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Leggere "L'orda del vento" ci fa capire quanto sia cambiato quel genere della letteratura che siamo pigramente abituati a chiamare fantasy...
Alain Damasio
L'orda del vento
t.o. La Horde du contrevent, 2004
2011, TEA editrice
Trad. di Claudia Lionetti
Euro 10
Leggere "L'orda del vento" ci fa immediatamente capire quanto sia cambiato quel genere della letteratura che siamo pigramente abituati a chiamare fantasy, e quanto - lo dico con dispiacere, ma sarebbe ormai inutile cercare di negarlo - sopravanzi la fantascienza nel suo essere attuale, innovativo, vitale e, a volte, perfino letterariamente urgente e necessario.
Certo, gli scaffali sono ancora intasati dalle saghe di orchi, maghi e bianchi cavalieri; chi vuole però ha la possibilità di imbattersi in qualcosa di molto più fresco e vivo. Non si tratta più soltanto dell'urban fantasy alla China Mieville, peraltro proprio uno degli autori che ha contribuito a reinventare il fantastico degli ultimi vent'anni. E' la stessa fantasy "classica" a essere rivoltata come un guanto.
Il romanzo di Alain Damasio, uno scrittore francese che pare abbia scelto la solitudine di una piccola località della Corsica per poter meglio dedicarsi alla scrittura, segue in apparenza i canoni più classici del genere: c'è un mondo del tutto estraneo al nostro, con una sua singolare geografia e una sua storia, un mondo caratterizzato da un elemento che lo informa completamente. E' il vento, che soffia senza posa lungo tutta la Striscia di Contro, una lunga valle circondata da ghiacciai impenetrabili. Per cercare di capire l'origine del vento si muovono da secoli le diverse orde, gruppi di uomini e donne che risalgono la Striscia a partire dall'estremo fondo nel tentativo di raggiungere la mitica, favolosa Estrema Vetta. Ora è la volta della 35ma Orda, ventitré persone addestrate fin dall'infanzia a perseguire questo scopo ultimo. C'è dunque un viaggio, un gruppo di eroi, una quest, avventure e vicissitudini lungo la strada. L'ossatura appartiene di diritto al territorio del mito, che ha sempre dato linfa alla letteratura fantasy (da Tolkien e prima ancora). Fin qui tutto nella norma; è il resto che torna ben poco, a cominciare dalla scrittura, vivace, saltellante e mutevole. Il romanzo è infatti costruito su brevi paragrafi raccontati in prima persona dai diversi componenti dell'Orda. Il punto di vista cambia quasi ad ogni pagina e il cambio di voce narrante non è segnalato da altro che dal simbolo assunto dai singoli componenti dell'Orda. Una scelta che a volte rischia di spiazzare il lettore ma che permette all'autore di giocare la carta di un virtuosismo estremo, soprattutto quando intervengono i personaggi principali: Golgoth, il capo dell'Orda, il trovatore Caracollo, lo scriba Suv, la giovanissima Coriolis, il combattente Erg. Voci ben delineate, vanno dall'eloquio ironico e raffinato di Caracollo alla scrittura meditativa di Suv, ai torrenziali monologhi infarciti di volgarità e gergalismi di Golghot. Non deve essere stato facile per Claudia Lionetti tradurre le 625 pagine del romanzo, dense dalla prima all'ultima riga, e che comprendono un vero e proprio tour de force come la gara di giochi di parole tra Caracollo e un poeta avversario.
Al di là degli aspetti formali (da notare anche la curiosità delle pagine a numerazione invertita, dalla 625 alla pagina 0, che non è un semplice vezzo dell'autore ma rispecchia la vera forma del mondo immaginato nel romanzo), "L'orda del vento" è una storia forte, piena di trovate di alto potere immaginativo (basta pensare ai croni, creature fatte di puro vento e dotate di poteri incredibili), un romanzo che segna una tappa fondamentale nel processo di svecchiamento della letteratura fantastica di oggi.
Fabio Nardini
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