header image
NuovoSitoBanner

nuovosito.jpg

Home
Books
Fantascienza
Cinema
Autori
Comics
Music
Televisione
Teatro
Varie
Cut-up flickr
Cut-up YouTube
Collaborazioni
Login
_______________________
Abbiamo 1 visitatore online
_______________________

Untitled Document
Edizioni
CUT-UP
P.O. BOX 84
Poste Centrali 
19100 - La Spezia

Home arrow Varie arrow "La vita chiama a gran voce": presentazione alla Loggia de'Banchi
"La vita chiama a gran voce": presentazione alla Loggia de'Banchi PDF Stampa
Scritto da Cut-up edizioni   
domenica 12 dicembre 2010
Martedì 14 dicembre, alle ore 21.30, presso il circolo Loggia de’ Banchi (via Mazzolani 32 alla Spezia), Cut-up edizioni presenta “La vita chiama a gran voce”, raccolta di racconti di Davide Ragozzini. Interverranno l’autore e l’editore Fabio Nardini.      Animalia  

* * *

* * * 

Il giorno del suo sesto compleanno era mercoledì. Le avevo promesso che l'avremmo passato insieme, tutto il giorno.  Io presi ferie e a lei concedemmo di non andare a scuola. Le avevo promesso che le avrei fatto una sorpresa. Avevo deciso di regalarle un cagnolino e naturalmente mi  consultai con sua madre per averne  il consenso. La mia ex moglie acconsentì, anche se non è stato  facile riuscire a convincerla. Zaira aveva ampiamente dimostrato a tutte e due il desiderio di avere un piccolo amico e la casa in cui vivevano, dove un tempo vivevo anch'io, disponeva di uno spazioso giardino il quale avrebbe agevolato la loro convivenza con un cane. “La fai facile tu, come al solito, ma poi sarò io ad occuparmi della bestiola, lo sai?” mi disse Cora. Io le suggerii di insegnare a nostra figlia a responsabilizzarsi e a prendersi cura del suo cane e le consigliai di aiutarla, soltanto questo. “E poi mi sento più sicuro anch'io sapendo  che in casa con voi c'è un cane che farà la guardia” le dissi. Questo fù un colpo basso perchè sapevo che in casa con loro c'era già un altro uomo. Cora aveva tentato di camuffarlo come un amico, ma Zaira era più figlia mia che sua  e l'aveva capito, nonostante la sua tenera età, che la mamma aveva una simpatia per un altro uomo. Io un po' ci soffrivo ma tutto questo non c'entrava niente con il volerle regalare un cucciolo, usai semplicemente un po' di malizia per vedere felice mia figlia. E questo mi costò non poco, perchè conoscendo Cora so benissimo che se da un lato accettò la mia richiesta  dall'altro pensò sicuramente che io fossi molto ingenuo come lo credeva di  mia figlia. Ma io volevo bene anche a lei, in fondo, e non mi importava niente. Questo fù l'episodio che diede origine alla mia avventura. Davanti al canile, Zaira capì immediatamente dove eravamo e perchè. Mi saltò al collo, mi strinse forte e mi fece sentire il papà più bravo del mondo. Dicono che se vai in un canile, succede un cosa strana: tra tutti i cani che guardi, nel difficile tentativo di scegliere, ne sbuca fuori uno che fa di tutto per farsi portare via, come se fosse stato lui a scegliere te. A quel punto l'empatia tra te e l'animale è talmente forte che senti subito il legame che vi unisce. Prima di entrare invitai Zaira a scegliere quello che le sembrava più triste così avrebbe fatto un gesto molto più profondamente utile. Ma alla fine successe proprio il contrario, un bastardino bianco e marroncino iniziò a balzarle intorno con una vivacità sorprendente, piangeva e si faceva la pipì addosso e le si aggrappava alle mani con le sue unghiette comunicandole il suo bisogno di lei. Ci commovemmo entrambi ma io non dimenticherò mai l'emozione che ho provato nel vedere mia figlia inginocchiata a terra. La sua espressione e il suo modo di toccarlo mi svelò di lei una dolce maturità che non mi aspettavo. Mi innamorai ancora una volta di lei, come la prima volta che la vidi.

