 L’inafferrabile Gargoyle, pp. 513,Euro 16.00 Varney il vampiro,come ho già detto in occasione dell’uscita del primo volume , è un classico sul vampirismo del 1845. Come molti altri romanzi-fiume dell’epoca, inizialmente fu pubblicato a puntate, ogni fascicolo un prezzo irrisorio. Insomma, un penny dreadful, come venivano chiamate all’epoca le pubblicazioni di questo tipo. Riunito in volume pochi anni più tardi, Varney il vampiro, al contrario di molti altri penny dreadful ormai persi nell’oblio, divenne il capostipite di un genere, quello vampirico, che da allora in poi ebbe fin troppa fortuna. Anche Varney ebbe fortuna. Aveva tutti gli ingredienti per conquistare un gran numero di lettori: azione, romanticismo, humor e, specialmente, lui, Varney in persona.
Varney è l’archetipo di quello che definirei il Vampiro di Prima Generazione. Il Vampiro di Prima Generazione inizia ad avere delle caratteristiche vampiriche ben definite – al contrario del vampiro di Polidori, o proto-vampiro, che di vampirico fa ben poco. Varney ha due denti aguzzi, lascia un doppio segno sul collo delle sue vittime, è innaturalmente forte, guarisce facilmente dalle ferite, ha dei poteri ipnotici. Al contrario del Vampiro di Seconda Generazione, che è prevalentemente notturno, Varney va in giro tranquillamente alla luce del sole, mangia cibo umano e non sembra preoccupato dai soliti parafernalia antivampirici. Inoltre Varney, come in seguito accadrà a molti altri vampiri, è un perseguitato. La plebe ignorante si aggrega in folla e gli dà la caccia senza dimostrare alcuna pietà o raziocinio. Varney fugge come un qualunque animale spaventato e finisce in braccio alla famiglia che ha tormentato nel volume precedente. Dimostrandosi diversi dai paesani superstiziosi che lo inseguono, i Bannerworth lo accolgono, arrivando il più vicino possibile a stabilire con l’Altro un rapporto umano.  L’elogio dell’onore e delle qualità dei “gentiluomini”, d’altronde, permea l’intera serie ed è una tematica ricorrente nella narrativa popolare dell’epoca, in cui i sentimenti andavano espressi il più possibile per avvincere il lettore, ma anche il meno possibile per non andare contro il senso della decenza. Varney il vampiro, come già ricordavo all’uscita del primo volume, è il prodotto della sua epoca. Per il lettore moderno la cosa ha delle conseguenze negative e delle conseguenze positive. Una delle conseguenze negative dell’epoca in cui Varney è stato scritto, della sua periodicità iniziale e del suo pubblico di riferimento è senz’altro il livello stilistico altalenante, la necessità di numerose digressioni e una certa deriva verso il non sequitur. Come dicevo, questi sono difetti inevitabili, da prendere così come sono e da amare proprio per lo spirito un po’ ingenuo che li permea. Ma Varney il vampiro, agli occhi del lettore moderno, ha anche dei notevoli punti di forza. La varietà delle tematiche affrontate, i cambi di registro repentini e virtuosi, il ritratto di una società e di una morale che in qualche misura rispecchiano i nostri. L’ultima cosa che il lettore moderno scoprirà, con un vago senso d’orrore, leggendo Varney il vampiro, è che farsi avvincere dalla lettura è facile, più o meno come è facile farsi avvincere dalla trama di una soap opera. In fondo è questo cheVarney era: una soap vittoriana dove i figli illegittimi sono sostituiti dai morsi sul collo. |