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Home arrow Cinema arrow Un ricordo di Umberto Lenzi, ospite al Cinema Nuovo della Spezia
Un ricordo di Umberto Lenzi, ospite al Cinema Nuovo della Spezia PDF Stampa
Scritto da Francesco Tassara   
luned́ 11 aprile 2011
 

Quando da ragazzini, noi della generazione di internet, vedevamo - di nascosto, perché erano vietati ai minori - quei film trasmessi dalla tv a tarda notte, incuriositi dalle strambe trame e dai singolari titoli, ci inoltravamo in un mondo estraneo al nostro quotidiano, soprattutto estraneo rispetto alle "normali" visioni che ci avevano abituato a vedere in prima serata o nei cinema. Scoprivamo titoli chilometrici dagli ambigui riferimenti, tra l'horror e il dramma esistenziale, pellicole sbiadite, scenografie pop, musiche psichedeliche, antichi manieri infestati da fantasmi e da pirati, paesaggi western ricostruiti nel Lazio, agenti segreti e serial killer, eroi mitologici e violenti pistoleri, spiagge esotiche, inseguimenti di auto... E quei fastidiosi sobbalzi che ci facevano intuire la presenza di tagli censori disseminati qua e là ci lasciavano con la curiosità di sapere cosa mai mancasse, cosa mai ci avessero precluso. Erano mondi lontani, relegati nel fondo delle notti dalle emittenti private; mondi per i quali, se provavamo a parlarne, i nostri amici - che erano appena usciti entusiasti dalle sale dove proiettavano Spider-man - ci prendevano in giro. Ma c'era, e c'è, in quei film italiani degli anni 60 e 70, un'atmosfera ribelle e spensierata, figlia della "dolce vita", che a noi giovani spettatori ci prendeva e ci portava lontano. L'Agente 077, Django, Maciste e Kriminal diventavano i nostri amici, e i vari Bava, Freda, Grieco, Lenzi e Fulci i nostri maestri. Erano nomi cui a quell'età non attribuivamo volti, erano soltanto delle leggende, dei miti irraggiungibili. Qualcuno, negli anni, ci aveva già lasciato. Per noi che non abbiamo avuto la fortuna di conoscerli, loro erano i loro stessi film. Joe D'Amato era Emanuelle, Lucio Fulci era il dottor Freudstein, Riccardo Freda era Maciste, Sergio Grieco era l'Agente 077...

Umberto Lenzi, classe 1931, nato a Massa Marittima, laureato in Giurisprudenza e diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia nel '56 con un corto d'ispirazione pasoliniana, era ed è uno di loro. Padre di circa 60 film, è uno dei pochi registi ad aver affrontato quasi ogni genere cinematografico passando con agilità dall'avventura al giallo, dall'horror al poliziesco, dal western alle spy-stories. Forte della lezione dei maestri del cinema classico - Siodmak, Fuller, Ulmer -, esordì nei primi anni 60 con film d'avventura (Le avventure di Mary Read, I pirati della Malesia, La montagna di luce); diede ottime prove nel giallo (Orgasmo, Così dolce... così perversa, Paranoia); inventò il personaggio del Monnezza interpretato da Tomas Milian (Il trucido e lo sbirro, La banda del gobbo) e realizzò tra i più violenti polizieschi del periodo; girò diversi film bellici con attori di fama internazionale come Henry Fonda, Jack Palance, George Peppard e il grande regista John Huston; fu l'iniziatore del filone dei cannibal-movie, cui ritornò con Mangiati vivi! e Cannibal ferox, e, con fermezza e coraggio, non arrendendosi alla lenta agonia del cinema di genere italiano durante gli anni 80, continuò a fare film combattendo con budget sempre più ridotti ma realizzando comunque dignitose pellicole action e horror (sebbene girati con pochi mezzi, di notevole tecnica e realmente inquietanti sono i tardi horror Le porte dell'inferno e La casa del sortilegio). Lenzi, da vero amante di cinema, non riusciva a rimanere inattivo, a non stare dietro la macchina da presa per lunghi periodi, così accettò e affrontò ogni genere cinematografico, ogni sorta di location e di attori e budget di diversa consistenza, ma dimostrando sempre solido mestiere, dignità e rigore non comuni.