-         Sembra che si siano scelti.- disse una voce dietro di me. Mi voltai di scatto. Una ragazza stranissima riempiva a malapena una larghissima salopette di jeans. Mi colpì il suo sguardo, pungente e selvaggio, fiero e puro come la natura. I suoi movimenti avevano un ritmo misterioso, si avvicinò e si tolse il cappello.

-         Già, sembra che sia vero, allora, che sono loro a scegliere.- dissi osservando quella creatura che mi si era avvicinata silenziosamente.

-         Mi chiamo Bera, sono il capo branco, noi avvertiamo subito l'animo delle persone.- mi si avvicinò ancora un poco e girandomi leggermente intorno mi diede l'assurda sensazione che mi stesse annusando. Guardava me e mia figlia con aria sospettosa ma stranamente, al contempo, riusciva a trasmettere una certa accoglienza. Un certo numero di cani, che in quel momento erano liberi, le si avvicinarono intorno e si lasciarano accarezzare. Qualcuno venne anche da me, scodinzolando come se ora potessero salutarci. Il piccolo bastardino si lasciò prendere in braccio da Zaira.

-         Ce l'ha già un nome?- chiese mia figlia.

-         No, noi qui non abbiamo bisogno di nomi, puoi chiamarlo come vuoi.- le rispose.

-         Vorrei chiamarlo Baffo, ce li ha lunghissimi, guardate. Gli piacera?-

-         Chiediglielo, vedrai che ti risponde.- suggerì Bera.

-         Baffo, ti piace questo nome?- Il piccolo le diede una lunga leccata sul naso e Zaira lanciò un gridolino.

-         Credo che gli piaccia.- urlò ridendo.

-         Ora devi prenderti cura di lui, lo sai vero?- le dissi, poi mi guardai intorno e notai che tutti i cani erano in splendida forma, puliti e ben nutriti. Bera mi sorprese, mi aveva letto nel pensiero

-         Noi stiamo molto bene qui e non  permetterei mai che uno di noi andasse via  per andare a stare male. Baffo ha scelto di andare con tua figlia perchè sa che ne avrà cura, l'hai visto tu stesso.

-         Già – rimasi un attimo a fissarla, mi sentivo perplesso ma non capivo perchè.- Allora andiamo Zaira.- poi mi rivolsi a Bera – Devo pagare qualcosa?-

-         No, non siamo in vendita, però se ti va puoi lasciare un'offerta, aiuteresti quelli che rimangono.- Non furono tanto quelle parole a entrare dentro di me, ma il modo come furono dette. Ricordo che un pensiero mi si affacciò alla mente: ”Se tutto il mondo fosse gestito così...” Qualcosa di Bera o forse di tutto quel luogo, mi avvolse nell'animo lasciandomi quasi stordito. Mia figlia era felicissima, io compilai un assegno e lo misi in mano a Bera. Quando lesse la cifra mi sorrise e un brivido mi corse lungo la schiena. Fino a quel momento avevo avuto solo delle sensazioni, ma vederle i denti mi sconvolse, i suoi canini erano lunghi e appuntiti e provai quasi paura.

-         Non sorrido mai a nessuno- il suo sguardo  penetrò proprio dove la mia paura era nata e in quel punto riuscì a tranquillizzarmi. Ma non solo, mi disse qualcosa che non saprei dire, come fa un tramonto che parla solo a chi resce a sentirlo. I miei sensi si mescolarono tutti, creando in me una tempesta emotiva, iniziai a tremare e a balbettare ma lei continuava a starmi davanti, calma e bellissima.

