Pino Scaccia - La torre di Babele
Scritto da Fabio Nardini - fabionardini@yahoo.it   
sabato 04 agosto 2007
Storie (e paure) di un reporter di guerra

Halley editrice, 2005

Pag. 271, euro 18

 

Il giornalismo di guerra non è un mestiere antico. Risale, pare, al 1854 quando per la prima volta un giornalista venne inviato dal suo giornale sul luogo di un conflitto, la guerra di Crimea. Non è nemmeno un mestiere molto amato da politici e generale, che di solito preferisco i giornalisti “embedded”, che magari non mettono nemmeno il naso fuori dalla sala stampa attrezzata dei centri di comando.

Pino Scaccia è un giornalista vero, che da vent’anni è in giro per il mondo per raccontarci ciò che accade. In questo libro ritornano i luoghi che hanno popolano le cronache degli ultimi anni; i Balcani delle guerre etniche, l’Africa dei genocidi e degli scontri tribali, dei traffici di armi e droga (la Somalia dove perse la vita Ilaria Alpi), le coste asiatiche devastate dallo tsunami, l’Afghanistan attraversato dagli eserciti di due potenze mondiali e ancora preda della guerra civile, e ovviamente, l’Irak invaso dagli americani, che con la sua “torre di Babele” a Samarra, è un po’ il simbolo di un mondo scisso in mille idiomi diversi e ostili.

Indimenticabile il ritratto di Enzo Badaloni, il reporter rapito e ucciso in Irak; è il capitolo dei giornalisti morti sul campo, un capitolo che si allunga sui diversi fronti della guerra. Quasi 1500, secondo “Reporter senza frontiere”, quelli uccisi negli ultimi quindici anni.

E per finire, nel libro di Pino Scaccia c’è anche un luogo non esotico, il Golfo di La Spezia. Che ci fa il Golfo dei Poeti tra Nassirya e Kabul? C’è un filo rosso che collega il porto della città ligure con le regioni più disgraziate del pianeta, un filo fatto di traffici illeciti ma tollerati (o forse anche incoraggiati) che si dipana attraverso i canali sotterranei dell’economia ombra. A riprova del fatto che le guerre lontane sono anche le nostre guerre.