Gargoyle, pp. 317, Euro 18.00
Nella Londra di fine ‘800, il dottor Gladstone conduce un’esistenza tutto sommato comune. La sua bella e anticonformista moglie Camilla è morta di influenza, lasciandolo a crescere due figlie molto diverse tra loro. La maggiore, Ursula, è una ragazza brillante e vitale, che aiuta il padre nelle sue ricerche scientifiche. La più piccola, Camilla, è una bambina ritardata, un’idiot savant con un talento speciale per la musica. La loro esistenza, agiata e protetta, subisce un colpo repentino quando la carrozza del dottor Gladstone investe un giovane sconosciuto. Il giovane, Niccolò, risponde in modo eccezionale alle cure mediche di Gladstone, ma pretende di stare in una stanza completamente schermata alla luce del sole e non mangia.
Nonostante queste eccentricità, il medico e il paziente sviluppano un rapporto d’amicizia. Quando la figlia minore Camilla sparirà, rapita da Niccolò e dal suo misterioso Maestro, Gladstone capirà che nessuna amicizia è possibile, con un vampiro. Si metterà quindi, aiutato da un’altra vittima dei vampiri, sulle tracce di Niccolò per ritrovare sua figlia…
Apparentemente, Vivono di notte è la storia di un inseguimento al vampiro non dissimile da molti altri romanzi, a partire dallo stesso Dracula.
Apparentemente.
Questa falsa impressione, però, si supera rapidamente. L’azione è rarefatta, i protagonisti non agiscono precisamente da bravi eroi razionali e una parte delle motivazioni dei personaggi resta nebulosa fino alla fine.
Per prima cosa, c’è il gioco di scatole cinesi delle menzogne dei vampiri. Poi ci sono le motivazioni dell’alleata del dottor Gladstone, tutt’altro che limpide. C’è la figlia Ursula, che vuole ritrovare Niccolò quanto lui, ma forse per motivi diversi. C’è il dottor Gladston stesso, combattuto tra la necessità di salvare la figlia e quella di preservare le sue scoperte scientifiche.
In poche parole, c’è una tragica mancanza di eroi senza macchia e senza paura. C’è, invece, una sovrabbondanza di menzogne e relazioni sottilmente malsane,
Alla fine della lettura, resta un’inquietante interrogativo: la nostra società, è poi migliore di quella dei vampiri?
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