Poco dopo mi ritrovai in auto, con Zaira e Baffo. Li accompagnai a casa. Sentivo il bisogno di stare da solo. Andai a casa anch'io e mi versai da bere. Dalla mia terrazza potevo vedere il mare. Mi sedetti sulla sdraio. Avevo la certezza di aver fatto un incontro straordinario. Ma chi era quella donna? O che cosa era? Possibile che nessuno se ne era mai accorto? Tra le mie cose, mi sembrava impossibile. La mia casa e il mio ambiente mi facevano sentire pazzo, la mia normalità mi suggeriva che mi ero sbagliato, che tutto quello che avevo sentito e visto me lo ero solo immaginato. Ma proprio in quella normalità capivo che a volte le cose non sono solo come ci sembrano. Era proprio quella normalità, improvvisamente, che si contrapponeva a se stessa e istintivamente capii che  sembra normale solo ciò che conosciamo. Ma quante infinite possibilità ci riserva l'universo? Quanti mondi o dimensioni ci sembrano impossibili solo perchè non li conosciamo? Mi ripetevo nella testa che avevo visto e sentito qualcosa di magicamente lontano da quello che la nostra conoscenza ci permette di capire. Avevo incontrato una creatura che in pochi attimi era stata capace di insegnarmi la vita. Questo mi bastava per sentire la voce del tutto. Un' esistenza così semplice come può essere così ricca di insegnamenti? Ma questo   non era tutto. Quella ragazza mi era entrata dentro  svegliando in me un maschio che non sapevo che c'era. Sentivo un'attrazione fortissima, bestiale. La forza più grande dell'univero stava riempiendo la mia mente e il mio corpo. Lentamente la confusione lasciava spazio ad un'energia incontenibile nella quale mi ritrovai a non farmi più domande. Non erano più necessarie. Se di risposte avevo bisogno, sarebbero arrivate vivendo. L'unica cosa che contava era proprio questo, vivere. Vivere senza l'ansia di capire perchè è proprio quella che inibisce il sentire. A volte ci sembra che se non capiamo qualcosa non possiamo andare avanti. Ma credo che sia proprio l'andare avanti che ci consente di capire. Lungo la strada raccogliamo il frutto delle nostre esperienze, come un fiume che permette ad acque diverse di renderlo più forte e vigoroso. E' proprio questo il senso, la capacità di aprirsi alle diversità. Il giorno se ne stava andando e avevo la sensazione che portasse via con se qualcosa della mia vita fino a quel momento. Mi sentivo pronto e tutto me stesso desiderava solo  rincontrarla. Poco dopo ero nuovamente nella mia auto. Il cancello del canile era chiuso. Mi sembrava che la vita, quella vera, fosse al di là di esso.  Ormai era buio. Tutti i cani erano liberi ma nessuno di loro era turbato dalla mia presenza. Qualcuno venne da me e mi leccava le mani attraverso le sbarre. Non sapevo cosa fare, desideravo vederla ma non mi riusciva di chiamarla. Rimasi ancora lì immobile ancora per qualche minuto. Non so come sapevo che lei era lì dentro, non me lo posi neanche il problema ma ero certo che non potesse essere da nessun'altra parte. Poi successe qualcosa: tutti i cani si allontanarono,  fu silenzio. Un clic aprì la serratura e il cancello si socchiuse sotto le mie mani. Forse avrei dovuto provare paura, ma l'unica cosa spaventosa sarebbe stato non avere il coraggio di andare verso di lei. Un altro brivido mi sconvolse, vidi la mia ombra sul terreno, la luna  illuminava le mie spalle. Mi girai e mi accorsi che era piena. Non era un caso. Bera lo sapeva. Poi sentii ululare, arrivò da qualche parte davanti a me, dove c'erano le casette dei cani. Non era di un cane ma neanche umano, ma era la voce di una donna. Bera. Non lo so proprio dire cosa mi successe. Se avessi avuto una pelliccia al posto della pelle mi si sarebbe alzata. Mi stava chiamando, lo sentivo. I cani non si muovevano, si erano nascosti, avevano lasciato vivere a lei il suo momento. Continuai ad avanzare al ritmo della sua voce che ululava la sua melodia, il suo richiamo primordiale. Sapevo che avrei visto qualcosa di profondamente sconvolgente, ma proprio da quello ero fortemente attratto. Sapevo, ormai, che ero io l'uomo destinato a scoprire un enorme segreto, ero io l'uomo al quale la natura avrebbe svelato l'esistenza di una sua creatura. Ero io che Bera voleva. Poi la vidi, era sopra il tetto di una delle casette. La luna ne disegnava i contorni e il buio ne copriva le nudità. Ferma