Avere Lenzi ospite a La Spezia in occasione delle giornate che il cinema Il Nuovo ha dedicato alla rassegna Stracult alla Spezia, per un giovane amante di cinema e filmaker che un tempo fu uno di quei ragazzini di cui sopra, è stata un'esperienza straordinaria. Chi fosse entrato nella sala del cinema Il Nuovo alle 4 del pomeriggio di venerdì 11 marzo scorso avrebbe notato, poco prima della proiezione del noir Milano rovente, un silenzioso anziano signore con un cappello borsalino grigio, cappotto blu e occhiali scuri, seduto in solitudine in prima fila. Quel signore era Umberto Lenzi, che, durante la proiezione dei suoi film, scostava di tanto in tanto gli occhiali per vedere meglio questo o quell'attore, come se, a distanza di anni, volesse controllare che facessero sempre bene il loro lavoro.

Al termine del secondo film - la versione integrale del bellico Il grande attacco - era ormai ora di cena, e così, con Silvano Andreini, qualche amico del cinema e Lenzi, siamo andati in un noto locale della città lì vicino. Sedere e cenare accanto al maestro Lenzi in uno dei locali dove s'andava da ragazzini e si chiacchierava di quei film è stata un'insperata e preziosa esperienza.

Al rientro in sala Lenzi s'è intrattenuto con il pubblico, rispondendo alle domande e presentando i suoi romanzi. S'è parlato del suo Spasmo, thriller del '74, film sulla follia con una intensa colonna sonora di Morricone, di Gatti rossi in un labirinto di vetro e del rapporto tra il regista e "il collega" John Huston. E' seguita la proiezione di Orgasmo, uno dei migliori film del maestro (film dal titolo sbagliato, avrebbe dovuto infatti intitolarsi Paranoia), una morbosa storia d'ossessione, un claustrofobico intrigo a tre tra le mura di una villa, in cui il rapporto vittima-carnefice s'alterna tra i personaggi come in una macabra danza. Un film teso, che alla sua prima al cinema Fiamma nel febbraio '69, la memorabile sequenza nel finale colpì talmente il pubblico da provocare una standing ovation a scena aperta. Ancora oggi Orgasmo si fa apprezzare grazie al fascino dei protagonisti, all'atmosfera sessantottina e alle musiche di Piero Umiliani, in particolare il brano Just tell me.

La giornata dedicata al maestro Lenzi si è conclusa a notte fonda con la proiezione del poliziesco Il cinico, l'infame, il violento.

Il pubblico in sala era costituito in maggioranza da giovani, coloro che all'epoca di questi film non c'erano. Un curioso paradosso, che testimonia nostalgia per qualcosa che "noi" della generazione di Avatar, non abbiamo vissuto. Umberto Lenzi, il borsalino nuovamente sulla testa e il sorriso in volto, si è congedato da Il Nuovo continuando a chiacchierare di cinema, allontanandosi in strada accompagnato da Silvano e dall'amico Renato.

Oggi Umberto Lenzi non fa più film, scrive romanzi gialli ambientati su set di film famosi, con precise ricostruzioni storiche e citazioni di fatti e personaggi realmente accaduti. Ha già scritto Delitti a Cinecittà (2008), Terrore ad Harlem (2009) e Morte al Cinevillaggio (2010), editi da Coniglio Editore, e sta già scrivendo una quarta storia. E' il suo cinema su carta, e a quanto afferma gli sta dando più soddisfazione dei suoi ultimi film.

Noi ci auguriamo che torni a trovarci l'anno prossimo con il medesimo sorriso, un nuovo romanzo, e le sue vecchie pellicole di sempre.

Francesco Tassara

Ultimo aggiornamento ( luned́ 11 aprile 2011 )
 
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