Marsilio, pp. 461, Euro 18.50
Tanto per cominciare, nonostante sia nella collana “giallo Svezia”, Aldler-Olsen non è svedese. È danese.
“Stessa cosa” direte voi. “No” rispondo io. Aldler-Olsen ha tutto un altro stile, davvero. Se sia perché è danese e non svedese, non lo so. Fatto sta che La donna in gabbia è crudele come tutti i romanzi scandinavi, ma è anche ironico. Talvolta sarcastico, più spesso cinico.
Comincia tutto con una giovane parlamentare che scompare e di cui nessuno ha più notizia per cinque anni. Ora, lo so che noi, in Italia, se succedesse una cosa del genere stapperemmo lo spumante, ma tenete conto che qua siamo in Danimarca, ok? La gente per un po’ si preoccupa, la polizia indaga con uno standard di inefficienza assolutamente medio, poi tutti decidono che dev’essere morta e si dimenticano della cosa.
Finché qualcuno al governo non suggerisce che venga creata una bella squadra Cold Case: la Sezione Q.
La pensata non ha niente a che fare con la parlamentare scomparsa, è solo una mossa promozionale. E il capo della sezione investigativa di Copenaghen si affretta a incamerare i fondi per la nuova sezione e stornarne la maggior parte a favore del suo distretto. Ma, insomma, con i soldi rimasti la sezione nuova viene fatta e viene affidata al poliziotto più rompipalle di tutti, uno che ha sempre dato problema e che dev’essere reso innocuo: Carl Mork.
Carl si accorge subito del trucchetto e sarebbe dell’idea di limitarsi a scaldare la sedia per otto ore al giorno senza fare assolutamente niente, ma purtroppo ha chiesto al suo capo un assistente, solo per rompergli le scatole, sia chiaro. L’assistente arriva sotto forma di un iraniano pingue ed entusiasta e finisce che Carl deve mettersi a lavorare sul serio.
Tanto perché lo sappiate: questo libro si legge con vero piacere. Vi farà venir voglia di voltare pagina.
È il primo di tre, quindi tenete conto anche di questo.
Infine, è la prova lampante che c’è del marcio in Danimarca, ma questo lo sapevamo da un po’.
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