e immobile mi fissava. Era china sulle gambe come a contenerne l'agilità, elegante, perfetta, essere forte e femmina al tempo stesso, sicura come chi conosce i segreti della vita. Strano fu percepire in quel corpo selvaggio un desiderio di dolcezza, ma lei era una creatura divina in cui la purezza animale si fondeva con la profondità umana. Lei era l'unione delle grandi vitrtù di cui è fatto l'universo. Balzò giù e mi venne vicino, mi accorsi, in quella fievole luce, che in fondo alla sua schiena, prominava una lunga e sottile coda. Mi paralizzai, nonostante fossi pronto a tutto, ma in breve mi sorpresi a provare una forte eccitazione per quel particolare. Iniziò a strusciarsi sul mio corpo che lentamente perdeva rigidità per lasciare posto al piacere di quel contatto. Sentivo il suo respiro e il suo odore amplificò la mia voglia di lei. E lei cercò il mio, sul mio petto, sbottonandomi la camicia. La toccai per la prima volta e le accarezzai il viso. Sul mio collo appoggiò la fronte e io le lisciai i capelli dietro le spalle, una chioma folta che copriva le sue orecchie, piccole e appuntite. Le mie mani sulla sua schiena mi rivelarono ancora, una striscia di morbidissimo pelo che le scendeva giù fino alle natiche e continuava sulla sua meravigliosa coda. Mi mordicchiava dietro al collo con i suoi denti aguzzi, dolcemente e proprio in quel momento capii quanto era forte il suo desiderio di donarmi il suo segreto. La nostra voglia ci schiacciava uno contro l'altra e lei mi abbassò i pantaloni che ormai non riuscivano più a contenere la mia eccitazone. Mi aiutò a toglierli e poi scappò via, correndo velocissima. Io esitai un attimo e poi le corsi dietro. Era fuggita dietro a tutte le casette dove poco più in là si ergeva una piccola rupe. Era già lontana ma la Luna mi aiutò a vederla arrampicarsi su quella costa. Sparì dietro ad una roccia. Davanti  all'ingresso di quella piccola grotta, divenni anch'io un personaggio del suo gioco. Avrei dovuto turbarmi nell'accorgermi che stavo annusando l'aria, ma potevo davvero sentire il suo odore che mi invitava ad entrare. Non so spiegarlo, ma i miei sensi si acuirono come non avrei mai creduto. L'oscurità non mi impedì di vedere l'interno della grotta. Lei mi attendeva su un giaciglio di vecchie coltri. Mi abbassai nel suo nido e il suo alito mi accolse, poi cominciò a leccarmi il viso, piano, il naso, poi gli occhi  poi la bocca.  Lo feci anch'io e mi si svelò un piacere talmente semplice ma infinitamente eccitante.  Improvvisamente divenni stranamente calmo, sentii le vene gonfiarsi nelle mie tempie e si impossessò di me una bestialità travolgente. Lei se ne accorse e non so come ho fatto a capire che aspettava proprio questo. Esplose in una agitazione giocosa e fuggiva dai miei tentativi di afferrarla. Emetteva un ringhio di piacere che mi indusse a seguirla e trasformammo quella grotta in una giostra. Se la braccavo mi mordeva  e divincolandosi si liberava. E io rimanevo immobile a fissarla e a studiare la prossima mossa. Per la prima volta capii il significato di possedere una femmina. Divenni forte e agile come un leone e credo che ringhiassi anch'io. Nella sua voce percepii una nota di finta paura che mi gonfiò il petto di una dolcissima brutalità. Lei ormai era stanca e io ero il maschio che l'avrebbe posseduta. Riuscii a fermarla e lei si lasciò domare, docile come un cucciolo. Nella sua tenerezza senttii la sua fiducia nel farsi fare tutto quello che volevo. Era mia. Mi sdraiai su di lei e la penetrai. La tenevo ferma e ascoltavo il suo piacere. Da un languido gemito si trasformò nuovamente in un ringhio e mi piantò le unghie nella schiena. Poi mi morse nel petto e il mio piacere si mescolò con quel dolore che insieme mi diedero un brivido selvaggio. Iniziò a sussultare e a scalciare e riuscì a liberarsi, ma ormai non le avrei concesso più di scappare, con un gesto felino la afferrai per i fianchi e la girai da dietro e la schiacciai contro il mio sesso. La penetrai così mentre le mordevo il collo. La sua coda   mi cinse la vita fino al termine del nostro accoppiamento. Ci addormentammo. Al mattino mi svegliai prima di lei. Un raggio di sole illuminava la grotta e in quella luce potei finalmente vedere il suo corpo. La osservai dormire e capii che qualunque cosa fosse, io ormai ero come lei...

