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.........A VOLTE RITORNANO......... PDF Stampa
Scritto da Andrea Bellucci   
giovedě 02 agosto 2007

A volte ritornano...., ma di chi stiamo parlando?

Beh, questa volta parliamo di un artista, di un muscista a me molto caro, Renato Abate, in arte Garbo.

Difficile per i piu’ giovani ricordarsi di lui, anche perchè la sua fortuna artistica toccò il picco nei primi anni ottanta, per l’esattezza nel periodo che va dal 1980 al 1983. Siamo in piena fase new wave, dall’Inghilterra arrivano i primi alfieri del techno pop, come venne definito in seguito, Depeche Mode, Orchestral Manouvres in the Dark, Human League, i Soft Cell, per citarne alcuni.

In Italia, nascono i primi gruppi che si rifanno più o meno a queste bands, o quanto meno ne incorporano parte del sound, cominciando ad abbinare alle chitarre, suoni provenienti dai sintetizzatori, un esempio su tutti, i Neon, Le Officine Swartz, i Pankow, anche se il loro suono è decisamente meno commerciale delle sovracitate bands britanniche. [...]

In questa epoca dove le radio trasmettono”Enola Gay”, “Tainted Love”, “Fade to Grey”, sbuca questo ragazzo milanese appoggiato da una grossa multinazionale come la EMI, che pubblica il suo primo album “A Berlino. va bene”.

Dalle radio viene trasmesso il singolo omonimo e molti si innamorano della voce di chiaro stampo bowiano e della sua capacità di creare atmosfere musicali, sorprendentemente al passo con i tempi, cosa che in Italia sembrava quasi un’utopia.

Arriva il successo, peraltro non grandissimo, ma comunque insperato per una proposta musicale così diversa dal resto della musica italiana, che da fiducia a Garbo che nel frattempo si è circondato di un gruppo di fidi collaboratori di primo piano, a cominciare da Roberto Colombo, vero guru della scena milanese per quanto riguarda il suono elettronico commerciale (ricordate i Matia Bazar piu’ elettronici di “Vacanze Romane” e “Aristo-

cratica”? Bene, entrambe sono tra le sue produzioni piu’ riuscite). Siamo gia’ all’anno dopo e confortato da un buon successo, Garbo sforna il secondo album intitolato “Scortati”. E’ un disco difficile, manca un hit commerciale dell’immediatezza di “A Berlino...va bene”, ma il disco e’ pieno di bellissimi brani tra cui “Vorrei regnare”, “Generazioni”, “Moderni”, la stessa “Scortati”, in cui i testi descrivono perfettamente l’ansia di vivere, la difficolta’ ad inserirsi in una societa’ dove è più importante l’apparire che l’essere, la difficoltà di instaurare rapporti personali duraturi e sinceri, l’incertezza del futuro. Credo che mai un artista abbia espresso così bene l’incertezza che dominava quegli anni, complice anche una scrittura dei versi molto lineare, semplice, ma efficace e d’impatto, a cui bastava poco per dire moltissimo. L’album riceve un buon riscontro, sia come critica che come pubblico, e a Garbo viene proposto di giocarsi la carta sanremese. Garbo accetta e presenta un pezzo strepitoso “Radioclima”; ovviamente il festival non lo vince, ma il brano fa di nuovo breccia nelle radio e risulta tra i piu’ trasmessi in quella primavera del 1983.

Esce un album, “Fotografie” che raccoglie oltre a “Radioclima” parte dei brani dei due album precedenti riarrangiati e risuonati con in piu’ un singolo che era uscita poco prima “Quanti Anni hai?”. Il disco funziona ricordo perfettamente anche il servizio che “Sorrisi e Canzoni” dedico’ a Garbo, segno che comunque era diventato piu’ che una promessa della canzone italiana. E poi? Poi, una pausa di riflessione dovuta all’abbandono della EMI, che probabilmente non aveva avuto i rientri economici sperati, a fronte di investimenti di tutto rispetto; si sa la logica commerciale delle major e’ spietata anche quando l’artista è un talento assoluto. Garbo si accasa con la Kindergarten Records, indipendente fiorentina, ma che ovviamente se da un lato gli garantisce libertà artistica, dall’altra non può certo garantirgli una visibilità come poteva avere con una grossa etichetta come la EMI.

Gli album pubblicati in questo periodo sono “ 1 3 6 “, “Garbo e il Presidente” che e’ un mini live registrato in presa diretta in studio e “Macchine tra i fiori”, che se non erro esce per un’altra piccola etichetta. Il suono e’ il suono di Garbo, una new wave scarna, meno patinata di prima piu’ aggressiva e indubbiamente molto meno commerciale, molto diretta con pochissimi compromessi. Ovviamente le mode passano, i gusti cambiano, e di lui si perdono un po’ le tracce fino al 1999, quando i Delta V lo chiamano in studio per interpretare la sua “Quanti anni hai”. La voce sempre bella, aliena e calda nello stesso tempo, lo riportano alla ribalta e riesce a strappare un contratto discografico alla RTI, grazie anche ad una fase di revival anni ‘80; nell’album infatti appariranno le versioni originali di “Radioclima” e di “Quanti anni hai?”, quasi a ricordare al pubblico la figura di un artista che il tempo aveva ingiustamente penalizzato. L’album include anche nuove composizioni, e si risente il Garbo tanto amato dai ragazzi della mia generazione, anche qui non ci sono singoli guida, ma lo spirito dell’album è quello di un musicista che cerca di riallacciare i fili con la sua identita’ artistica. Fili che vengono riallacciati un paio di anni dopo con il nuovo album “Blu”, che esce per una che personalmente considero la migliore etichetta semiindipendente degli ultimi dieci anni : la Mescal. Questo nuovo lavoro e’ splendido, Garbo e’ in forma smagliante e i brani sono bellissimi: ne voglio citare alcuni che mi hanno colpito piu’ di altri: “ 6 sei”, “Un bacio falso”, “Migliaia di rose”, “Il vampiro”. La realizzazione del disco e’ veramente all’altezza delle nostre migliori produzioni nazionali e nell’album Garbo, si avvale della collaborazione

di Luca Urbani dei Soerba, di Enrico Colombo di Milano 2000, insomma di un gruppo di lavoro preparatissimo e attento alle nuove sonorita’di questo nuovo millennio.

Consiglio veramente a tutti di ascoltare questo disco perche’ testimonia il fatto che in Italia si puo’ ancora fare musica di qualita’ e di spessore artistico.

Spero solo di non attendere altri dieci anni per un tuo album Renato, siamo ancora in molti a voler “guardare le colline alla frontiera” e a “voler regnare sulle cose che cambiano”.


Ultimo aggiornamento ( giovedě 02 agosto 2007 )
 
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