nel Cinquecento per raccontare una sorta di seguito della storia di Gert dal Pozzo. In realtà, personaggi, vicende e ambientazioni sono del tutto diverse: passiamo dall’Europa centrale al Mediterraneo, dalle lotte di potere nella Germania sconvolta dalla riforma agli intrighi della corte del Sultano Selim II. Anche il protagonista è un uomo molto diverso dal Gert di Q. Si chiama Manuel Cardoso (ovvero Tuota, perché anche lui come altri personaggi di questo romanzo ha una pluralità di nomi), ebreo di Ragusa ma figlio di un nobile veneziano che - dopo la giovinezza trascorsa tra i contrabbandieri dell’Adriatico – viene raggiunto dal padre e instradato verso una brillante carriera al servizio della Serenissima. Manuel diventa dunque un membro del “servigio segreto” veneziano, finché viene accusato ingiustamente dell’incendio dell’Arsenale, in combutta con i Turchi e con il principale nemico della Repubblica, l’ebreo Giuseppe Nasi. In fuga da Venezia, Mauel Cardoso entra in contato proprio con Giuseppe Nasi, che lo coinvolge nel suo piano, così audace da sembrare pura follia, di strappare Cipro ai veneziani e farne la terra promessa del popolo ebraico.

Nel leggere Altai è quasi inevitabile fare confronti non soltanto con Q ma anche con la più recente produzione dei Wu Ming (soprattutto Manituana, ma anche Stella del Mattino, che pure è firmata dal solo Wu Ming 4). Sia in Q che in Manituana, come in questo Altai, siamo immersi nella Storia con la S maiuscola: rispettivamente, la Riforma protesta e la “guerra dei contadini”, la guerra d’indipendenza americana, lo scontro tra Europa e Impero Ottomano che sfocerà nella battaglia di Lepanto

Ma lo sguardo degli autori si appunta sulla sottotrama della storia: programmaticamente, il punto di vista è quello degli esclusi, dei vinti, di chi ha scommesso su potenzialità che la Storia reale ha cancellato (o mai attuato, almeno nella loro interezza). In Q si trattava degli eretici che rifiutano di adeguarsi alla nuova ortodossia riformata, dei contadini in rivolta che vogliono la “nuova sion” in questo mondo, degli strati più poveri uniti nella parola d’ordine “omnia sunt communis”. Qui siamo ancora nel terreno di una storiografia “canonizzata” (almeno a partire dagli studi di Engels di oltre centocinquant’anni fa). Manituana spiazza invece le facili categorizzazioni: se il progresso sta indubbiamente dalla parte dei rivoltosi americani in lotta per l’indipendenza dall’Impero inglese, i Wu Ming scelgono come osservatori privilegiati della loro storia gli Irochesi, una federazione di tribù indiane che si schierò dalla parte degli inglesi. Nello scontro tra indipendentisti e lealisti, la “parte giusta” si smarrisce presto (se mai c’è stata); ciò che emerge come “positività” nella lotta feroce per il controllo del continente americano è lo spiraglio della possibile dimensione “altra” della convivenza tra etnie nella valle del fiume Mohawk.

Questo schema trova una corrispondenza quasi punto per punto in Altai; tra Ottomani e potenze cristiane, lo spazio per un percorso storico alternativo è offerto dalle manovre di Giuseppe Nasi, ebreo alla corte del Sultano, che lotta per fare di Cipro una sorta di terra promessa non solo per il popolo ebraico ma per tutti i rinnegati, i dissidenti, i perseguitati del mediterraneo del Cinquecento. Il sogno di Nasi si infrange nelle atrocità della guerra di conquista di Cipro, come il clima di convivenza nella valle di Mohawk viene travolto dalla Guerra di Indipendenza. Ma più ancora che il sangue versato nella presa di Cipro, cioè che davvero spazza via la il sogno della “nuova Sion” è l’elenco delle spese di guerra che il gran Visir consegna a Giuseppe Nasi. Questo debito contratto col Sultano renderebbe comunque il futuro re di Cipro nient’altro che un esattore per conto del padrone ottomano. E’ l’oro – e non tanto il sangue -  che distrugge il sogno di Nasi. Anche se, a ben vedere, l’oro si lega al sangue; il debito economico è fatto per finanziare la guerra; quindi è insieme prezzo materiale e colpa morale. La libertà comprata con l’oro è “una libertà da cani”, per usare una della più efficaci immagini del libro.

Tra oro e sangue, tra potere economico e pura potenza politico-militare, i personaggi del romanzo cercano uno spiraglio di possibilità, un’apertura che la storia sembra ostinatamente negare ma che si riforma sempre, con una forza inesausta:

 “Ormai non c’è più motivo di trattenere le lacrime, che possono mescolarsi al sorriso stanco di Yossef Nasi. Da qualche parte, lontano, ci sarà pioggia e una nuova stagione. Torneranno i monsoni, verrà il tempo di ascoltare le storie dei marinai e dei pellegrini. E di ammirare ancora il volo dei falchi sugli altipiani”

  

Fabio Nardini

Ultimo aggiornamento ( giovedě 15 luglio 2010 )
 
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Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

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Compagnia Fantasma).

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