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Intervista a Max Cabrerana PDF Stampa E-mail
Scritto da Cut-up   
luned́ 19 luglio 2010

Una breve intervista all'autore di Brasarsi, la raccolta di racconti edita da Cut-up edizioni che inaugura la collana NeoN - Nuovi Narratori

Max Cabrerana, un nuovo nome nel panorama editoriale italiano. Come vuoi presentarti ai tuoi lettori? 

Vivo in Italia, ho scritto racconti che sono stati pubblicati su diverse riviste letterarie e ho sceneggiato brevi fumetti. Tutto questo sotto svariati alias, questo perché dopo l’11 settembre pubblicare col mio vero nome è diventato difficile.

Se stai per chiamare l’FBI, togli quel dito dal telefono. Scherzavo.

 Scrittura e fumetto: quale il primo amore, e quale l’interesse maggiore, a tutt’oggi? 

Sicuramente la scrittura. Il fumetto è stata una cosa marginale, spero in futuro di poter riprendere a sceneggiare fumetti, lo trovo molto divertente, anche perché i miei racconti si prestano molto ad essere sceneggiati.

Devo dire che è sempre una sorpresa e una soddisfazione vedere come il disegnatore rappresenta visivamente quello che tu hai scritto. Ho un profondo rispetto per il talento del disegnatore.

 Brasarsi è il tuo primo libro, come sono nati i racconti raccolti in questo volume? 

I racconti raccolti nel libro sono nati in periodi diversi tra loro. Ognuno rappresenta un momento della mia vita, infatti stilisticamente sono abbastanza eterogenei. Un bel giorno ho deciso di mettermi a lavorare per raccogliere tutto in una raccolta, scrivere nuove cose, inserire altre che avevo nel cassetto. Il lavoro finalmente si è concretizzato in questa raccolta. Ogni racconto è stato cesellato, affilato, c’ho messo una punta di veleno, in modo che quando hai finito di leggerlo non te ne liberi tanto facilmente.

 Guardando a un’ottica di genere è facile dire che i tuoi racconti spaziano dall’horror al noir, dal thriller alla fantascienza. Cosa unifica generi letterari così diversi tra loro? 

“Tutti i generi letterari sono validi tranne quello noioso” diceva Horace Walpole, e come lettore e scrittore mi trovo assolutamente d’accordo.

 La tua scrittura coniuga in modo molto originale crudeltà e ironia, secondo una modalità di “humor nero” che in italia non ha mai avuto molto seguito. Quali sono i tuoi punti di riferimento letterari? 

Ti sembrerà strano ma tra i miei punti di riferimento letterari ci sono molti autori del ‘700,

tra tutti ovviamente il mitico marchese De Sade, uno che di crudeltà e ironia se ne intendeva.

Se leggi  De Sade nel descrivere un gruppo di reverendi padri affaccendati in un’orgia con ragazzine/i non puoi non pensare a quanto sia ironicamente attuale.

Per Voltaire l’ironia è una forma di rispetto nei confronti del lettore. Il metodo ‘svagato’ degli scrittori francesi del ‘700 lo trovo assolutamente formidabile.

Le mie letture vanno dalla letteratura classica a alla fantascienza, non sono un grande appassionato di horror contrariamente a quello che potrebbe sembrare. Leggo i grandi classici, mi butto su testi religiosi delle più svariate confessioni, poi su Vanity Fair, Famiglia Cristiana,  Playboy, Riza Psicosomatica.

Rimanendo sul moderno/contemporaneo adoro lo scazzato Bukowsky, l’umorismo di Douglas Adams, Palahniuk, Lansdale, Sedaris. Per giocare in casa, Stefano Benni, i racconti di Niccolò Ammaniti, le interviste di Silvio Berlusconi.

  Per quasi tutti gli scrittori il racconto è un momento di passaggio al romanzo, quasi una specie di esercizio preparatorio. E’ così anche per te? Oppure continuerai a scrivere racconti? 

Ho sempre preferito la forma del racconto a quella del romanzo. Il maestro del racconto breve, Poe, affermava che un racconto riesce a mantenere in costante tensione il lettore, in un romanzo questa tensione si perde.

Infatti un romanzo ha spesso dei tempi morti che servono solo ad allungare il brodo, magari lo stesso libro strappando un centinaio di pagine direbbe le stesse cose e farti risparmiare quelle due o tre ore di inutili parole.

Sono d’accordo con te: esistono racconti pallosi, esistono romanzi stimolanti.

L’ultimo libro che sto leggendo è di circa mille pagine, è un romanzo di racconti, si chiama “Le Mille e una Notte”.

Qualcuno ha rischiato la testa per renderlo interessante.

Attualmente mi sto divertendo a scrivere racconti. Però in futuro chissà… magari faccio la fine di Sherazade.

 
Ultimo aggiornamento ( luned́ 19 luglio 2010 )
 
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