 

                                                      Davide Ragozzini

(da "La vita chiama a gran voce", cut-up edizioni)

Ultimo aggiornamento ( giovedě 16 dicembre 2010 )
 
< Prec.   Pros. >
Nuovo Sito
nuovosito.jpg
Annunci
IWRITE
Un nuovo laboratorio di scrittura a Pisa, con Giampaolo Simi, Rosella Postorino e Fabio Genovesi. Scrittori che scalpitate, esordienti che sarete famosi, che aspettate??
Leggi tutto...
 
A Reggio Emilia la Nuova Scuola Internazionale dei Comics
A REGGIO EMILIA La NUOVA SCUOLA INTERNAZIONALE DEI COMICS

Dopo le recenti inagurazioni delle sedi di Torino e Padova, ad arricchire l'offerta trentennale della Scuola Internazionale di Comics ci penserà la neonata sede di Reggio Emilia. A partire dall'autunno 2008, infatti, inizeranno le lezioni presso la sede nel centro storico del capoluogo

Leggi tutto...
 
ATTILIO MICHELUZZI-nuovo volume di Black Velvet
Dopo i volumi "Magnus. Pirata dell'immaginario" e "De Luca. Il disegno
pensiero", è in distribuzione in questi giorni un altro volume della collana
di saggi che, attraverso l'analisi di importanti studiosi, fornisce una
rappresentazione a tutto tondo dell'opera di alcuni tra i più importanti
autori del fumetto italiano. Questa volta è il turno di Attilio Micheluzzi,
con un volume curato da Luca Boschi e dallo staff organizzativo della
manifestazione Napoli Comicon. Tale libro verrà presentato da Sergio
Brancato, prof. di Sociologia della Comunicazione, Andrea Micheluzzi, figlio
dell'autore, e da alino, curatore della mostra a Castel Sant'Elmo il giorno
8 giugno alle ore 19.00 presso la Fnac di Napoli (via Luca Giordano 59; tel.
081.2201000)
Leggi tutto...
 
PONTIAC

pontiac.jpg

 

 

 

Da lunedì 19 maggio è on line

il primo audiolibro del collettivo Wu Ming.

Un album con 12 tracce, in formato .mp3, suonate e composte da Federico

Oppi, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Egle Sommacal. Le voci che interpretano i

testi sono di Wu Ming 2, Daniele Bergonzi & Andrea Giovannucci (aka La

Compagnia Fantasma).

Leggi tutto...
 
bannerinside.jpg