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Home arrow Autori arrow Alvise Bertani/Ermanno Sensi: un'intervista doppia!
Alvise Bertani/Ermanno Sensi: un'intervista doppia! PDF Stampa
Scritto da Administrator   
giovedě 16 giugno 2011
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Entrambi vivono e lavorano alla Spezia. Entrambi indagano nel lato oscuro dell'umanità. Entrambi hanno una vita privata disordinata e imprevedibile. Che cos'altro hanno in comune questi due personaggi?

L'abbiamo chiesto direttamente a loro.

 1. Tanto per cominciare: come (cavolo) vi è venuto in mente di entrare in polizia - e, nel caso di Bertani, di lasciare uno stipendio fisso e i contributi previdenziali?

Ermanno Sensi: Per via dello stipendio fisso e dei contributi previdenziali, ovvio.

1.b. Davvero?

Ermanno Sensi: No. 

Alvise Bertani: perché non ci stavo più dentro. Dopo l’indagine legata alla sparizione di mio padre (Gli eroi sono finiti, n.d.r) sono cambiate molte cose. E lo stipendio fisso può anche andare a farsi  benedire dopo vent’anni di carriera!

2. Si ha l'impressione che non conduciate indagini "ortodosse". Come riuscite a venire a capo dei casi ?

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Ermanno Sensi: Chi, io? No, guarda, io non saprei riconoscere un indizio neanche se avesse l’etichetta. Mi limito ad aggirarmi senza fare niente di speciale finché non viene il momento di chiedere ferie. Quando proprio non posso evitare un’indagine, mollo tutto all’ispettrice Riu e aspetto che lei segua pedissequamente il manuale finché le vittime non si stancano di “esigere giustizia”.

Alvise Bertani: grazie alle intuizioni di Mollicone ovviamente! Di solito è il risultato un lavoro di squadra, ma vado molto a sensazioni e fiuto.

3. Qual'è il vostro rapporto con il mare, visto che abitate in riviera?

Ermanno Sensi: Non sono un tipo marino. La natura selvaggia mi sembra scomoda. Trovami un pezzo di mare con un take-away e un distributore automatico di preservativi e ci farò un pensierino. Se non è un luogo soleggiato, ovviamente. Il sole non mi piace.

Alvise Bertani: ottimo. Ognuno al suo posto. Mi piace stare sulla banchina e guardarlo, talvolta ci passo le ore, magari ascoltando musica. Mi rilassa. Andarci sopra di solito mi da il panico ma recentemente ho superato anche questo aspetto

4. Avete mai pensato di mollare tutto ed aprire un baretto a Caracas?

Ermanno Sensi: Non amo i paesi tropicali e soleggiati, quindi no. Un club di lap-dance in Russia invece sì, un milione di volte.

Alvise Bertani: Caracas magari no, ma Rio de Janeiro si. Il mio sogno sarebbe il Luberon (Provenza). Ha presente dove hanno girato “Un’ottima annata”?

5. Diventare protagonisti dei rispettivi libri vi ha reso dei sex-symbol locali?

Ermanno Sensi: Partendo dal presupposto che, tanto, le spezzine non la danno, temo che essere diventato più riconoscibile mi abbia portato solo inconvenienti. Adesso la gente si aspetta che io mi dia veramente da fare per trovare il tizio che gli ha svaligiato la casa, rubato il motorino o avvelenato il criceto. Sono arrivati a pretendere di trovarmi in ufficio a orari impossibili come le dieci del mattino. 

Alvise Bertani: già, sono più famoso di Montalbano! No guardi, continuo la mia vita tranquilla in piazza Brin, dove non ti cagano nemmeno di striscio. E sto bene così

6.  La vostra vita, a essere benevoli,è un casino. Le indagini sono anche peggio. Dove sta il trucco?

Ermanno Sensi: Ora, “un casino” mi sembra esagerato. Diciamo “particolare”, “diversa”, “interessante”, che ne so. Invece, sulle indagini ti appoggio in pieno. Per questo cerco di evitarle il più possibile. 

Alvise Bertani: falso. E’ quello scribacchino che si prende delle libertà. Credo di essere un tipo piuttosto ordinario…solo che ho la testa dura (Federica dice che è così perché sono un Toro) e faccio di testa mia che non sempre è un bene. Non sono calcolatore e metto il cuore in quello che faccio. Riconosco di essere ingenuo, a volte. Alla mia età non te lo puoi permettere 

7.  Sapete che alla Spezia da qualche anno ha avuto inizio una ciclopica campagna per il riciclo dei rifiuti domestici... che cosa ne pensate? Partecipate o vi disfate nottetempo dell'immondizia in un quartiere periferico?

Ermanno Sensi: Sì, lo so. Una tragedia. Non per il riciclo in quanto tale, eh? Ma il camioncino del ritiro spazzatura se ne va alle undici del mattino. È incompatibile con i miei ritmi di vita. Per questo ho smesso del tutto di produrre spazzatura. Della pizza surgelata mangio anche il cartone. Non è nemmeno male, una volta scongelato.

Alvise Bertani: Da me non è ancora cominciata ma per conto mio ho già cominciato, anche se quella tutta perfettina in queste cose è Ludovica. Mi è capitato di prendere i sacchetti già differenziati e di gettarli nel bidone dell’indifferenziato perché è più vicino a casa, specie di mattina. Il fatto è che sono pigro 

8. Entrambi avete intrattenuto una liason con delle ragazze notevolmente più giovani di voi... starete mica emulando il nostro Presidente del Consiglio?

Ermanno Sensi: Sì. Solo per quello. Emulazione. Unica cosa, cerco di non pagare. Non ho uno stipendio da Presidente del Consiglio.

Alvise Bertani: nutro una naturale avversione per quel tipo da tempi non sospetti. Confesso che ho provato vergogna di me stesso per la storia con Ludovica, ma è stato più forte di me. E la storia dura

9.  Che rapporto avete con gli scribacchini che raccontano le vostre storie?

Ermanno Sensi: Chi, la Raule? È una matta, forse anche pericolosa. Hai presente che lavoro fa? Preferisco non contrariarla.

Alvise Bertani: un giorno in questura capita sto tipo e mi chiede il permesso di raccontare le mie storie. Chiedo solo a chi potrebbero interessare. Lui mi rispose che è un genere di grande successo il giallo italiano. Gli risposi che da piccolo guardavo con avidità il Maigret di Gino Cervi, il tenente Sheridan di Ubaldo Lai e il Nero Wolfe di Tino Buazzelli.  Da li siamo andati avanti e l’ho preso in simpatia

10.  Avete un minuto per dire quello che pensate della situazione viabilistica spezzina..

Ermanno Sensi: Un minuto è nettamente insufficiente per descrivere in modo esaustivo la situazione del traffico da queste parti. Ho visto di tutto: divieti con rimozione che appaiono e scompaiono nell’arco di mezz’ora (e nel frattempo è scomparsa anche la tua macchina), sensi unici che cambiano direzione a ogni alta marea, viali di circonvallazione a forma di L, cartelli sulle fasce orarie del parcheggio che richiedono un master in egittologia per essere decifrati, zone pedonali fantasma… Adesso l’ultima moda sembra l’abbattimento degli alberi. Sono d’accordo: il verde pubblico ingombra inutilmente. Finalmente l’hanno capito anche al Comune.

Alvise Bertani: non faccio un passo a piedi, ho sempre l’auto sotto il culo. Mi capita di girare per 7/10 volte intorno a piazza del mercato prima di trovare un cristo che lascia il parcheggio. Parto mezz’ora prima. Sono paziente e metodico, non lascerei mai la mia Punto blu in sosta vietata

Metto in conto le code in galleria Spallanzani o quelle sul lungomare. Ma all’auto non rinuncio. Gli autobus mi fanno cagare, gli autisti attentano alla vita dei passeggeri ogni minuto. A piedi mai, mi stanco, l’ho detto, sono pigro.

 

L'insulto del tempo,

di Andrea Campanella

Edizioni Cut-Up,

Euro 15.00


L'ombra del commissario Sensi,

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Salani Editore,

Euro 14.80 

 

 
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